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ALESSANDRO NARDIN E LE SUE OPERE CON LE QUALI CI PARLA DI DEBUSSY, ESOTERISTA E MAGO,

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Claude Debussy, esoterista e mago.

Essere o apparire? L’indagine biografica e critica molto spesso e con molta curiosità si è dedicata ad indagare le appartenenze delle grandi figure della storia a società più o meno segrete, basti pensare all’interesse che suscita la figura di Mozart, la cui appartenenza alla massoneria è da sempre oggetto di indagine, sia come mezzo per interpretare la sua produzione, sia come sfondo biografico agli enigmi della sua esistenza.

Tuttavia, appartenere non significa necessariamente essere: occorre sempre domandarsi quanto profondamente abbia agito sull’animo di un artista la pratica di un cammino iniziatico, e per questo, l’indagine documentale può non essere sufficiente. È infatti probabile che, quanto più autentico sia stato un percorso esoterico, tanto più lo stesso sia stato occultato dal praticante.

Da queste premesse nasce l’indagine di Alessandro Nardin sulla figura di Claude Debussy, padre del Novecento musicale e protagonista del variegato mondo culturale francese fin da siècle, un mondo attraversato da tumultuose correnti occultiste cui è risaputo il compositore non fu estraneo.

Dieci anni di studi hanno portato così alla nascita di due titoli: Debussy l’esoterista, pubblicato da Jouvence nel 2016, cui ha fatto seguito il recente e provocatorio  Debussy il mago.

In entrambi i testi, oggetto dell’indagine è in primo luogo il pensiero di Debussy, per come appare dai suoi numerosi scritti, sia critici che personali, solo a partire dal quale si giustificano e si spiegano i legami, diretti o indiretti, che il compositore ebbe con gli Ordini iniziatici a lui contemporanei: Rosacroce, Teosofia, Martinismo, perfino il mitologico Priorato di Sion appaiono così non club esclusivi la cui iscrizione era di tendenza esibire, ma contesti operativi in cui formarsi.

In particolare, in Debussy il mago vengono utilizzati strumenti interpretativi diversi, afferenti la psicologia analitica, la scienza sacra, l’antropologia e, non ultima, la pratica magica: i principali riferimenti diventano così autori quali René Guenon, Jung, Gaston Bachelard e Marius Schneider, i cui lavori di portata universale, guardando a ciò che trascende l’individuo, sia nello spazio che nel tempo, possono offrire di Debussy una lettura totale, permettendo di comprenderne le aspirazioni Trascendenti e Tradizionali.

Vengono così spiegati gli aspetti essenziali dell’esperienza personale e artistica debussyana, in cui musica e mystère si integrano alla luce dei fondamenti dell’esoterismo. Oltre alle pur ricorrenti applicazioni numerologiche, come dimostrate nella sorprendente indagine condotta dall’autore a proposito del preludio La cathédrale engloutie, è possibile individuare in Debussy il ricorso ai due cardini della pratica magico-rituale: il pensare simbolico e l’agire immaginifico, i cui esiti artistici si riconoscono in particolare da un parte nel capolavoro simbolista Pelléas et Mélisande, su testo del mistico e iniziato Maurice Maeterlinck, dall’altra nella sequenza di pagine strumentali, molte delle quali denominate, per l’appunto, Images,

L’esito di questo studio è dunque un’indagine degli strati più profondi dell’uomo Debussy, un artifex che ha sempre guardato silenziosamente all’Assoluto, facendosene umile strumento attraverso i suoni.

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  • Redazione

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