Il pericolo non è la Russia, ma l’Iran, dietro al quale si nasconde la mano cinese. Mojtaba incita agli attentati in Occidente
La Germania si riarma con l’intento di essere il perno, l’áncora, attorno al quale ruota l’intera Europa.
Per farlo alimenta, anche grazie alla sua tedesca esponente a Bruxelles, ex ministro della Difesa di Berlino, Ursula von der Leyen, lo spauracchio russo.
La storia non si ripete mai uguale, ma studiarne le evoluzioni può servire a capire cosa ci può aspettare. Nulla di hegelianamente determinato, chiaramente, ma capire le intenzioni, le direzioni, i passi che vengono fatti è decisivo al fine di comprendere cosa c’è davvero nel cosiddetto riarmo europeo e per mettere a nudo la realtà.
La Germania non ha un singolo alleato a cui “appoggiarsi” (il cosiddetto Anlehnungspartner). Al contrario, all’interno della NATO la Germania stessa svolge già il ruolo di nazione quadro (Framework Nations Concept o FNC).
Questo significa che l’esercito tedesco (Bundeswehr) fa da “áncora” e da base per le forze armate di paesi più piccoli, integrando le loro capacità.
La Germania sviluppa la sua cooperazione militare principalmente attraverso tre livelli:
• nazione quadro (FNC), in quanto fornisce le strutture di comando grandi e complesse, la logistica e i reparti principali (i partner più piccoli, come i Paesi Bassi, collegano le loro unità specializzate a queste strutture tedesche per colmare insieme le lacune di capacità);
• integrazione bilaterale profonda (l’esempio più famoso è proprio quello con i Paesi Bassi, che hanno integrato quasi tutte le loro brigate da combattimento all’interno delle divisioni dell’esercito tedesco, altro esempio importante è la Norvegia, con cui la Germania sviluppa e acquista sottomarini in comune);
• per le operazioni globali e la difesa nucleare, dove i punti di riferimento fondamentali rimangono gli Stati Uniti e la Francia.
Ora, dopo i decenni successivi alla fine della seconda Guerra mondiale e dopo l’evidente fallimento del IV Reich economico (quello di Angela Merkel, dell’Unione Europea, del marco travestito da euro), la Germania si attrezza a diventare il V Reich nuovamente in chiave militare.
Il principale documento ufficiale di riferimento per il riarmo tedesco (“Zeitenwende”) è il discorso di Olaf Scholz del 27 febbraio 2022 al Bundestag. bundesregierung.de
In quel discorso storico (noto come “Regierungserklärung” o discorso sulla Zeitenwende), il Cancelliere ha annunciato il cambio di paradigma nella politica di sicurezza tedesca in risposta all’invasione russa dell’Ucraina, con la creazione di un Sondervermögen (fondo speciale) da 100 miliardi di euro per la Bundeswehr, l’impegno a spendere stabilmente oltre il 2% del PIL in difesa (obiettivo NATO) e la fornitura di armi all’Ucraina e rafforzamento della NATO sul fianco orientale.
Nel 2026 la Germania ha emesso un documento ufficiale sulla sua strategia militare: Gesamtkonzeption der Verteidigung / Military Strategy e Plan for the Armed Forces (2026)
Il documento descrive l’ambizione di rendere la Bundeswehr “l’esercito convenzionale più forte d’Europa”, con priorità su deterrenza, difesa collettiva NATO e buildup di capacità.
Il riarmo è in corso con piani pluriennali di procurement (munizioni, veicoli, aerei, etc.) e ulteriori aumenti di bilancio previsti fino al 2029 e oltre.
Scrive Giacomo Mariotto su Limes (giugno -2026): “Nell’ora della sua crisi più buia, con una macchina industriale in avaria e un sistema istituzionale in affanno, la Germania punta tutto sul riarmo, si prepara alla guerra con la Russia e torna a pensarsi baricentro dell’Europa. La svolta epocale (zeitenwende), annunciata all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, sta lentamente prendendo forma e oggi a Berlino si respira un’aria diversa. La figura chiamata a governare il cambiamento è Friedrich Merz, il cancelliere più impopolare nella storia della Repubblica Federale, alla testa di una fragile coalizione concepita come ultimo argine all’avanzata del partito neonazionalista Alternative für deutschland (AfD) e fnita invece per accompagnarne l’ascesa fino alla testa dei sondaggi. Merz vuole fare della Bundeswehr l’«esercito convenzionale più potente d’Europa» e parla apertamente di «superiorità tecnologica» entro il 2039”.
Pessimo riferimento, dal momento che il 1° settembre 1939 i tedeschi invasero la Polonia.
L’importante, per tutti noi, è fare attenzione alla frustrazione tedesca.
Hitler è stato il portato dell’umiliazione inflitta alla Germania dopo la sconfitta della prima Guerra mondiale.
Quando sorse, nel 1949 la Nato, la logica di fondo era quella dichiarata dal suo primo segretario generale, Lord Ismay: “To keep the Soviet Union out, the Americans in, and the Germans down” (Per tenere fuori l’Unione Sovietica, dentro gli americani e sotto controllo i Tedeschi).
Attenzione, il Tedesco, scrive Giacomo Mariotto “non è lingua ornamentale. Le parole si fondono, condensano concetti, presentano un’aderenza corporea all’oggetto nominato. Ai tedeschi piace ricordare, con una punta di compiacimento, che la loro lingua non si consegna mai completamente alla traduzione. Qualcosa, nel passaggio, resta sempre indietro. Motivo emerso con evidenza quando, nel 2015, l’allora ministro della Difesa Ursula von der Leyen invitò alla cautela nel parlare di «guida tedesca», richiamando le differenze tra «Führung» e «leadership»: «Di cosa parliamo, esattamente? Siamo certi di intendere tutti la stessa cosa? In tedesco, questo termine porta con sé connotazioni molto diverse rispetto all’inglese». L’ambizione dell’Ankergeopolitik si misura anche nella scelta delle parole. Le burocrazie tedesche conoscono bene l’arte della traduzione elastica, utile a levigare le formule troppo ruvide prima di offrirle alla platea internazionale. La vera Strategia militare, nella sua versione operativa, è classificata. Berlino ha pubblicato due testi: l’originale in tedesco e la sua resa in inglese. Una scelta di traduzione, in particolare, merita attenzione. Nelle pagine dei due documenti, «militärischer An- lehnungspartner» diventa «military supporting partner». La sfumatura inverte il senso letterale del progetto. Il verbo rifessivo sich anlehnen an non indica tanto un sostegno rivolto all’esterno, quanto l’esistenza di un perno cui appoggiarsi, agganciarsi, fare riferimento. La versione in tedesco presuppone un’àncora, un centro di gravità militare. Quella in inglese, invece, insiste sulla cooperazione e attenua la gerarchia. Dal volto alla maschera, il passo è breve”.
Ovviamente, come si può ben capire, il riarmo tedesco, per essere supportato dall’Unione Europea e dagli altri Stati del vecchio Continente, deve tenere alta l’idea che ci sia un pericolo da Est, ossia che la Russia, prima o poi, se non tenuta a bada, invaderà qualche Paese europeo.
In questo quadro va vista anche la recente logica statunitense, che non consente all’Ucraina di fare più di tanto e, nello stesso tempo, di illudersi di poter vincere la guerra con Mosca.
Zelensky è come il topo con il gatto USA, ma è un topo che, di fatto, serve a tenere in gabbia la Germania. Più dura il conflitto e più la Germania sprofonderà in una crisi sistemica, in quanto ha parametrato il suo sviluppo sulla delocalizzazione in Cina, sul gas russo a basso costo, sulla manodopera siriana (ora da rimandare a casa).
Tutti parametri venuti meno con l’intervento USA (Dem, sia chiaro) che con il colpo di Stato di Maidan, operato da Victoria Nuland e da George Soros ha innescato il progressivo scivolamento nell’attuale guerra in Ucraina, il cui vero obiettivo era ed è di tagliare le gambe alla Germania.
Più dura la guerra in Ucraina, al di là delle parole, è più la Germania, nonostante i suoi desideri, sprofonda nella crisi più nera.
Pensare di avere la superiorità tecnologica nel 2039 è pura follia. La stessa Russia è indietro nei riguardi degli Usa e della Cina di dieci anni nell’IA. L’Europa non ha un sistema satellitare decente. La guerra in Ucraina sta in piedi grazie a Palantir, Anthropic, Starlink.
Gli Usa non cederanno mai la loro tecnologia a una Germania che pensa di guidare l’Europa in un nuovo V Reich competitor degli Stati Uniti.
Inoltre, per quanto si capisce, il nodo geostrategico degli Usa non è la Russia, ma il fianco sud (vedi anche articolo relativo al Joint Force Command (JFC) Naples in questo stesso numero del giornale).
L’ombra cinese sulla guerra di Hormuz
Ne è evidenza preoccupante a tutti i livelli la minaccia iraniana, che non potrebbe essere tale se dietro a Teheran, sia pure in modo accortamente silente, non ci fosse la Cina, il vero problema sistemico degli Usa.
Forse è ora di cominciare a considerare seriamente la regia cinese dietro alle logiche iraniane.
La presenza cinese in Iran (o “dietro” l’Iran) è principalmente economica, strategica e diplomatica, con una componente militare e tecnologica limitata e pragmatica.
L’Iran, che fornisce quasi tutto il suo petrolio alla Cina, dipende molto di più da Pechino di quanto Pechino dipenda da Teheran.
Cina e Iran hanno legami antichi (via della Seta), ma le relazioni moderne si sono intensificate dopo la Rivoluzione Iraniana del 1979 e soprattutto con le sanzioni occidentali.
Nel 2016 Teheran e Pechino hanno siglato un “Comprehensive Strategic Partnership” e nel 2021 un accordo di cooperazione venticinquennale (stimato fino a 400 miliardi di dollari), che copre energia, infrastrutture, commercio e aspetti di sicurezza.
La Cina vede l’Iran come: fornitore di petrolio a basso costo (spesso con sconti per aggirare le sanzioni); partner per contrastare l’influenza USA in Medio Oriente e promuovere un ordine multipolare (tramite BRICS, SCO – Shanghai Cooperation Organization); nodo chiave per la Belt and Road Initiative (BRI), come hub per collegare Medio Oriente, Asia Centrale ed Europa.
La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran e acquista la stragrande maggioranza del suo petrolio esportato (fino al 80-90% in certi periodi). Questo fornisce a Teheran miliardi di entrate essenziali nonostante le sanzioni.
Pechino inoltre è il principale investitore estero in settori come trasporti, industria, energia e infrastrutture. Ci sono centinaia di aziende cinesi attive in Iran. Banche, compagnie di navigazione e intermediari cinesi aiutano l’Iran a gestire pagamenti, “shadow fleet” di petroliere e transazioni.
I’Iran ha bisogno della Cina per sopravvivere economicamente.
Riguardo agli armamenti, c’è da parte della Cina una storica fornitura di armi convenzionali (anni ’80), oggi più focalizzata su componenti dual-use (sensori, semiconduttori, convertitori) per droni e missili iraniani. Ci sono segnalazioni di vendite o trasferimenti di droni, missili anti-nave e precursori per propellenti (come perclorato di sodio). La Cina ha dato accesso al sistema di navigazione satellitare BeiDou.
Ci sono stati esercizi congiunti, principalmente trilaterali con la Russia (esercitazioni navali “Sea Security Belt” nel Golfo di Oman e oltre).
La Cina fornisce anche intelligence e supporto, con segnalazioni di condivisione di intelligence (satelliti, navi spia) e supporto logistico, specialmente in contesti di tensione con USA e Israele.
Nel quadro delle tensioni Iran – Israele – USA, la Cina ha condannato gli attacchi, sostenuto la sovranità iraniana e spinto per de-escalation, ma senza impegno militare diretto. Continua a comprare petrolio e fornire supporto tecnologico, mantenendo un approccio pragmatico da “grande potenza in ascesa” che evita guerre costose.
È del tutto evidente che la Cina ha tutto l’interesse a mantenere alta la pressione sul prezzo del petrolio in vista delle elezioni di medio termine negli Usa, così come ha tutto l’interesse a fare dell’Iran il controllore dello Stretto di Hormuz, dal momento che lo farebbe per conto di Pechino, fornendo alla Cina un’ottima carta di scambio con lo Stretto di Malacca.
L’incitamento di Mojtaba ad attentati in Occidente
Nell’immediato, come al solito, a fare le figura dei pifferi sono gli europei, i quali, pur avendo evitato di attaccare l’Iran, attirandosi le ire di Washington, sono stati inseriti nella lista di coloro sui quali deve cadere la vendetta dei Pasdaran.
Nelle parole di Mojtaba Khamenei c’è un punto di estremo pericolo per tutti noi: lo scatenamento dei singoli radicalizzati, pronti a fare attentati di varia importanza, dalle bombe, ai coltelli, agli investimenti, mcome del resto si è già visto. Leggiamo con attenzione quello che ha detto Mojtaba.
La vendetta per la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, ha detto Mojtaba, “è richiesta dal popolo” iraniano e per questo deve avvenire.
“Questa vendetta è il desiderio del nostro popolo e deve assolutamente avvenire. Questi criminali, la cui lista è completa, porteranno con sé il desiderio di una morte tranquilla e nel letto, nella tomba.
Devono sapere che questo non dipende dalla mia esistenza o da quella di altri responsabili. Che noi siamo qui o meno, questo si avvererà, e presto una moltitudine di persone libere in tutto il mondo adempirà una parte di questa missione divina.
Promettiamo di vendicare il vostro sangue puro e quello di tutti i martiri di queste due guerre, dai criminali e dagli individui senza onore. Il sangue versato ingiustamente ha risvegliato la nazione iraniana”.
Dire che “presto una moltitudine di persone libere in tutto il mondo adempirà una parte di questa missione divina“, significa indicare alle reti di Hezbollah e di Hamas in Europa, che sono consistenti e non solo sopportate, ma in gran parte non ostacolate, quando non addirittura supportate, che devono attivarsi.
Altro che Russia. Qui davvero ci teniamo in casa la guerra iraniana, nella quale c’è anche lo zampino cinese, mentre ci dividiamo su chi vuole il riarmo antirusso e chi non lo vuole.
Il vero riarmo necessario è quello della testa, che ci deve portare a pensare che la tolleranza della presenza di certi personaggi, di certe reti e di coloro che le aiutano e le alimentano deve essere zero.





