Il teatro degli orrori della politica italiana
Ci sono parole che non mi appartengono, definizioni che rifiuto, perché odorano di sacrestia e di manuale del buon cittadino.
Ma ci sono anche fatti che non si possono mandare giù come l’acqua fresca.
E, allora, credo vada detto senza peli sulla lingua: la sinistra che vediamo oggi non è in crisi, è in coma irreversibile – culturale, morale, politico.
Una parte del Paese allo sbaraglio, che ha perso qualsiasi briciolo di credibilità su temi che una volta erano il suo cavallo di battaglia: giustizia, diritti, memoria.
Prendiamo la Schlein. La vediamo esultare perché gli italiani non potranno esprimere le preferenze e questo la dice lunga sulla statura, anzi della sua non adeguatezza.
La sua linea è tale che il PD non è più un partito, è una propaggine pentastellata; il pensiero unico che la guida è l’odio per l’avversario, l’assalto alla diligenza, il “vincere e vinceremo”, che lei e Silvia Salis ripetono come un mantra.
Solo che questa vittoria, se mai arriverà, passerà sempre e comunque sulla testa degli italiani, calpestando il loro vivere quotidiano per imbandire la tavola di qualcuno, i partiti, le correnti, i gruppuscoli che contano, e talune frange dello Stato.
Ma il campo largo – ah, che definizione – ci regala anche perle più preziose.
Nella delicata posizione di “volto di rilievo” dell’antimafia, troviamo un uomo che dice apertamente di parlare con gli alieni e di preparare il ritorno di Gesù.
E non è un personaggio guardato con diffidenza: è interlocutore di Travaglio, di magistrati, di pezzi dell’establishment che si atteggiano a custodi della legalità.
Poi c’è una solerte funzionaria ONU, quella che nega l’evidenza, che fa finta che Hamas non abbia nello statuto l’odio per gli ebrei e che citi i Protocolli dei Savi di Sion come fossero un manuale di geopolitica. E questi sono i volti di punta di quella che ancora osa chiamarsi “sinistra”.
Non mi metterò a fare il professore nostalgico: non vi annoierò con Pasolini, Calvino o Vittorini, che oggi, probabilmente, verrebbero espulsi per eresia.
Ma non posso fare a meno di notare lo squallore, la pochezza, l’inconsistenza culturale di questa sinistra, che si sente in diritto di esercitare un suprematismo etico e intellettuale.
Parlano come se fossero i depositari della verità e, intanto, si nutrono di fuffa, di sociologia da salotto, di teorie che non reggono al primo confronto con la realtà.
È una sinistra che non sa più cosa difendere, ma sa benissimo cosa attaccare – e attacca sempre tutti noi.
Si credono migliori, più evoluti, più puri. E, intorno a loro, solo macerie. Macerie culturali, umane, politiche. E mentre loro si abbracciano in nome di un antifascismo rituale, il Paese guarda sbigottito.
Questa è la sinistra che dovrebbe rappresentare l’alternativa?
Se è così, allora, il vero punto non è chi vincerà alla prossime elezioni, ma chi sopravvivrà a questo teatro degli orrori.





