L’Italia un Paese alla rovescia
Da mesi se non da anni, il dibattito sulle problematiche globali, condotto al nostro interno, peraltro in modo vergognoso, per di più non di rado venato da una profonda cultura anti Stato e anti Occidente, continua, purtroppo, a nascondere l’assenza di una reale politica riguardante il nostro Paese.
Un Paese ancor più vittima della peggiore partitocrazia, che, proprio in questi giorni, ha mostrato, tramite l’opposizione e alcuni franchi tiratori della maggioranza, di cercare di mantenere una legge elettorale che non consente la minima rappresentatività, visto che quella attuale, da tempo, non permette di scegliere i candidati, favorendo impliciti conseguenziali cambi di casacca. Legge elettorale che cambierà probabilemente abolendo il maggioritario e attribuendo un premio qualora si raggiunga una certa soglia (staremo a vedere).
Paradossalmente, a suo tempo, dopo aver abolito i titoli nobiliari si è creato qualcosa di peggiore: la casta, una vera e propria variante neofeudale, che qualcuno voleva far scomparire (tonno stellato docet) ma che poi ha abbracciato sulla via di Damasco.
Un Paese nel quale una parte vorrebbe eleggere (anche giustamente) direttamente il premier, lasciando, però, che il Presidente della Repubblica venga eletto dalla partitocrazia, composta, per di più, da una rappresentanza parlamentare di soggetti nominati dalle segreteria dei cosiddetti partiti.
Un Paese, quindi, dove il cittadino elettore, nei fatti, non ha alcuna sovranità ma solo un parziale diritto formale. Cosa questa che non consente, o quanto meno non aiuta a correggere le terribili criticità che affliggono la nostra sciagurata Repubblica, fondata non più sul lavoro ma sulla partitocrazia.
Un Paese che necessita di avere uno Stato efficiente e realmente al servizio dei cittadini e non delle solite e consorterie. Un Paese al servizio dei professionisti della politica, che utilizzano le enormi e ipertrofiche strutture pubbliche per gestire le risorse e foraggiare un esercito di persone che pretendono di vivere di questa attività.
Uno Stato che deve riordinare, al più presto, la sua legislazione ipertrofica e contradditoria, che alimenta l’arbitrio e la sopraffazione ope legis.
Un Paese ove ormai alberga la confusione di ruoli e funzioni, a cominciare dal rapporto tra Stato e Regioni. Enti locali che spendono il loro tempo e anche le risorse per esorbitare su tematiche riguardanti la politica estera… e mi fermo qui.
Un Paese ove non si hanno certezze, se non quella dell’impunità, ove monta lo scoramento dei cittadini comuni che non credono più a nulla e che disertano le urne, favorendo tutti coloro che professionalmente occupano la res pubblica.
Un Paese ove pretesi progressisti, femministe donne in nero e girotondini vari neanche pigolano nei confronti della teocrazia iraniana e quanto sta accadendo in questi giorni.
Un Paese dove un’associazione pretende di essere un soggetto Istituzionale, senza che nessuno dica nulla.
Un Paese dove ognuno sostiene potenze straniere a fini interni e per ragioni per lo più strumentali.
Un Paese nel quale coloro che pagano le tasse vengono oltraggiati e nel quale si continua con bonus e criteri assistenzialistici, che, ovviamente, favoriscono un’evasione indegna.
Un Paese nel quale chi ha creato in breve tempo debiti immensi si lamenta quando si cerca di rimediare in qualche modo.
Un Paese in cui la giustizia talvolta sembra essere a favore dei furbi e di coloro che vivono professionalmente fuori legge, che godono di norme, leggi e interpretazioni, che hanno reso l’Italia il paradiso della criminalità.
Un Paese dove la proprietà privata è gradualmente espropriata dei suoi diritti, grazie all’inazione delle autorità preposte, come pure per l’immenso potere regolamentare derivato da leggi che riguardano il rispetto dei contratti, l’urbanistica, l’ambiente e le procedure autorizzatorie, che paralizzano ogni iniziativa.
Un Paese dove, con i soliti slogan ideologici e propagandistici, si vorrebbe continuare a danneggiare tutti quei milioni di lavoratori che, soprattutto negli anni del boom economico, hanno costruito le loro case, in economia e nei limiti delle proprie magre risorse, durante i riposi settimanali e le ferie, apportando modifiche minimali ai progetti iniziali, che sono in pratica irrilevanti e che non disturbano nessuno; e non mi riferisco, ovviamente, a quegl’immensi agglomerati abusivi nemmeno poi abbattuti.
Un Paese non Paese, un Paese alla rovescia. Il Paese dei Gamberi e dei furbi che pensano di essere più furbi degli altri e più intelligenti.
Un Paese di servi della gleba o, meglio, servi della casta, che pensa che la ricchezza si crei adoperando un cellulare e la si possa distribuire senza aver contribuito a generarla e a chi si guarda bene dal contribuire ad incrementarla.
Un Paese che non può esistere, visto che quando è esistito nelle varianti di comunista memoria è imploso, lasciando sofferenze e miserie.


Marforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.


