Home Politica estera Trump apre allo scenario di una campagna terrestre in Iran

Trump apre allo scenario di una campagna terrestre in Iran

0
campagna terrestre in Iran

Cosa cambierebbe davvero?

Le dichiarazioni di Donald Trump, rilasciate in un’intervista a Fox News, segnano un ulteriore innalzamento del livello di pressione nei confronti dell’Iran.

Il presidente statunitense ha infatti affermato di non escludere un impiego di truppe di terra qualora lo ritenesse necessario, lasciando intendere che un’operazione potrebbe riguardare anche l’isola di Kharg, il principale terminale petrolifero iraniano sul Golfo Persico.

Si tratta di parole che vanno lette più sul piano della deterrenza che come l’annuncio di un’imminente invasione. Una campagna terrestre contro l’Iran rappresenterebbe infatti una delle operazioni militari più complesse degli ultimi decenni.

L’Iran dispone di circa 90 milioni di abitanti, oltre 1,6 milioni di chilometri quadrati di territorio, vaste aree montuose e desertiche e centinaia di migliaia di militari regolari, affiancati dai Pasdaran e dalle forze della mobilitazione popolare.

Molto diverso sarebbe invece il caso di un’operazione limitata su Kharg. L’isola costituisce il principale hub di esportazione del greggio iraniano e, in condizioni normali, gestisce una quota largamente prevalente delle esportazioni petrolifere del Paese.

Un suo controllo temporaneo o la neutralizzazione delle infrastrutture militari presenti avrebbe un impatto strategico rilevante senza richiedere un’avanzata nel territorio continentale.

Trump ha inoltre ricordato che gli Stati Uniti avrebbero già colpito l’isola in più occasioni, precisando di aver evitato gli impianti petroliferi.

Dal punto di vista operativo, Washington dispone nella regione di una rete di basi militari, gruppi portaerei, bombardieri strategici e capacità anfibie che consentirebbero interventi rapidi e circoscritti.

Ben diverso sarebbe sostenere una campagna terrestre prolungata, che richiederebbe decine di migliaia di uomini, una logistica enorme e un costo potenzialmente superiore a quello delle operazioni in Iraq.

Un’escalation attorno a Kharg o nello Stretto di Hormuz potrebbe compromettere una delle principali rotte mondiali degli idrocarburi, con conseguenze immediate sui prezzi dell’energia, sui costi del trasporto marittimo e sull’inflazione.

Le parole di Trump sembrano quindi perseguire un duplice obiettivo: rafforzare la deterrenza verso Teheran e mantenere aperta ogni opzione militare senza impegnarsi formalmente in una guerra di invasione.

La probabilità di una vasta offensiva terrestre resta limitata, mentre appare più plausibile il ricorso a operazioni mirate, forze speciali, sbarchi tattici o interventi condotti insieme ad alleati regionali qualora la crisi dovesse ulteriormente deteriorarsi.

In geopolitica, tuttavia, anche una frase pronunciata davanti alle telecamere può modificare il calcolo strategico degli avversari.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui