Il Parlamento giapponese introduce due misure chiave per stabilizzare la successione ma continua a escludere le donne
Il parlamento giapponese ha promulgato, venerdì 17 luglio 2026, una versione novellata della Legge sulla Casa Imperiale.
Nonostante questa significativa revisione, di carattere storico, la questione più dibattuta del sistema rimane irrisolta: il divieto assoluto di successione femminile, un cambiamento ampiamente sostenuto dall’opinione pubblica.
La prima revisione sostanziale della legge del 1947 introduce due misure chiave per stabilizzare la successione al trono della famiglia imperiale.
Innanzitutto, la nuova legge permette l’adozione di discendenti maschi non sposati di età superiore ai 15 anni provenienti da 11 ex rami della famiglia imperiale che persero il loro status reale dopo la Seconda Guerra Mondiale.
In secondo luogo, essa consente alle donne della famiglia imperiale di mantenere il loro status reale anche dopo aver sposato persone comuni, un diritto già riconosciuto ai loro omologhi maschi.
Nonostante tali cambiamenti storici, la revisione ribadisce il principio fondamentale della Legge sulla Casa Imperiale, che sancisce che il Trono del Crisantemo “sarà ereditato da un discendente maschio in linea maschile appartenente al lignaggio imperiale”.
Questa decisione esclude, di fatto, la Principessa Aiko, figlia unica dell’Imperatore Naruhito, e le due sorelle del Principe Hisahito dalla successione al trono, una limitazione che ha sollevato accese polemiche.
La famiglia imperiale giapponese conta attualmente solo 16 membri, con appena tre eredi diretti dell’Imperatore Naruhito: il fratello minore, il Principe ereditario Fumihito, di 60 anni; il nipote, il Principe Hisahito, di 19 anni; e lo zio, il Principe Hitachi, di 90 anni.
Il futuro della monarchia poggia precariamente sulle spalle del Principe Hisahito, la cui eventuale incapacità di generare un erede maschio non lascerebbe alcun successore secondo le norme attuali.
Per affrontare la pressante minaccia demografica, la nuova legge introduce un meccanismo per reintegrare nella famiglia imperiale i parenti maschi lontani. Pur non potendo questi individui aspirare al trono, i loro discendenti maschi saranno eleggibili alla successione.
Questo apre la strada alla nascita di un nuovo ramo della famiglia imperiale, assicurando, così, la continuità della successione.
La legge è stata approvata nonostante un divario significativo e persistente tra la posizione della coalizione conservatrice al governo e l’opinione pubblica.
Diversi sondaggi d’opinione condotti negli ultimi mesi sottolineano un profondo desiderio pubblico di una riforma più ampia, in particolare per quanto riguarda la successione femminile.
Un sondaggio di Kyodo News di maggio ha indicato che l’83% degli intervistati è favorevole all’istituzione di una successione imperiale femminile.
Analogamente, un sondaggio del Mainichi Shimbun ha rilevato che un totale del 73% è favorevole a una successione imperiale femminile, incluso il 40% che sostiene sia una donna che una successione matrilineare.
Anche un sondaggio dell’Asahi Shimbun ha riscontrato che il 72% è favorevole a modificare le regole per consentire alle donne di salire al trono.
Nonostante questo schiacciante sostegno pubblico, il Primo Ministro Sanae Takaichi, la prima donna a ricoprire tale carica in Giappone, e la sua coalizione conservatrice hanno dato priorità alla preservazione della tradizione della successione maschile, sostenendo che sia essenziale per la legittimità storica della famiglia imperiale.
Questa posizione ha suscitato critiche da parte dei partiti di opposizione, che accusano il governo di insufficiente dibattito parlamentare e di una chiara preferenza per la tradizione rispetto alla volontà popolare.
Anche tra i conservatori, la sentenza ha suscitato polemiche.
Seiichiro Murakami, figura di spicco del Partito Liberal Democratico (LDP), ha criticato la restrizione, definendola “assolutamente oltraggiosa”, perché impedisce alla principessa Aiko di accedere al trono.
Un veterano parlamentare dell’LDP, parlando in anonimato all’Asahi Shimbun, ha ammesso di ritenere personalmente accettabile un’imperatrice, pur riconoscendo che la questione è politicamente “tabù” nel suo partito, per timore di reazioni negative da parte dell’elettorato conservatore.
Per placare le preoccupazioni, la nuova legge prevede una revisione del sistema ogni 30 anni per valutarne la sostenibilità.
Tuttavia, nel breve termine, la principessa Aiko e le sue cugine rimarranno ai margini, con il loro status imperiale garantito, ma la strada verso il trono bloccata da un sistema che ignora la volontà della maggioranza che dovrebbe rappresentare.


Carlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

