Home Opinioni ATTENTI ALLE FAVOLE

ATTENTI ALLE FAVOLE

0

di Giuseppe Augieri

La riduzione del deficit commerciale con gli altri paesi è stata una delle principali giustificazioni presentate da Trump per introdurre dazi. Nel mirino ci sarebbe l’Europa. Di qui la convinzione che sia iniziata una guerra commerciale, ai quali diventa “obbligatorio” rispondere con contro-dazi. E, sul piano più generale, si è convinti che gli USA “abbandonino” l’Europa perché “costa troppo” e non perché la loro attenzione si sposta sul Pacifico. Dunque perché gli USA ritengono l’Europa solo una palla al piede in termini economici e non per la sua pochezza politica. E di qui, le reazioni proposte.
Starei attento alle approssimazioni. Qualche numero e qualche considerazione dovrebbero far riflettere.
Nel 2024, in un solo anno, gli Stati Uniti hanno registrato un deficit commerciale di beni e servizi pari a 918,4 miliardi di dollari, (US Census Bureau e US Bureau of Economic Analysis – febbraio 2025). Si ha un deficit commerciale quando le importazioni di un paese superano le esportazioni. Gli Stati Uniti hanno uno dei maggiori deficit commerciali al mondo, dovuto a uno squilibrio nelle relazioni commerciali con un limitato numero di Paesi.
Annoterei che tra i primi 10 possessori del credito verso gli USA, dalla Cina (Deficit: 295 miliardi di dollari) Messico, Vietnam, Taiwan… e fino a India, i Paesi europei sono presenti solo con Germania (Deficit: 85 mld) e Irlanda (Deficit: 87 mld). Non mi sembra che l’Europa possa dunque essere la preoccupazione maggiore di Trump. L’Irlanda, tra l’altro, segna un surplus solo perché le aziende farmaceutiche statunitensi sono attive in Irlanda, attratte dalle politiche fiscali del Paese (!!!). Dunque, sul piano commerciale, le “difficoltà” sono tra USA e Germania. L’Europa c’entra ben poco. Se è stata davvero abbandonata, i motivi vanno ricercati altrove. Ci togliamo la benda dagli occhi?
Ma c’è un altro argomento che va valutato: il deficit commerciale in USA non è il risultato di un’invasione di prodotti stranieri a basso costo, ma la diretta conseguenza della supremazia finanziaria americana. Un Paese può pagare le proprie importazioni in tre modi: scambiando beni e servizi, vendendo attività finanziarie o emettendo moneta. Dalla fine del gold standard nel 1971, il dollaro è diventato la valuta di riferimento. Il risultato? Una domanda internazionale inesauribile per il dollaro, rafforzata dal suo ruolo centrale nel commercio mondiale, che ha comportato che gli USA hanno dovuto inondare il mercato con la loro valuta. In cambio, acquistano beni e servizi stranieri, aumentando così il loro deficit commerciale. Un deficit che non è una debolezza negli scambi, ma una conseguenza inevitabile del ruolo dominante del dollaro nell’economia globale.
E, ciliegina sulla torta, questo deficit commerciale lo paga “il resto del mondo”. Poiché attraverso la moneta dominante si regolano mercati, prezzi, investimenti. E mi fermo qui per pudore.
Senza scendere in dettagli tecnici, l’immensa esposizione debitoria degli USA (circa 35.500 miliardi di dollari) è un elemento da non trascurare. L’eccesso delle passività americane (depositi, prestiti, titoli, azioni) si è sinora retto sull’accettazione del dollaro quale strumento di transazione e di riserva internazionale. Ma la permanenza, se non addirittura l’irreversibilità, dell’eccesso pone sempre più a rischio il ruolo della moneta statunitense. Se la sua accettazione scemasse, se i creditori e i detentori la vendessero, il suo corso cederebbe. Sarebbero gravissime le ripercussioni per l’economia mondiale e sulla “vita” degli stessi americani. Il rischio vero per l’America è la creazione di una moneta alternativa al dollaro per gli scambi commerciali. Il limite politico e strategico della politica di Trump sui dazi è qui. Ed è un limite pesantissimo.
Ma allora per l’Europa, questa guerra commerciale potrebbe diventare un’opportunità. Piuttosto che entrare in una gara di protezionismo, si dovrebbe cogliere l’occasione per diversificare i partner commerciali e rafforzare la propria autonomia finanziaria. La creazione di un mercato dei capitali unificato – che sarebbe il vero attacco a Trump – diventa un’urgenza strategica per evitare che le migliori aziende europee siano costrette a cercare finanziamenti altrove. L’euro come moneta di co-riferimento nell’economia mondiale sarebbe una sfida alla finanza speculativa.
Prima di esprimere, dunque, giudizi su qualche nostrana proposta di “moderazione” nella guerra dei dazi e sul motivo e significato dell’abbandono USA, sarebbe opportuna qualche riflessione. C’è da fare tanto: tutto tranne che furbizie e imboccare scorciatoie. Non prendiamoci in giro e riduciamo lo spazio per errori.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui