
di Walter Vecellio
Pensosi, autorevoli commentatori si chiedono per conto di chi e perché, il famoso maresciallo raccoglieva dati e compilava dossier su politici e personaggi di qualche rilevanza; notizie che poi, a seconda dell’esigenza e dell’opportunità, venivano “semplicemente” conservate (e forse l’interessato sapeva che qualcuno sapeva); oppure trasformate in “scoop” pubblicati da questo o quel giornale.
Per conoscere la “fonte” si consulti la “foce”: gli autori degli “scoop”, c’è tanto di firma in calce. Si appelleranno al diritto-dovere di informare, alla segretezza professionale, come il medico o il confessore. Passi. Comunque a saper leggere gli articoli, conoscendo un minimo i loro autori e i giornali che li pubblicano, indizi e tracce se ne ricavano. Sempre buono l’antico cui prodest, a patto di non contentarsi della prima “naturale” risposta: spesso copertura dei veri interessi e obiettivi.
Talvolta poi accade che il pensoso e autorevole commentatore sia anche il cronista giudiziario autore dello scoop. Chi fa la domanda e chi può dare la risposta si fonde così in un’unica persona; ecco che si raggiunge il vertice, il sublime dell’ipocrisia di questo eterno gioco del io-so-che-tu-sai-che-io-so.





