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La falsa democrazia dei cooptati e dei fascio-stalinisti

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Manovre di palazzo di cooptati, demagoghi e servi di altrui interessi non devono far cadere un Governo legittimamente eletto

Il voto alla Camera contro le preferenze volute da Giorgia Meloni all’interno della legge elettorale non è un tradimento, ma il segno della perfetta coerenza di una deriva antidemocratica che ha contrassegnato l’ultimo decennio del secolo scorso e i primi di questo nuovo secolo.

Il fenomeno non è solo italiano e consta in una verticalizzazione e accentramento della catena decisionale della politica che nulla ha a che fare con la democrazia (il potere del demos) e che ha molto a che fare con la logica fascio-stalinista della fedeltà al capo che ti coopta.

Il voto alla Camera sulle preferenze ha evidenziato la faglia ormai enorme tra chi è democratico e chi non lo è.

Da una parte Giorgia Meloni e chi è con lei a chiedere di rimettere le preferenze, ossia di consentire all’elettore di scegliere il candidato che più gli piace, che più gli è vicino, quello che sta sul territorio.

Dall’altra parte i cooptati e i fascio-stalinisti, che danno del fascista agli altri e condividono con i cooptati la logica antidemocratica della fedeltà al capo, il quale non è stato scelto sulla base di un processo democratico.

Se osserviamo con attenzione cosa è accaduto dagli anni Novanta del secolo scorso ad oggi, possiamo vedere la distruzione voluta e pervicacemente attuata dei partiti di massa e di ogni fenomeno partecipativo reale.

Dopo la distruzione dei partiti la sinistra DC, legata alla Finanza bianca e alle dinamiche di verticalizzazione europea (Maastricht, euro, asse franco tedesco) e quel che restava del PCI, sono finiti sotto l’Ulivo, guidato da Romano Prodi (il liquidatore dell’IRI) e da Massimo D’Alema, il quale, da presidente del Consiglio, con vice Sergio Mattarella, ha bombardato Belgrado senza mandato ONU.

Da quell’inciucio è poi nato il PD, che fa scegliere i suoi vertici dai gazebo dove puoi votare anche se non sei iscritto. Democrazia? No, Demagogia di bassa lega.

C’è una profonda differenza tra democrazia e demagogia.

Il termine “democrazia” deriva dal greco antico demokratía, composto da dẽmos (popolo) e -kratía (potere o sovranità). Letteralmente significa “governo del popolo”. ll termine “demagogia” deriva dal greco antico demagogía (δημαγωγία), composto da dẽmos (δῆμος, “popolo”) e ágo (ἄγω, “guidare” o “trascinare”). Originariamente indicava l’arte di guidare la cittadinanza, ma ha assunto nel tempo un’accezione negativa di manipolazione e lusinga delle masse.

Quel che restava dei due maggiori partiti dopo Mani Pulite ha abbandonato la democrazia e ha assunto come paradigma di comportamento la demagogia.

Il voto alla Camera sulle preferenze, ossia sulla possibilità da parte dell’elettore di scegliere il candidato che ritiene più vicino al suo sentire e al suo interesse, ha smascherato la cosiddetta sinistra antifascista, rivelandone apertamente e senza alcuna possibilità di equivoco la natura demagogica e fascio-stalinista.

I vari campi della sedicente sinistra, quelli che hanno votato no alle preferenze, sono abitati da fascio-stalinisti che usano l’antifascismo per nascondere la loro vera natura antidemocratica, verticistica e prona alla finanza internazionale.

Non particolarmente democratica è, a dire il vero, anche la nascita di quella che oggi è Forza Italia, strettamente legata a Silvio Berlusconi, al suo impero mediatico e finanziario (in particolare Fininvest) e alla sua indubbia statura di leader e di statista.

Prima di entrare nel merito di Forza Italia, che in Europa vota con la Von der Leyen tutte le idiozie di Bruxelles, è fondamentale ricordare l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Pratica di Mare, al vertice NATO – Russia del 28 maggio 2002.

Durante il vertice, i leader di NATO e Russia (tra cui George W. Bush, Vladimir Putin e Berlusconi come padrone di casa) hanno firmato la Dichiarazione di Roma, che ha istituito il NATO – Russia Council (Consiglio NATO – Russia).

L’evento simboleggiava un momento di forte distensione post-Guerra Fredda: Russia e NATO decisero di cooperare su temi come lotta al terrorismo, non-proliferazione, gestione delle crisi e difesa missilistica.

Berlusconi ebbe un ruolo di mediatore chiave: promosse attivamente il riavvicinamento tra Occidente e Russia, presentandosi come facilitatore tra Bush e Putin. L’evento fu visto come un successo diplomatico per l’Italia e per la figura di Berlusconi sul piano internazionale.

Ricordare serve a capire che un leader è insostituibile e non ci sono eredi che tengano, soprattutto se non hanno la statura del padre.

Torniamo alla nascita di Forza Italia.

Nel vuoto politico che si creò, con il rischio di una vittoria della sinistra (i Progressisti di Achille Occhetto), Berlusconi decise di “scendere in campo”.

Berlusconi era a capo del Gruppo Fininvest (fondato nel 1975), che controllava Reti televisive (Canale 5, Italia 1, Rete 4 – Mediaset), Pubblicità (Publitalia ’80), Editoria (Mondadori), Finanza, assicurazioni e altro.

Questa struttura aziendale fornì risorse organizzative, finanziarie, comunicative e personali fondamentali per la nascita del nuovo movimento politico.

Nel giugno viene costituita formalmente “Forza Italia!”, Associazione per il buon governo presso un notaio a Milano. Tra i fondatori figurano manager e dirigenti vicini a Berlusconi (Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Antonio Tajani, Cesare Previti, Giuliano Urbani e altri).

Il nome riprendeva lo slogan “Forza Italia!” già usato dalla DC nel 1987. Nell’estate – autunno 1993 nascono i primi Club Forza Italia. Si trattava di strutture leggere, basate su volontari che raccoglievano almeno 10 aderenti.

Venivano forniti gadget, manuali, bandiere e persino terminali videotel per comunicare con la sede centrale. Entro l’inizio del 1994 si parlava di migliaia di club e centinaia di migliaia di aderenti. Molti coordinatori provenivano dal mondo Fininvest/Publitalia.

Fermiamoci qui. Nel DNA di Forza Italia c’è la cooptazione.

I cooptati, per loro natura, non sono propensi a misurarsi con il demos, ma con il capo e se il capo è Silvio Berlusconi, quello di Pratica di Mare, tutto funziona, perché il capo è un leader e ha visione, ma se il capo è la figliolanza, allora la cooptazione diventa la difesa della sedia.

Fatta la giusta parentesi berlusconiana, torniamo agli “antifascisti” fascio- stalinisti del PD.

I fascio-stalinisti cresciuti all’ombra dell’Ulivo sono in buona compagnia.

Il Movimento 5 Stelle, quello delle origini, è nato da un’idea distopica, dal sapore orwellliano, ossia fabiano inglese (dittatura pura), che ha fatto leva sulla popolarità di Beppe Grillo, grazie anche al gradimento degli americani.

Mai dimenticare.

Siamo nel 2008. Il Movimento Cinque Stelle nascerà nel 2009, ma Beppe Grillo è già in azione ad arringare le folle. Dal gennaio del 2005 funziona il suo blog, messo in campo dopo l’incontro con Gianroberto Casaleggio.

La sua azione suscita l’interesse dell’intelligence degli Stati Uniti che, nell’aprile del 2008, lo contatta per sapere da vicino chi è, cosa pensa, come intende muoversi. Dopo l’incontro viene redatta un’informativa, firmata dall’ambasciatore Ronald Spogli, desecretata nel 2012.

Grillo dice: “Nessuna speranza per l’Italia” e il redattore dell’informativa USA commenta: “L’unica soluzione, a suo avviso, è rimuovere virtualmente tutti i politici di destra e sinistra e sostituirli con giovani che hanno legami personali febbrili con l’establishment attuale e che hanno un interesse meno vasto per lo status quo”.

“Ai suoi occhi – continua il redattore del documento -, i potenti politici, sia di destra sia di sinistra, mirano solo a mantenere il potere. Sono troppo vecchi, fuori dal mondo e non hanno la visione, la capacità e l’interesse per migliorare le condizioni in Italia”.

Riguardo al popolo Grillo non risparmia commenti graffianti. “Grillo ha detto – scrive il redattore dell’informativa – che il pubblico italiano è in «coma medico»”.

Interessante la conclusione a cui arriva l’estensore dell’informativa, che accredita Grillo come “interlocutore credibile”: “Alcune idee di Grillo – si legge nell’informativa USA – sono utopistiche e irrealistiche. Ma nonostante la sua incoerente filosofia politica, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova spiegazione altrove. La sua miscela unica di umorismo conflittuale, sostenuta da statistiche e ricerche appena sufficienti, lo rendono un interlocutore credibile ed esaltante nel sistema politico italiano”.

Nel libro: “L’uomo che sussurra ai potenti” (Chiarelettere), Paolo Modron e Luigi Bisignani pubblicano, in appendice, i documenti declassificati degli incontri di Grillo all’ambasciata USA.

Dopo la fase populista, abortita, a rimettere nell’alveo della verticalità decisionale antidemocratica ci pensa Giuseppe Conte, il quale non è uscito dal nulla, ma da Villa Nazareth, quella del cardinale Silvestrini, uno dei leader, con Carlo Maria Martini della Mafia di San Gallo, il gruppo di cardinali che ha fatto eleggere Jorge Mario Bergoglio al Soglio pontificio.

Interessante anche il crocevia rappresentato da Maria Elena Boschi. La Boschi ha presentato Giuseppe Conte a Guido Alpa, morto nel 2025, uno dei più famosi giuristi e civilisti italiani. Professore emerito alla Sapienza di Roma, ha presieduto il Consiglio Nazionale Forense dal 2004 al 2015.

La Boschi ha presentato ad Alpa anche Renzi. La Boschi è la figlia del vice di Banca Etruria, la banca dove la Cia, al tempo, versava i soldi su un conto corrente a Gelli.

Anche Alpa costituisce un crocevia interessante, in quanto, come riportato da Linkiesta, esiste un “link” tra la Link Campus University e l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Alla Link, infatti, fa capolino anche il professor Guido Alpa, il quale risulta nel consiglio editoriale di Eurilink, la casa editrice dell’università Link Campus che ha pubblicato tra gli altri anche un libro con la prefazione dell’ineffabile Mifsud (quello dello scandalo Russiagate) insieme al senatore PD Gianni Pittella.

Alpa è anche presidente del comitato scientifico della collana “Studi e dialoghi giuridici ambito privatistico” della medesima casa editrice. Un semplice dettaglio nel vasto curriculum del professore? Non è male ricordare  che il ruolo della Link Campus nel Russiagate è ancora da chiarire.

In una lunga intervista nel maggio 2014, concessa a Marco Travaglio per Il Fatto Quotidiano, disponibile in tre spezzoni sul web, Gianroberto Casaleggio ricorda il suo incontro, accompagnato da Grillo e da un paio di collaboratori, all’ambasciata inglese.

L’incontro si svolse il 10 aprile 2103, prima delle elezioni del Presidente della Repubblica, che portarono alla riconferma di Napolitano e prima che Enrico Letta diventasse presidente del Consiglio.

Questa la trascrizione dell’intervista: “Questo nostro invito all’ambasciata inglese … c’eravamo io e Grillo più due collaboratori. L’ambasciatore chiede insistentemente di incontrare Letta, che era già lì, in un’altra stanza. Noi diciamo che non era il caso, anche perché non eravamo andati per fare un incontro politico con Letta, ma per incontrare l’ambasciatore che ci aveva invitato: lui noi, non il contrario. Per cui ci fu questa cosa quasi fantozziana per cui noi salimmo al primo piano per una scala quasi di servizio per andare a mangiare al piano di sopra mentre Letta mangiò credo con l’ambasciatore al piano di sotto. […] Noi abbiamo mangiato con degli addetti dell’ambasciata…Non so che rapporti [Letta] abbia con l’ambasciatore. Un dato ancora più interessante. Non so se un addetto all’ambasciata o l’ambasciatore stesso chiese a una delle persone che rea venuta con noi, cioè a uno dei nostri colleghi: “Voi cosa ne pensate di una rielezione di Napolitano?”. Poi, un mese dopo, quando ci siamo trovati rieletto Napolitano e Letta presidente del Consiglio…forse qualcosa non quadrava. Penso che i paesi stranieri abbiano una forte influenza, non parlo solo dell’Inghilterra, sulle scelte politiche italiane… […]. Una delle tante facce della nostra perdita di sovranità… che sta diventando perdita totale, cioè la sovranità monetaria …la sovranità territoriale l’abbiamo persa nel ’45, la sovranità monetaria con l’Euro, la sovranità fiscale con il fiscal compact. Adesso stiamo perdendo anche la sovranità politica… penso che per eleggere qualcuno dovremo vincere le politiche in due o tre Paesi del mondo…”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/casaleggio-al-fatto-piano-inglese-per-governo-letta-e-napolitano-bis/993457/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/travaglio-intervista-casaleggio-1-ecco-come-sono-passato-dalla-rete-alla-politica/3153433/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/travaglio-intervista-casaleggio-2-da-quando-mi-dedico-allm5s-guadagno-molto-meno/280646/

Travaglio ha scelto di titolare – come era giusto fare dal punto di vista giornalistico – sul piano segreto degli inglesi per portare Letta a Palazzo Chigi e far restare Napolitano al Quirinale. Un piano che, come rivela Casaleggio, sarebbe stato svelato a lui e a Grillo all’ambasciata britannica a Roma, sei giorni prima del voto per il Colle.

“Era il 10 aprile 2013 – racconta Casaleggio – una settimana prima delle elezioni presidenziali. Eravamo Grillo, io e due nostri collaboratori. L’ambasciatore ci chiese di incontrare Enrico Letta, allora vicesegretario del Pd, che aspettava in un’altra stanza ma rifiutammo… a un certo punto l’ambasciatore o il suo braccio destro ci domandò: che ne pensate della rielezione di Napolitano?”. “Poi – prosegue, – quando due settimane dopo ci trovammo Napolitano rieletto e Letta presidente del Consiglio, ci dicemmo che forse qualcosa non quadrava… È una prova della forte influenza che i governi stranieri hanno sulle scelte politiche italiane”.

Nel faccia a faccia con Travaglio il cofondatore M5S ripercorre gli esordi del movimento, cita l’incontro con Beppe Grillo, il primo V-Day, il “muro” del centrosinistra davanti alle proposte avanzate da Grillo a Prodi.

Spiega poi di non provare mai imbarazzo davanti alle “sparate” di Grillo: “Se usa dei toni forti per esprimere un’opinione, bisogna concentrarsi sull’opinione”. Possibili alleanze con le altre forze politiche? “Noi non rifiutiamo le alleanze in quanto tali, ma solo se ci obbligano a sposarci per corrispondenza con uno che non conosciamo”.

E azzarda una previsione: “Se vinceremo le Europee con un buon margine torneranno le larghe intese, anzi larghissime”, per questo “se vinciamo, chiediamo che se ne vadano sia Renzi sia Napolitano”.

Che Casaleggio fosse in buoni rapporti con gli inglesi lo si evince dal libro di Jacopo Iacoboni sulle origini dell’esperimento sociale che precede la nascita del M5S.

Jacobo Iacoboni, L'esperimento

Secondo quanto scrive Iacoboni tutto cominciò tutto con un esperimento, condotto per lo più a Bologna, ma anche nelle sedi di Torino e Milano, tra la fine degli Anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio.

In una piccola azienda di ricerca, sviluppo tecnologico e consulenza informatica chiamata Webegg, che sperimenta alcune tecniche di formazione e distribuzione del consenso all’interno dei gruppi intranet aziendali.

Webegg è nata da una joint venture tra l’inglese Logica e la Finsiel. A guidare il team di Webegg è Gianroberto Casaleggio, un perito informatico, ex studente non laureato di fisica all’Università, diventato programmatore e analista.

Prima, Casaleggio aveva lavorato alcuni anni in una joint venture assieme agli inglesi, l’azienda che è l’antecedente di Webegg, Lgs, poi Logicasiel.

Come scrive il Guardian nel 2013 – in uno dei rari colloqui concessi da Gianroberto all’inizio dell’anno del boom elettorale alle elezioni politiche, con informazioni mai contestate dall’interessato – «Casaleggio è stato a lungo il capo delle operazioni italiane della britannica Logica».

È proprio Casaleggio a raccontare all’autore dell’articolo, John Hooper, quel particolare illuminante della sua biografia, che lo lega in maniera così significativa al mondo inglese.

Inglesi, americani, mani sul Colle e sul Governo. Note da tenere bene a mente.

Siamo nel 2013.

Guarda caso, se facciamo mente locale ai governi succedutisi dal 2013 in poi, abbiamo:

XVII Legislatura (2013-2018) – Governo Letta (Enrico Letta) – 28 aprile 2013 – 22 febbraio 2014 (grand coalition PD – PdL e centristi). Governo Renzi (Matteo Renzi) – 22 febbraio 2014 – 12 dicembre 2016 (PD, NCD e alleati). Governo Gentiloni (Paolo Gentiloni) – 12 dicembre 2016 – 1° giugno 2018 (PD e alleati, governo di fine legislatura).

XVIII Legislatura (2018-2022) – Governo Conte I (Giuseppe Conte) – 1° giugno 2018 – 5 settembre 2019 (M5S + Lega). Governo Conte II (Giuseppe Conte) – 5 settembre 2019 – 13 febbraio 2021 (M5S + PD + LEU + IV). Governo Draghi (Mario Draghi) – 13 febbraio 2021 – 22 ottobre 2022 (governo di unità nazionale, quasi tutti i partiti tranne FdI).

Quanto hanno pesato le manine straniere sulle sorti dei governi e delle elezioni del Presidente della Repubblica? Domande da farsi anche oggi, dato che sono in atto manovre di palazzo.

Vogliamo discutere di governi tecnici?

Con Giorgio Napolitano (Presidente dal 2006 al 2015) è da ricordare il Governo Monti (16 novembre 2011 – 28 aprile 2013): principale esempio di governo tecnico durante la presidenza Napolitano. Nacque dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi IV, in piena crisi economica e con lo spread BTP-Bund alle stelle (oltre 500 punti).

Napolitano nominò Mario Monti senatore a vita e gli conferì l’incarico di formare un esecutivo di emergenza, composto prevalentemente da tecnici e indipendenti (con sostegno parlamentare di PD, PdL e UdC, esclusa la Lega). È considerato il secondo vero “governo tecnico” della Repubblica dopo quello di Dini.

Con Sergio Mattarella (Presidente dal 2015) è da ricordare il Governo Draghi (13 febbraio 2021 – 22 ottobre 2022), entrato in carica dopo la crisi del Governo Conte II (provocata dall’uscita di Italia Viva di Matteo Renzi). Mattarella conferì l’incarico a Mario Draghi per un governo di emergenza sanitaria, economica e per gestire il PNRR post-Covid.

Fu un esecutivo ibrido: tecnico-politico o di “unità nazionale”, con ministri tecnici in ruoli chiave (economia, transizione ecologica, ecc.) e politici di quasi tutti i partiti principali (tranne FdI all’opposizione).

I governi tecnici (o “del Presidente”) sono esecutivi guidati da personalità esterne ai partiti, spesso economisti o esperti, chiamati dal Capo dello Stato in situazioni di crisi per garantire stabilità e attuare riforme urgenti. Nella storia repubblicana i principali, oltre due citati, sono: Ciampi (1993-1994, sotto Scalfaro) e Dini (1995-1996, sotto Scalfaro).

L’attuale situazione, dopo il voto della Camera sulle preferenze è ottima, perché smaschera i fascio-stalinisti e i cooptati.

Da una parte ci sono i fascio-stalinisti che hanno deciso di dichiararsi per quello che sono: antidemocratici, stalinisti, fascisti, proni alla finanza internazionale.

Accanto a loro ci sono i cooptati, quelli che di confrontarsi con il popolo non ne vogliono sapere. Fanno parte della grande banda dei cooptati, alias camerieri, che hanno nelle loro corde la fedeltà al padrone. Pensare di doversi misurare con le preferenze li fa impazzire. Loro vogliono protezione in cambio di fedeltà.

Dall’altra parte ci sono due soggetti definiti fascisti dai fascio-stalinisti e dai servi cooptati: Meloni e Vannacci, diversi l’uno dall’altro, ma che vogliono che il popolo possa votare e scegliere anche il candidato che gli piace. In sostanza, Meloni e Vannacci sono democratici. Gli altri sono servi e fascio-stalinisti.

Tenendo conto delle manine straniere, delle quali ho accennato supra, la conclusione è la seguente: “Un Governo responsabile non cade su una questione come la legge elettorale”, e, soprattutto, non cade perché qualche cooptato, servo di fascio-stalinisti allo sbaraglio, ci vuole consegnare, magari su suggerimento di qualche servizio straniero, a governi tecnici gestiti da servi.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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