Una storia che, comunque la si analizzi, lascia l’amaro in bocca
Sul caso Roggero ho letto di tutto, ma pochi post equilibrati.
L’accaduto colpisce profondamente l’emotività di ciascuno di noi e offusca la nostra capacità di giudizio.
Iniziamo col dire che se i fatti si fossero svolti negli USA Roggero, con un buon avvocato, probabilmente non sarebbe stato condannato.
Non perché ciò che ha fatto là non sia reato, sparare alle spalle a un rapinatore in fuga e in strada travalica la legittima difesa ed è omicidio volontario anche nel diritto americano.
Roggero, però, non sarebbe stato condannato, perché il suo atto ha fortissime componenti emotive, e in USA per giungere ad un processo devi prima convincere un Grand Jury che stabilisca che è stato commesso un reato, e poi nel processo, devi convincere tutti i giurati che l’imputato ne è colpevole. Basta solo un giurato che sia per l’innocenza a provocare un verdetto di assoluzione.
Grand Jury e Giuria sono composti da comuni cittadini che in un evento emotivo si mettono nei panni dell’imputato e la condanna, in un caso simile, sarebbe davvero improbabile.
In Italia la questione è diversa; ciò che viene fotografato ai fini processuali è l’evento terminale, che è impietoso, e vede i delinquenti in fuga inseguiti in strada e colpiti alle spalle dalla pistola di Roggero, che sparò anche contro l’auto dei rapinatori, ferendo l’autista, al netto del fatto che avrebbe potuto colpire, magari di rimbalzo, un passante innocente o, peggio, un bambino.
Tutto quello che è avvenuto prima di quel fatto, a partire dai precedenti furti subiti, fino alle minacce durante la rapina, ai fini della legge non giustificano l’atto finale e neppure lo configurano come legittima difesa; al limite sono solo delle circostanze attenuanti.
Umanamente tutti siamo con Roggero e se il nostro diritto penale fosse deputato a una giuria popolare, come in USA, Roggero oggi sarebbe libero e innocente; ma non possiamo negare che se legalizzassimo un atto simile trasformeremmo le nostre strade in un potenziale Far West di giustizieri e giustiziati, col corredo di vittime innocenti.
Non a caso, l’unico Stato democratico al mondo che ammette, sia pur con molti distinguo, una simile reazione da parte di una vittima di rapina è il Texas, quanto di più vicino al Far West ci sia.
Prendersela con i giudici quindi è sbagliato, perché in questo caso non potevano fare altrimenti.
La sola scappatoia sarebbe stata la temporanea incapacità di intendere per grave turbamento emotivo, ma Roggero si è sempre mostrato lucidissimo nel ripercorrere quei momenti come reazione ponderata e pianificata alla rapina, sia pur nell’immediatezza del momento, rendendo, di fatto, tale strada impercorribile.
Da questa vicenda emergono alcune inevitabili domande.
Quando lo Stato non è in grado di proteggere i cittadini dovrebbe permettere agli stessi di difendersi da soli?
La legge sulla legittima difesa, anche se recentemente rivista, dovrebbe essere ulteriormente riformata contemplando difese estreme, anche armate, almeno all’interno delle proprietà?
Nella valutazione di questi episodi il diritto penale dovrebbe tenere conto dello stato di alterazione psichica della vittima di rapina, e della sua percezione del pericolo per l’incolumità personale o dei suoi cari, considerandola a totale sgravio della sua reazione qualsiasi essa sia?
La responsabilità di un simile atto può essere distinta dalla sua causa primaria scatenante, ovvero la rapina?
Il solo tentativo di recupero di beni illegalmente sottratti con violenza può giustificare l’utilizzo di armi che possono causare il ferimento o la morte del ladro in fuga, all’interno del perimetro dell’abitazione violata?
Io credo che, alla luce del nostro codice penale, la condanna di Roggero sia sacrosanta, ma pone anche lo Stato davanti alla necessita di riformare tutto l’impianto legislativo relativo a questa specifica casistica e, nel contempo, a rivedere le metodologie e le regole di ingaggio della Forza Pubblica adibita alla protezione dei cittadini come Roggero.
Deve essere chiaro che se c’è qualcuno che ha fallito in questa vicenda, è di sicuro lo Stato.
Intanto, oggi per Roggero la sola speranza è la grazia del Presidente della Repubblica, che, però, sarebbe un pericoloso precedente, oppure l’elezione di Roggero al Parlamento nelle fila di qualche partito che abbia il coraggio di candidarlo, ma non sarà comunque una soluzione.
Per chiudere, voglio ricordare un episodio che mi coinvolse in quanto amico della vittima. Riguarda l’orefice Savorelli, ucciso durante una rapina anni fa nel suo negozio di Via Madama Cristina a Torino.
Davanti ai rapinatori il povero Savorelli, dopo diverse rapine subite, prese la pistola, ma non ebbe il coraggio di sparare. I delinquenti gli afferrarono l’arma e la rivolsero contro di lui uccidendolo.
Ecco, forse i giudici, la società, e la politica, nel valutare l’operato di Roggero dovrebbero ricordarsi di Savorelli e chiedersi: vogliamo più Savorelli morti o più Roggero in galera?





