
di Antonino Macrì Pellizzeri
FRA CINQUE MESI CI SARANNO LE ELEZIONI AMERICANE, che avranno, più che in passato, un effetto dirompente in tutto il mondo, anche, ovviamente su di noi. E i temi di cui ho parlato fino ad ora li ritroveremo, esaltati quando il nuovo presidente verrà eletto. Li elenco rapidamente anche se non in maniera esaustiva: l’idea del mondo della nuova amministrazione, che potrà essere neo-isolazionista o di competizione accesa contro il blocco storico, oggi aggiornato all’alleanza russo-cinese; i rapporti con la Cina e il nodo di Taiwan, il protezionismo americano, già iniziato per altro nell’ultima fase dell’amministrazione Biden, la NATO, i rapporti con il Sud del mondo, il ruolo dell’ONU, oggi sempre più evanescente.
Nessuno è in grado di fare pronostici sul risultato delle elezioni, quest’anno influenzate anche dalla prima sentenza nei processi in corso contro Trump. In teoria egli potrebbe essere addirittura in carcere il giorno del voto e, secondo la legge americana potrebbe, in caso di vittoria, tornare libero e andare direttamente dal carcere alla Casa Bianca. Se Biden sarà riconfermato, la sua linea politica sarà abbastanza chiara e, a mio avviso, non molto differente da quella attuale anche se, per vincere, dovrà fare delle concessioni alle idee dell’avversario. Conosciamo la sua visione del mondo: il blocco delle democrazie liberali contro il mondo delle autocrazie, Russia, Cina, Corea del nord, Cuba, Venezuela, Iran etc. In mezzo, alcuni Paesi con i quali esiste un rapporto di amore-odio come ad esempio l’Arabia Saudita, e poi tutto il Sud del mondo che include tutti i Paesi dell’Africa, i Paesi del sud-America, il sud-est asiatico, il Pakistan, che Biden cercherà di attirare, ma che hanno gli occhi per lo più rivolti alla Cina, pur non accettando di aderire ad alcun blocco, anche se per motivi diversi.
Trump è assolutamente imprevedibile, ma resterà fedele alla sua bandiera storica “America first”. Come la declinerà questa volta? Ritornerà al neo-isolazionismo puro della “dottrina Monroe” secondo cui il continente americano è casa propria, ma al di fuori di esso gli USA decideranno caso per caso come agire, secondo gli interessi del proprio Paese? Se questa idea verrà applicata in maniera piena, assisteremo ad un capovolgimento assoluto della situazione geopolitica e, per esempio la NATO come la conosciamo oggi, con l’art. 5 che obbliga tutti i Paesi aderenti ad entrare in guerra se uno fosse attaccato, scomparirebbe. Si trasformerebbe in una specie di patto di consultazione e supporto ove gli USA lo ritenessero necessario. Sulla stessa linea, e Trump lo ha già preannunziato, la politica del protezionismo e dei dazi diverrebbe l’unica regola del commercio internazionale, con la morte del WTO, già oggi agonizzante. Su questo versante anche Biden si è mosso parecchio. Con svariati provvedimenti ha supportato economicamente e talvolta obbligato (come nel caso della taiwanese TSMC) industrie importanti perché investissero in nuove fabbriche e tecnologie negli Stati Uniti, determinando gravi danni ai Paesi europei. Ricordo che Francia e Germania protestarono vivacemente, e furono invitati a fare lo stesso. Anche la politica dei dazi è stata già ora portata avanti dall’amministrazione americana specie nei confronti della Cina. Trump ha già annunziato dazi dal 10 al 25%, applicati alle importazioni americane da tutto il mondo, incluso l’Europa, ad eccezione della Cina in cui i dazi, sempre su tutte le importazioni, varieranno fra il 60 e il 100%. Durante una delle riunioni di raccolta fondi per la campagna elettorale (normali negli Stati Uniti), Trump ha detto all’associazione dei petrolieri che 500 milioni di dollari non erano sufficienti; aveva bisogno di un miliardo, che avrebbero facilmente recuperato se fosse stato eletto. Implicitamente ciò significa che Trump, se eletto uscirebbe dagli accordi sul clima come ha fatto nel primo mandato. E’ molto più difficile predire in dettaglio la politica estera di Trump, per l’ottica “mercantilistica” di ogni sua azione. Ricordiamo che pochi giorni dopo la sua vittoria elettorale egli dichiarò “perché devo vincolarmi alla politica di una sola Cina e difendere Taiwan senza ottenere nulla in cambio?”. Qualcosa di simile accadde all’inizio del Covid, quando evitò accuratamente di accusare la Cina (anzi la lodò) per il suo comportamento, fino a quando non fu firmato l’accordo commerciale a cui teneva. Il giorno dopo, in una conferenza stampa, chiamò per la prima volta il corona virus “il virus cinese” ed iniziò la battaglia che dura ancora oggi. Certamente Trump è perfettamente consapevole della potenza incredibile delle proprie Forze Armate e non esiterà ad adoperarla secondo i propri interessi. Ha dichiarato che porrà termine immediatamente alle guerre in corso in Ucraina e Israele, e sono convinto che lo farà, anche se posso fare solo qualche ipotesi su come ciò potrebbe avvenire. Del resto non dimentichiamo che fu lui a porre fine dopo 30 anni alla guerra in Afghanistan e ne informò solo ad accordi fatti gli alleati e lo stesso governo dell’Afghanistan.
In tutto ciò come si comporterà l’Unione Europea, ed in che modo si muoveranno i nostri rappresentanri al Parlamento Europeo ed il nostro governo? E qui ritorniamo al punto dolente. La nostra presidente del consiglio ha dichiarato più volte che “finalmente l’Italia si è conquistata un posto di prima fila ed il rispetto dei suoi partners”. Niente di più errato a mio avviso. La Meloni ha citato numerosi casi in cui l’Europa, grazie all’intervento italiano, ha modificato una serie di provvedimenti. Francamente non so se ciò sia avvenuto per l’opposizione italiana (come ha fatto talvolta l’Ungheria da sola), oppure si è associata ad altri per ottenere qualche modifica. Non mi sembra importante. Vi cito però due occasioni, secondo me molto rilevanti, in cui l’Italia è stata ignorata. Il primo. Recentemente Xi Jinping è tornato in Europa dopo cinque anni. Ha ignorato l’Italia (prevedibile) nonostante cinque anni fa fosse stata la controparte più importante, ed ha visitato Francia, Serbia e Ungheria. A Parigi, Macron aveva sollecitato la presenza della Von der Leyen e di Scholz. Quest’ultimo ha rifiutato perché sapeva di avere posizioni molto diverse dagli altri due, e per questo motivo era stato poco prima a Pechino per discutere di dazi, assieme ad una folta schiera di industriali. L’Italia non è stata invitata a questa riunione, dove si è parlato sia di aspetti politici che di problemi economici e di nuovo di dazi. E’, a mio avviso, un grave smacco per noi perché non abbiamo potuto esprimere la nostra posizione. Per inciso mi piacerebbe capire appunto dove vorremmo andare noi. Siamo più vicini alla Germania che cerca di proteggere le proprie esportazioni oppure alla Francia e alla Commissione europea, che (specialmente la seconda) sono decisamente favorevoli ad un protezionismo e ad una conseguente “guerra di dazi e contro-dazi”? L’altro evento importante è la visita di tre giorni di Macron in Germania, che ha cementato l’asse franco-tedesco. In quella visita sono stati discussi tutti gli aspetti politici ed economici sul tappeto, a partire dalle prossime elezioni europee. Sono e saranno loro i Paesi guida in Europa e stanno mettendo a punto la posizione europea nei prossimi due o tre anni almeno. Gli altri Paesi potranno modificare alcuni dettagli, ma non la struttura generale. Noi eravamo assenti, ridotti a comprimari, come la Spagna e il Portogallo per parlare di Paesi latini. Questa è la realtà. Bisogna dire che questo duopolio si è interrotto solo, per un breve periodo, durante la Presidenza Draghi, ma probabilmente più per il prestigio della persona che per la consistenza del nostro Paese. Resta il fatto che l’esultanza della nostra premier mi pare fuori luogo. A maggior ragione però sarei, sono interessato a capire cosa pensano di fare i nostri leader.
Chiudo infine con un peana all’Europa, fatto da chi non ci si potrebbe aspettare a prima vista. Dovrebbe farci riflettere su chi, noi Europei, potremmo esseri, e su chi, purtroppo, siamo.
Trascrivo un breve stralcio e qualche mio commento delle parole di Hu Chunchun, professore di storia politica tedesca della Tongji University di Shanghai. “Ciò che in Cina si ammira dell’Europa coincide del tutto con il nucleo profondo della coscienza europea: la consapevolezza di una faticosa ma riuscita realizzazione del contratto sociale, che rende possibile democrazia, Stato di diritto, tolleranza e benessere collettivo superando le divergenze nazionali. Di fronte a un’Europa così civile, ogni ambizione di tipo imperialistico ed egemonico appare obsoleta, financo ridicola. In Cina si attende con ansia di ricevere le risonanze di alcune esperienze della civiltà europea; quelle stesse esperienze che in Europa qualcuno ritiene superate. L’incomprensione per la paralisi che attanaglia l’Europa riguarda soprattutto la mancanza di coraggio degli europei.” … “In realtà, il vero motivo della crisi europea risiede nella mancanza di solidarietà. Ma tornare indietro, al filo spinato alle frontiere e al cambio di valuta, non è un’opzione credibile. Sono le frontiere che esistono nella testa delle persone a dover essere superate. L’Europa, uno dei più ambiziosi progetti politici e sociali della modernità è ben lungi dall’essere conclusa.” La moderna trasformazione del significato del lavoro determina una spaccatura nella società. In un’epoca di crisi, la paura degli individui socialmente non integrati è del tutto comprensibile, ma si lascia anche facilmente manipolare. Per superare queste fratture sociali è necessario riportare al centro del processo di maturazione collettivo un altro, più essenziale concetto politico dell’essere umano: la dignità. La stessa concezione del lavoro tocca, in ultima analisi, la questione della dignità dell’uomo. Il concetto kantiano è la chiave per una narrazione migliore del progetto europeo, che va ripensato alla luce delle mutate condizioni. Cos’è più importante: offrire ai greci la possibilità di una vita dignitosa, o abbandonarli ai meccanismi neoliberisti del capitale? Offrire ai profughi una possibilità di sopravvivenza, o continuare a predicare i diritti umani dall’interno di un paradiso blindato? E quanto alte dovrebbero esserne le mura di recinzione? Per rispondere con Kant: «L’umanità in se stessa è una dignità, poiché l’uomo non può essere trattato da nessuno (né da un altro, né da se stesso) come un semplice mezzo, ma deve sempre essere trattato come un fine. Precisamente in ciò consiste la sua dignità, la sua personalità, per cui egli si eleva al disopra di tutti gli altri esseri della natura. Se queste parole non resteranno inascoltate, nessuna crisi potrà mai togliere ai cittadini la speranza e la fiducia nella rettitudine del proprio agire.” Ecco ciò che siamo ( spesso nostro malgrado) e come la parte del mondo più lontana dai noi ci vede: un faro di civiltà! Saremo in grado di realizzarlo?





