Deciso a febbraio il cambio tra l’ammiraglio statunitense George M. Wikoffe e un italiano
A febbraio 2026 gli Stati Uniti hanno annunciato (e la NATO ha confermato) il trasferimento del comando del Joint Force Command (JFC) Naples – responsabile del fianco sud dell’Alleanza – dall’attuale comandante americano a un comandante italiano.
JFC Naples (basato vicino a Napoli) è il comando operativo NATO per il Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente (il “fianco sud”).
Gli USA cedono questo comando all’Italia, mentre cedono anche il comando di JFC Norfolk (che si occupa dell’Atlantico) a un ufficiale europeo (probabilmente britannico).
In compenso, gli Stati Uniti manterranno o assumeranno altri ruoli di comando importanti all’interno della struttura NATO, inclusa la conferma del Supreme Allied Commander Europe (SACEUR), che resta sempre un generale americano.
L’obiettivo dichiarato è dare maggiore responsabilità operativa agli europei sul fianco sud, rafforzando il “pilastro europeo” della NATO senza indebolire il legame transatlantico.
Questa mossa fa parte di una più ampia discussione sulla “burden sharing” (condivisione degli oneri): gli europei devono assumersi più responsabilità, soprattutto sul fianco sud, mentre gli USA mantengono un ruolo centrale, ma redistribuiscono alcuni incarichi.
L’Italia, che da anni spinge per maggiore attenzione al Mediterraneo Allargato, ottiene un ruolo di primo piano (è la prima volta che un italiano comanderà JFC Naples).
Non si tratta di un taglio di truppe o risorse americane nel sud, ma di un passaggio di leadership del quartier generale.
Al momento (luglio 2026) il comandante di JFC Naples è ancora l’ammiraglio statunitense George M. Wikoff.
Il passaggio del comando a un generale italiano è stato annunciato, ma la transizione effettiva non è ancora avvenuta (o non è stata formalizzata pubblicamente con un cambio di titolare).
Il più alto ufficiale italiano nel comando è il Generale di Corpo d’Armata Rodolfo Sganga (Esercito Italiano), che ricopre il ruolo di Chief of Staff (Capo di Stato Maggiore) di JFC Naples e Senior Italian Officer.
Nato a Varese nel 1967, ha una lunga carriera nell’Esercito Italiano ed è considerato la figura di riferimento italiana all’interno del quartier generale in questa fase di transizione.
Per ora, però, la transizione è ancora in corso e il vertice resta americano.
JFC Naples è un quartier generale operativo a livello strategico-operativo (uno dei tre JFC della NATO insieme a Brunssum e Norfolk), non un comando che possiede divisioni o flotte proprie in tempo di pace.
Il suo ruolo principale è pianificare, preparare e condurre operazioni militari nell’Area di Responsabilità del Sud (Mediterraneo, Balcani, Nord Africa e parti del Medio Oriente).
Le forze vengono assegnate dalle nazioni alleate solo quando necessario (per esercitazioni, crisi o operazioni reali) secondo il principio NATO di “forces generated on demand”. In pratica, JFC Naples agisce come comando di teatro per le operazioni assegnate.
Operazioni e attività attualmente sotto la sua responsabilità (2026): KFOR (Kosovo Force) – la missione di peacekeeping in Kosovo; NMI (NATO Mission Iraq) – addestramento e capacity building in Iraq; supporto a Multinational Corps South-East (MNC-SE) in Romania.
Altre attività di partenariato: sorveglianza marittima nel Mediterraneo e gestione di crisi nel fianco sud.
JFC Naples coordina con i comandi funzionali superiori: HQ LANDCOM (Land); HQ AIRCOM (Air); HQ MARCOM (Maritime). In caso di attivazione di un’operazione maggiore, può ricevere forze da: unità terrestri, aeree e navali nazionali (italiane, americane, turche, greche, francesi, spagnole, ecc.) e la Allied Reaction Force (ARF) o altre forze ad alto prontezza della NATO.
Il fianco sud della NATO (Southern Flank) comprende principalmente il Mediterraneo Allargato, il Nord Africa, il Sahel, il Medio Oriente e i Balcani occidentali.
È una regione caratterizzata da minacce ibride e non convenzionali: instabilità politica, migrazioni, terrorismo, traffico di armi e droga, influenza di attori esterni (Russia, Cina, Iran) e cambiamenti climatici che aggravano le tensioni.
A differenza del fianco est (più focalizzato sulla minaccia convenzionale russa), il Sud richiede un approccio multi-dominio, di partenariato e di gestione delle crisi, con enfasi su sorveglianza marittima, intelligence, capacity-building e deterrenza flessibile.
L’Italia è uno dei principali attori su questo fronte, grazie a posizione geografica, storia e investimenti. Ha spinto con successo per una maggiore attenzione NATO al Sud (inclusa la prima Southern Flank Strategy).
I punti di forza italiani sono:
Posizione strategica: centro del Mediterraneo, con basi chiave (Sigonella, Decimomannu, Trapani, Taranto, ecc.) che ospitano assetti NATO e USA. Controllo di rotte marittime critiche.
Comando JFC Naples: il quartier generale operativo NATO per il Sud si trova in Italia (Lago Patria, Giugliano in Campania). Il passaggio del comando da USA a Italia rafforza ulteriormente il ruolo di Roma.
Capacità militari rilevanti:
Marina – Una delle più capaci della NATO in termini di proiezione nel Mediterraneo (portaerei Cavour, FREMM, sommergibili, forze anfibie). Eccelle in sorveglianza, anti-sommergibile e operazioni marittime.
Aeronautica – Eurofighter, F-35 (in crescita), droni e capacità ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance). Basi come Trapani ospitano anche AWACS NATO.
Esercito – Forze di proiezione (brigata alpina, lagunari, incursori) e partecipazione a missioni come KFOR (Kosovo).
Forze Speciali e cyber/droni — In crescita e molto apprezzate.
Iniziative recenti – Leadership in Task Force X-Central Mediterranean (2026), sperimentazione multi-dominio con alleati. Contributo a battlegroups est (anche se prioritario è il Sud) e missioni come NMI in Iraq.
Approccio olistico. Oltre al militare, l’Italia promuove partenariati, sviluppo (es. Piano Mattei per l’Africa) e diplomazia. È un ponte tra NATO, UE e Paesi del Sud.





