Home Cultura ADRIANO OLIVETTI, IMPRENDITORE ILLUMINATO

ADRIANO OLIVETTI, IMPRENDITORE ILLUMINATO

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di Gianvito Caldararo

Era il 22 gennaio del 1809 quando Ugo Foscolo, apriva la sua orazione inaugurale per la cattedra di eloquenza all’Università di Pavia, con le seguenti parole: “O italiani, io vi esorto alle storie”. E nel giugno del 2006 tale appello è accolto da Gianni Locatelli, giornalista e dirigente d’azienda, per descrivere le storie degli imprenditori. Cioè di quegli italiani che impiegando capitali propri o gestendo capitali pubblici, hanno costruito una Repubblica con un sistema industriale, che pur tra alti e bassi, ha collocato l’Italia tra i dieci Paesi più ricchi del mondo.

E una delle storie raccontate è proprio quella di Adriano Olivetti, che oltre ad essere un industriale, è stato anche uomo di cultura, intellettuale ed editore. Locatelli scrive che Olivetti, che “le sue idee, l’attività e le sue intuizioni hanno avuto un profondo impatto dal difficile dopoguerra fino al boom economico del Paese, che lo vede protagonista fino alla morte prematura avvenuta nel 1960, nel pieno di una vita vulcanica e operosa sempre animata dall’ansia della modernizzazione e del miglioramento dei rapporti tra lavoratori e industria”.

Adriano Olivetti si laurea al Politecnico di Torino in chimica industriale e, nel 1924, inizia il suo percorso nell’azienda paterna, fondata da Camillo Olivetti nel 1908, geniale ed eclettico ingegnere, che fonda la Olivetti, che come osserva Locatelli, “è la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”.

Adriano entra nell’azienda paterna come operaio apprendista. L’esperienza lavorativa segna la sua vita di uomo e di imprenditore, tanto che, alcuni anni più tardi, quando la Olivetti è ormai un colosso internazionale ricorda quei giorni dicendo: “Per lavorare in azienda bisogna capire il nero dei lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager. Non si può dirigere se non si sa cosa fanno gli altri”. Adriano Olivetti viene profondamente influenzato anche da un’altra esperienza, per ceri versi rivelatrice: dopo l’anno di apprendistato, lascia Ivrea per un viaggio negli Stati Uniti.

Oltreoceano ha la possibilità di toccare con mano il mondo industriale americano, di visitare fabbriche moderne, avanzate dal punto di vista tecnologico e soprattutto sotto il profilo del rapporto con i dipendenti. Tornato in Italia, si impegna così per trasformare l’azienda di famiglia in una impresa all’avanguardia, sensibile alla gestione di impiegati ed operai, trattati dal punto di vista umano prima ancora che come risorse produttive. La Olivetti viene trasformata completamente. E molto peso viene dato a una nuova risorsa: la pubblicità.

Nel 1931, anno in cui Adriano Olivetti compie il suo viaggio nell’Unione Sovietica, introduce nella organizzazione aziendale il “Servizio Pubblicità”, che si avvale di importanti artisti e designer. L’effetto delle trasformazioni è un aumento significativo della produttività e delle vendite. E anche del tasso di innovazione: nel 1932 la nuova Olivetti partorisce la prima macchina portatile, la MP1. Alla fine di quell’anno, Adriano viene nominato direttore generale dell’azienda, di cui diviene presidente nel 1938, subentrando al padre Camillo.

Il periodo d’oro della creatività della Olivetti è quello che va dalla fine degli anni ’40 alla fine degli anni ’50: la casa di Ivrea sforna prodotti destinati ad entrare nella storia, veri oggetti di culto per la bellezza del design ma anche per l’eccellenza tecnologica e la funzionalità elevata. Tra queste meraviglie ci sono la Lexikon 80, la macchina da scrivere portatile Lettera 22 (la più amata da noto giornalista Indro Montanelli , premiata nel 1959 da una giuria di designer come il migliore tra i cento prodotti di punta dell’ultimo secolo), la calcolatrice Divisumma 24.

Adriano Olivetti non soltanto un uomo di industria, ma frequenta gli ambienti della cultura liberale e riformista, collabora alle riviste “Tempi Moderni” e ” L’Azione Riformista” ed entra in contatto con Piero Gobetti e Carlo Rosselli. La passione per il sociale traspare in tutta l’esistenza di Olivetti, con la fondazione di una case editrice (la Nei -Nuove Edizioni Ivrea, poi trasformata nel 1946 nella Edizioni Comunità) e in diverse opere, alle quali si affiancano lavori nell’urbanistica, la politica, l’organizzazione del lavoro.

Fonda il Movimento Comunità, che diventa lo strumento per proporre nuovi equilibri sociali, politici ed economici tra i poteri centrali e le autonomie locali. Olivetti si presenta alle elezioni amministrative e diviene sindaco di Ivrea e alle politiche del 1958 risulta eletto alla Camera dei deputati. Adriano Olivetti è ricordato anche per aver istituito il Comitato di Gestione, per molti anni l’unico esempio di organo paritetico tra datori di lavoro e dipendenti per la gestione dei finanziamenti per i servizi sociale l’assistenza.

Nel 1956 Olivetti riduce la settimana lavorativa da 48 a 45 ore, a parità di salario, in anticipo sui contratti nazionali di lavoro. Nel Canavese partecipa alla realizzazione di quartieri residenziali per i dipendenti, musei, biblioteche e mense. Opere realizzate con l’intervento dei più grandi architetti dell’epoca, quali: Figini, Pollini, Zanuso e Gardella. Di pari passo crescono le dimensioni dell’azienda e la sua vocazione internazionale. La intensa attività di ricerca porta alla realizzazione, nel 1959, dell’Elea 9003, il primo calcolatore elettronico italiano, prodotto e sviluppato nel laboratorio di Borgo Lombardo. E nel 1959 compie l’atto finale della sua esistenza: compra l’americana Underwood (11 mila dipendenti), l’azienda alla quale il padre Camillo si era ispirato nei suoi primi passi da imprenditore: è l’allievo che supera il maestro. L’anno dopo, Adriano Olivetti, muore improvvisamente, durante un viaggio in treno tra Milano e Losanna. Lascia una impresa presente su tutti i mercati più importanti con 36 mila dipendenti, di cui oltre la metà all’estero.

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  • Redazione

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