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La teoria dei campi per capire la sinistra regressiva

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Il Partito dei preti e la finanza bianca

Per capire cosa accade nel mondo della sinistra regressiva è necessario ricorrere a due concetti: il primo riguarda le ere geologiche e il secondo la teoria dei campi.

Lo facciamo con un piccolo esercizio faceto, prima di entrare nella parte seria.

Riguardo al primo concetto, facciamo i conti, in chiave regressiva, con il periodo immediatamente precedente l’ominizzazione pleistocenica, ossia, quello narrato dal divertente romanzo “Il più grande uomo scimmia del pleistocene”, racconto comico della scoperta e dell’uso, da parte di una famiglia di uomini estremamente primitivi, di alcune delle cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via.

In una logica neofeudale i nuovi ricchi, pensandosi élite, si sono rinchiusi in castelli delimitati da ponti levatoi elettronici e, senza accorgersi di essersi rinchiusi in uno zoo ZTL, vivono asserragliati nei boschi verticali, popolo di scimmie, come li chiamava Antonio Gramsci del 1921, in un famoso articolo pubblicato su L’Ordine Nuovo.

Gramsci usò questo termine in modo spregiativo per descrivere la piccola borghesia urbana italiana del suo tempo, paragonandola al Bandar-log (il “popolo delle scimmie”) da “Il libro della giungla” di Kipling: un gruppo chiassoso, vanitoso, imitatore, che si crede superiore, ma è incapace di creare alcunché di duraturo, di darsi regole o di fondare uno Stato. Fanno “rumore” (riempiono i giornali e la cronaca), ma non fanno storia.

ZTL con scimmie

Esaminata la regressione antropologica del popolo di riferimento del Campo Largo, è necessario affrontare la questione dei campi.

Un campo è una grandezza fisica definita in ogni punto dello spaziotempo. A differenza di una particella (che ha posizione e velocità definite), un campo ha un valore (scalare, vettoriale o tensoriale) in ogni punto dello spazio e del tempo.

Esempi classici: il campo gravitazionale di Newton, il campo elettrico E e magnetico B di Maxwell.

I campi diventano operatori che creano o distruggono particelle, le quali non sono più oggetti fondamentali, ma eccitazioni (quanti) di questi campi.

Ad esempio: il fotone è un quanto del campo elettromagnetico, l’elettrone è un quanto del campo elettronico (o del campo di Dirac).

La parola magica è eccitazioni. Il popolo dello Zoo ZTL è composto di eccitoni, eccitati dal campo finanziario e dai campi a esso connessi: green, climate change, LGBT.

Nello zoo ZTL, nel quale vivono animali tra i più vari, c’è il laghetto PD, pieno di rane mezze bollite, perché non si sono accorte di essere finite immerse in acqua termale. Ormai incapaci di reagire, gracidano tra di loro, dando a tutti un senso di fastidio crescente.

Le rane mezze bollite chiamano il loro laghetto Campo Largo e si dichiarano rane europee e atlantiche, anche se segretamente alcune di loro stanno dalla parte degli orsi.

In prossimità di un boschetto vicino ci sono, infatti, un orso e due orsetti, in quello che dispregiativamente le rane chiamano “Campo Lavrov”, perché orso e orsetti sono considerati dalle rane agenti dell’Orso russo, il cui ruglio terrorizza gli abitanti dello zoo ZTL, che ne temono l’invasione nei loro boschi verticali.

Orsi e rane

Il Campo Santo dei Miracoli…. E qui si passa dal faceto al serio

Tra i vari campi dello zoo ZTL ce n’è uno decisivo, anche se rimane ben nascosto: il Campo Santo dei Miracoli e qui passiamo dal faceto al serio, perché la chiave dell’attuale fase preelettorale, che deciderà chi ci governerà dall’autunno del 2027 in poi e chi sarà il presidente della Repubblica dal 2029, si gioca in gran parte in questo campo.

In questo Campo santo dei miracoli incontriamo il Partito dei preti, che non è più la Democrazia Cristiana, ma la finanza, luogo perfetto di incontro con le tribù dello zoo ZTL e con i nati sotto l’Ulivo.

Il miracolo post democristiano, come lo chiama Giancarlo Galli (Finanza bianca – La Chiesa, i soldi, il potere, Mondadori) è quello di Nanni Bazoli, che ha vinto tutte le battaglie nello schema Andreatta, “portando i cattolici alla ribalta dell’alta finanza”.

Lo “schema Andreatta” si riferisce al ruolo chiave di Beniamino Andreatta (economista e politico DC, più volte ministro) nella riorganizzazione del sistema bancario italiano dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano (1982), con l’obiettivo di rilanciare e consolidare una “finanza bianca” (cioè cattolica o di ispirazione democristiana).

Negli anni ’70 – ’80 la “finanza bianca” indicava le banche e gli operatori legati al mondo cattolico (DC, associazioni come la Compagnia delle Opere o reti vicine alla Chiesa), contrapposti a una “finanza laica” (vedi Mediobanca di Enrico Cuccia) o a vicende opache (come quelle legate allo IOR vaticano di Marcinkus).

Il crac del Banco Ambrosiano (coinvolto in rapporti controversi con lo IOR, Sindona, Calvi e scandali vari) creò un vuoto che Andreatta, come ministro del Tesoro, gestì insieme a Carlo Azeglio Ciampi (Governatore di Bankitalia).

Andreatta individuò in Nanni Bazoli (professore di diritto, cattolico, “cavaliere bianco”) la figura ideale per guidare il Nuovo Banco Ambrosiano (poi Ambroveneto).

Questa scelta fu strategica per ricostruire una banca solida, capace di aggregare forze cattoliche, evitando derive speculative o esterne.

Andreatta puntava a un sistema bancario più equilibrato, con un polo “bianco” forte, in grado di competere, aggregare (vedi fusioni successive verso Intesa) e difendere interessi nazionali cattolici.

Da qui nacque il percorso che portò, attraverso Bazoli e manager come Carlo Salvatori, alla nascita di Intesa (fusione Ambroveneto-Cariplo) e all’acquisizione della laica Comit, consolidando un grande gruppo bancario italiano.

Ulivo e finanza

Par capire di cosa stiamo trattando, è necessario tornare con la memoria al 1994, quando il “volonteroso” Fermo Mino Martinazzoli, bresciano come Nanni Bazoli, decise di sciogliere la DC e “ribattezzando lo sturziano Partito Popolare”, sia pure “tra infinite traversie ed emorragie elettorali riuscì comunque ad essere determinante nella formazione dell’Ulivo. Con Romano Prodi leader, cioè un cattolico interprete del pensiero di Andreatta; con, a presidio delle retrovie, Nanni Bazoli, che nel frattempo andava con sagace determinazione costruendo la maggiore struttura finanziaria nazionale”. [i]

Facciamo qualche passo indietro

Nel 1954 il bresciano Gianbattista Montini, il futuro Paolo VI diventa arcivescovo di Milano, dove introduce il finanziare Michele Sindona, il quale acquista nel Lichtenstein la Fasco AG, classica finanziaria senza volto e diventa socio di Massimo Spada, colui che nel 1945 aveva costituito una società (la GEN, Generale esercizio navi) con l’intento di costituire una flotta dello Stato del Vaticano. Spada è socio con Michele Sindona nella Banca Privata Finanziaria, poi acquisita dalla Fasco Ag.

Nel 1953 nasce nell’ambito della Democrazia Cristiana la corrente “Sinistra di Base”, una delle principali correnti di sinistra all’interno della Democrazia Cristiana, attiva soprattutto dagli anni ’50 agli anni ’80. Rappresentava l’anima più progressista e “politica” della sinistra DC, distinta dalla componente più sindacale e “sociale” di Forze Nuove.

La corrente nacque ufficialmente il 27 settembre 1953, fondata da Giovanni Marcora in un momento di transizione dopo la fine dell’era De Gasperi. Era un tentativo di riunire la sinistra DC intorno a un progetto riformista a lungo termine, in contrapposizione alle posizioni più centriste o conservatrici (come quelle dei dorotei).

Negli anni successivi si strutturò ulteriormente, ricevendo appoggio da figure come Enrico Mattei (ENI) e attirando esponenti come Ciriaco De Mita, Luigi Granelli, Nicola Pistelli e altri. Fu tra le correnti più attive nel sostenere l’apertura al centrosinistra (dialogo e poi alleanza organica con il PSI negli anni ’60).

Nel 1964, in occasione di un congresso o incontro a Firenze, ci fu un momento di fusione temporanea tra Sinistra di Base e gruppi di Forze Nuove. Poco dopo, però, le due anime tornarono in gran parte autonome: la Base mantenne una linea più “politica” e dialogante, mentre Forze Nuove si caratterizzò maggiormente per l’ancoraggio al mondo del lavoro e al sindacalismo cattolico.

Oltre al fondatore Giovanni Marcora, nella corrente di Base troviamo Ciriaco De Mita, Giovanni Galloni, Luigi Granelli, Mino Martinazzoli e altri. Giovanni Marcora (nome di battaglia “Albertino”), di Inveruno nel milanese, è stato un partigiano, imprenditore e più volte ministro.

“Il carisma di Marcora – scrive Galli – s’appoggia su due pilastri: il «senso di appartenenza» e la capacità di agire. In pratica, il potere concepito come visione militar-leninista”. [ii]

Una figura interessante è quella di Luigi Granelli, operaio in una fonderia bresciana, ascoltato consigliere di Marcora, bloccato dall’arcivescovo Montini quando tentò di essere eletto al Parlamento. Al suo posto vinse Vittorino Colombo, esponente della Corrente di Forze Nuove e animatore, con Angelo Caloia, del Circolo Achille Grandi.

Vittorino Colombo, fratello di Pino Colombo, rettore, della Facoltà di teologia dell’Italia settentrionale, fu il primo politico italiano a stabilire contatti con la Cina e con i Paesi dell’Est.

La Base sostenne con forza le riforme del centro-sinistra, le politiche di programmazione economica, l’attenzione ai giovani e al rinnovamento del partito. Fu spesso in tensione con i dorotei (corrente di potere centrista) e contribuì a spostare l’asse della DC verso sinistra negli anni ’60-’70.

Il Gruppo Cultura, Etica e Finanza

Nel 1985 nasce il gruppo Gruppo Cultura, Etica e Finanza, che subito trova il consenso di Carlo Maria Martini, il quale ha guidato la diocesi ambrosiana dal 1980 al 2002, diventando una delle figure di riferimento più importanti della Chiesa cattolica e della cultura italiana del Novecento.

Non a caso, il suo vicario, il cardinale Attilio Nicora, ha accompagnato il Gruppo Cultura, Etica e Finanza sin dal momento della sua fondazione, partecipando attivamente alle sue attività per oltre 30 anni fino alla sua morte, avvenuta nel 2017.

Più che un “assistente spirituale” formale o un cappellano tradizionale, Nicora è stato a tutti gli effetti un co-fondatore e un membro autorevole del think tank milanese. Ha unito la sua profonda competenza di giurista ed esperto di finanza vaticana alle riflessioni economiche ed etiche del gruppo.

Quando è nato il gruppo, Nicora era Vescovo ausiliare di Milano. In quegli anni ha lavorato a stretto contatto con gli economisti e i banchieri della città, partecipando alla nascita del laboratorio culturale.

“Il Gruppo Cultura Etica Finanza, sino alla metà degli anni Novanta – scrive Galli – ha costituito la più sofisticata «sfida» dell’establishment cattolico al supposto potere della «finanza laica»”. [iii] Galli ricorda gli interventi di Nanni Bazoli contro lo strapotere di Mediobanca.

Martini, crocevia tra Finanza bianca e Mafia di San Gallo

Carlo Maria Martini costituisce il crocevia dove si incontra la Finanza bianca con la Mafia di San Gallo.

Gesuita e biblista di grande fama, Carlo Maria Martini è considerato una figura centrale – spesso definita come leader o “godfather” – del gruppo informale di prelati noti come Gruppo di San Gallo o, come lo ha definito uno dei protagonisti, il cardinale Godfried Danneels, “Mafia di San Gallo”.

Godfried Danneels, infatti, definì il nome “Gruppo di San Gallo” come qualcosa di “deftig” (rispettabile, dignitoso), ma aggiunse ridendo, in chiave autoironica: «In realtà noi dicevamo di noi stessi e di quel gruppo: la mafia».

Il Gruppo di San Gallo era un gruppo di discussione informale di cardinali e vescovi prevalentemente progressisti – europei, attivo soprattutto dagli anni ’90 fino a metà anni 2000. Si riuniva nella città svizzera di San Gallo, ospitato dal vescovo Ivo Fürer.

L’idea nacque intorno al 1995 – 1996 su impulso del vescovo Fürer e in stretta consultazione con Martini, dopo tensioni con la riforma vaticana del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.

Le riunioni iniziarono nel gennaio 1996. Membri principali (oltre a Martini): Godfried Danneels, Walter Kasper, Karl Lehmann, Achille Silvestrini, Cormac Murphy-O’Connor e altri. In seguito coinvolse anche figure come Jorge Mario Bergoglio (dopo la sua creazione a cardinale nel 2001, presentato da Martini).

Il gruppo si opponeva alla linea più conservatrice del cardinale Joseph Ratzinger (poi Benedetto XVI) e sosteneva una Chiesa più decentralizzata, con maggiore collegialità, riforme pastorali e aperture su temi come liturgia, morale e governance.

Critici conservatori lo accusano di aver agito come una lobby per influenzare i conclavi (in particolare quello del 2005 e del 2013). Martini fu il motore intellettuale del gruppo nella fase iniziale e voleva un cambio di rotta rispetto a Giovanni Paolo II e Ratzinger.

Prende forma il Partito dei preti

Partito dei Preti

Qui giunti cominciamo a vedere come la rete del Partito dei preti prenda forma.

Il rapporto tra Achille Silvestrini e Giuseppe Conte è uno dei nodi.

Giuseppe Conte ha avuto un rapporto personale di tipo mentore – allievo (o “padre spirituale – pupillo”) con il cardinale Achille Silvestrini (1923 – 2019), diplomatico vaticano di alto profilo (tra l’altro prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali), figura chiave della cosiddetta Ostpolitik vaticana e vicino al mondo del cattolicesimo democratico italiano.

Conte ha frequentato da giovane (come “alunno esterno”) le attività della Villa Nazareth – Fondazione Tardini a Roma, un centro educativo e formativo legato a Silvestrini. Qui il cardinale era una figura di riferimento per i giovani, apprezzato per il suo stile educativo, l’attenzione alle persone e la formazione umana e culturale.

Il Cardinale Achille Silvestrini (1923 – 2019) è stato una figura centrale nei rapporti tra Villa Nazareth, il cosiddetto “Gruppo di San Gallo” (o “Mafia di San Gallo”) e la Comunità di Sant’Egidio.

Silvestrini è stato Presidente della Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth, l’ente che governa Villa Nazareth a Roma (un collegio universitario di merito sorto su iniziativa del cardinale Domenico Tardini e sviluppato sotto la vigilanza della Segreteria di Stato) e ha guidato l’istituzione promuovendone la crescita come residenza formativa per giovani.

Silvestrini cercato di avere un ruolo chiave nell’elezione del Papa. Pochi giorni dopo i funerali di Giovanni Paolo II (aprile 2005), invitò il gruppo a riunirsi proprio a Villa Nazareth a Roma per coordinare una strategia in vista del conclave, con l’obiettivo di contrastare l’elezione di Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) e favorire candidati più “riformisti” (come Jorge Bergoglio).

Questo incontro è documentato in varie ricostruzioni giornalistiche e libri. Villa Nazareth ha dunque funzionato come sede romana operativa per il network del gruppo.

I legami tra Silvestrini e la Comunità di Sant’Egidio

I legami di Silvestrini con Sant’Egidio sono stati di amicizia e sostegno reciproco, radicati nella comune attenzione al dialogo interreligioso, alla pace, alla diplomazia “dell’amicizia” e all’aiuto ai poveri e ai migranti.

Il Cardinale Pietro Parolin (Segretario di Stato) ha definito “specialissimo” il rapporto di Silvestrini con Sant’Egidio, di cui ammirava il carisma diplomatico.

Sant’Egidio e figure vicine al “Gruppo di San Gallo” hanno condiviso e condividono spesso un approccio dialogico e “aperturista” verso il mondo contemporaneo, anche se non c’è evidenza di una sovrapposizione formale o di un “controllo” diretto. Sono reti parallele di influenza vaticana progressista con valori affini (pace, accoglienza, ecumenismo).

In sintesi, Silvestrini ha funzionato da trait d’union di una rete: leader di Villa Nazareth, membro del Gruppo di San Gallo e amico sostenitore di Sant’Egidio.

Il Gruppo di San Gallo (o “Mafia di San Gallo”) ha avuto un ruolo significativo nelle dinamiche che hanno portato all’elezione di Jorge Mario Bergoglio come Papa Francesco.

Già nel Conclave 2005 (dopo Giovanni Paolo II), il gruppo si oppose alla candidatura di Ratzinger. Bergoglio (allora arcivescovo di Buenos Aires) emerse come candidato “anti-Ratzinger” grazie anche a presentazioni di membri del gruppo (Murphy-O’Connor e legami con Martini).

Bergoglio ottenne un buon numero di voti al primo scrutinio, ma rinunciò e Ratzinger fu eletto Benedetto XVI. Silvestrini ebbe un ruolo di coordinamento.

Arriviamo al Conclave del 2013 (dopo le dimissioni di Benedetto XVI). Molti membri o ex membri del gruppo (o cardinali allineati) sostenevano un cambio di rotta. Bergoglio venne eletto al quinto scrutinio.

Figure come Danneels e altri del network furono tra i sostenitori. Silvestrini, pur anziano (muore il 29 agosto 2019), era visto come una delle eminenze grigie del filone riformista.

Silvestrini (1923 – 2019) era diventato una figura centrale dal 2003 circa, subentrando a Martini come “regista” del gruppo. Fonti vicine al network e ricostruzioni critiche (come il libro di Julia Meloni La Mafia di San Gallo) lo descrivono come colui che trasformò il circolo in una lobby più efficace, capace di influenzare orientamenti nel conclave.

Papa Francesco e la “finanza etica”

Guarda caso, Papa Francesco nel 2020 è tra i promotori del Council for Inclusive Capitalism with the Vatican, un’alleanza globale nata per promuovere un’economia più etica e sostenibile.

Ci risiamo con la finanza etica.

Fortemente voluto da Papa Francesco e promossa, tra gli altri, da Lynn Forester de Rothschild, il Council for Inclusive Capitalism with the Vatican, sancisce l’alleanza globale tra Vaticano e finanza.

La stessa finanza che ha lanciato l’ideologia green e climate change, declinata in chiave teorica a Davos (World Economic Forum) e reso operativo dall’Unione Europea.

Consilum

Il Council associa il Vaticano e un gruppo selezionato di leader economici mondiali (i cosiddetti Guardiani). Lynn Forester de Rothschild è stata tra i principali promotori e fondatori del Consiglio, impegnando le grandi multinazionali a operare nel rispetto di criteri di inclusività, equità di genere e sostenibilità.

Sotto la guida di Bergoglio e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, i membri del Consiglio si sono impegnati a incontrarsi periodicamente con il Pontefice per assicurare, a dir loro, che la finanza non degeneri in logiche puramente speculative e usuraie.

La finanza, alla faccia dell’etica, è come l’acqua e segue i percorsi che producono denaro. Il resto è propaganda.

Con l’Enciclica Laudato si’, Bergoglio ha benedetto l’ideologia green, chiudendo il cerchio tra Vaticano e interessi finanziari.

Il triangolo cinese di papa Francesco

Papa Francesco, i rapporti con la Cina e il legame con la Comunità di Sant’Egidio formano un triangolo significativo nel pontificato di Francesco.

La Comunità di Sant’Egidio, fondata da Andrea Riccardi nel 1968, è un movimento laicale cattolico internazionale noto per i suoi pilastri: preghiera, poveri e pace (i “tre P” spesso citati dallo stesso Papa Francesco).

Bergoglio ha sempre mostrato grande sintonia con loro: li ha visitati, incoraggiati e valorizzati, ad esempio nominando membri della comunità in ruoli importanti (come Matteo Bruni alla Sala Stampa Vaticana o elevando al cardinalato Matteo Zuppi). Sant’Egidio è attiva nel dialogo interreligioso, nella mediazione di conflitti (vedi Mozambico) e nell’accoglienza dei poveri e migranti.

Il tema centrale del rapporto con la Cina è l’Accordo Provvisorio del 2018 tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi. Dopo decenni di frattura (dal 1949, con la divisione tra “Chiesa patriottica” controllata dal governo e comunità “clandestine” fedeli a Roma), l’accordo ha introdotto un meccanismo condiviso per le nomine episcopali, con il Papa che conserva un diritto di veto. È stato rinnovato più volte.

La Comunità di Sant’Egidio ha accolto con favore l’accordo del 2018, definendolo un “passo importante per la riconciliazione delle comunità cattoliche” in Cina e un successo di Papa Francesco.

Andrea Riccardi ha commentato pubblicamente l’accordo come un fatto storico che abbatte “muri della guerra fredda”, sottolineando il riconoscimento reciproco tra Santa Sede e Pechino.

La comunità ha organizzato eventi e conferenze sulla Chiesa in Cina, promuovendo conoscenza e dialogo e ha agito come voce di sostegno alla politica di Francesco verso la Cina, in linea con la sua vocazione di “costruttori di ponti” e mediatori.

Va notato che il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede dal 2013 (e cardinale dal 2014), che è stato il principale negoziatore e architetto dell’Accordo Provvisorio tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi, è presidente di Villa Nazareth dal febbraio 2020 e in passato ne è stato anche il direttore negli anni in cui Giuseppe Conte frequentava l’istituto come giovane studente.

Matteo Zuppi e la Comunità di Sant’Egidio

Matteo Maria Zuppi, attualmente arcivescovo metropolita di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dal 2022, è profondamente legato alla Comunità di Sant’Egidio, di cui è stato assistente ecclesiastico generale e con la quale ha collaborato per decenni.

Zuppi proviene da una famiglia con radici ecclesiastiche (nipote del cardinale Carlo Confalonieri) e nel 1973, da studente del liceo Virgilio a Roma, incontra Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio (1968), con il quale inizia a collaborare nel movimento laicale: scuole popolari per bambini emarginati, assistenza agli anziani soli, immigrati, senzatetto, malati terminali, nomadi, disabili, tossicodipendenti, carcerati e vittime di conflitti. Questo incontro segna profondamente la sua vita e lo porta a diventare sacerdote il 9 maggio 1981.

Zuppi per 19 anni è stato vicario parrocchiale (e poi parroco) della Basilica di Santa Maria in Trastevere, cuore storico della Comunità di Sant’Egidio. Dal 2000 al 2012 è assistente ecclesiastico generale della Comunità (succedendo a Vincenzo Paglia).

Nel 1990 – 1992 è tra i principali mediatori (insieme a Riccardi, il vescovo Jaime Pedro Gonçalves e Mario Raffaelli) negli accordi di pace di Roma che pongono fine alla guerra civile in Mozambico (1992).

Nel 2012 Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare di Roma (settore Centro) e titolare di Villanova e nel 2015 Papa Francesco lo nomina arcivescovo di Bologna (successore del cardinale Carlo Caffarra). Creato cardinale da Francesco con il titolo presbiterale di Sant’Egidio (istituito appositamente per lui), Zuppi è eletto presidente della CEI.

Matteo Zuppi è considerato una figura “progressista” nella Chiesa, erede dello stile di Francesco, mantiene un rapporto strettissimo con la Comunità: presiede celebrazioni importanti (come messe anniversario), partecipa alle preghiere per la pace (Ucraina, Medio Oriente, ecc.) e incarna molti dei suoi valori.

La Comunità lo considera uno “dei suoi”, cresciuto al suo interno. Il suo titolo cardinalizio di Sant’Egidio ne è un simbolo ufficiale.  Zuppi ha avuto legami indiretti ma significativi con Villa Nazareth e con il Cardinale Achille Silvestrini.

Non si tratta di un rapporto operativo diretto o di lunga militanza di Zuppi a Villa Nazareth, ma di connessioni attraverso la Comunità di Sant’Egidio e la diplomazia vaticana associata alla tradizione diplomatica “casaroliana” (cardinale Casaroli) e a un certo progressismo cattolico italiano.

Ed eccoci giunti al Partito dei preti in azione

Il cardinale Matteo Maria Zuppi (arcivescovo di Bologna e presidente della CEI) ha legami pubblici, collaborativi e di sintonia con esponenti storici dell’Ulivo e del PD, soprattutto su temi sociali, pace, migrazioni e dialogo.

Non si tratta di militanza partitica diretta (è un prelato), ma di rapporti istituzionali, eventi condivisi e affinità su questioni come inclusione e giustizia sociale.

Walter Veltroni (ex segretario DS, leader dell’Ulivo e del PD) è co-autore del libro Non arrendiamoci (Rizzoli, 2023), un dialogo sui valori del nostro tempo tra il cardinale e l’ex politico. È uno dei legami culturali più diretti e recenti con l’Ulivo.

Non arrendiamoci

Il cardinale Matteo Zuppi e Romano Prodi hanno partecipato insieme all’Iftar Street di Bologna, la grande cena collettiva di fine digiuno della comunità islamica tenutasi in Piazza Lucio Dalla. L’evento, giunto alla sua ottava edizione, ha visto la presenza anche del sindaco Matteo Lepore.

Prodi e Zuppi hanno partecipato insieme all’evento “Governare la Polis”, un partecipato dibattito pubblico tenutosi a Bologna durante l’edizione estiva di Repubblica delle Idee.

Pierluigi Bersani, Enrico Letta, Paolo Gentiloni e altri hanno salutato con grande entusiasmo la sua nomina a cardinale (2019), definendolo un segno di speranza e di attenzione agli ultimi ed è da registrare la sua partecipazione alla Festa dell’Unità di Bologna e ad eventi con figure come Laura Boldrini, sindacati, ARCI e ANPI (commemorazioni della Resistenza, Primo Maggio). Da segnalare anche i rapporti con esponenti come Monica Cirinnà (su pastorale per cattolici omosessuali) e altri su migrazioni e diritti.

Se si osserva la linea politica della CEI non si può non notare la vicinanza al Pd su molti temi.

Per concludere: lo IOR e l’uomo ex Rothschild

Riguardo alla “finanza bianca” la politica attuale del Vaticano è diversa rispetto al passato con meno influenza diretta sulla finanza cattolica. Le banche cattoliche operano in autonomia secondo le regole di mercato e della vigilanza nazionale ed europea. Tuttavia, non è venuta meno l’alleanza con la finanza sui temi del green.

La CEI ha recentemente aggiornato le proprie linee guida sugli investimenti etici e sostenibili, chiedendo che gli investimenti siano coerenti con la dottrina sociale della Chiesa, prestando attenzione agli aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG), ossia agli interessi della finanza internazionale.

Qualcosa vorrà pur dire che l’attuale presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello IOR sia François Pauly, un banchiere lussemburghese con una lunga carriera nel settore bancario europeo. Prima della nomina allo IOR è stato amministratore delegato di Edmond de Rothschild a Ginevra fino al 2023.

Amen.

[i] Giancalo Galli, Finanza bianca, Mondadori.

[ii] Giancalo Galli, Finanza bianca, Mondadori.

[iii] Giancalo Galli, Finanza bianca, Mondadori.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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