
di Sergio Pizzolante
L’immagine, il ricordo, l’idea che ho di Forlani è soprattutto una: era una persona seria.
Era una persona composta, elegante, mai fuori tono, le parole misurate, riservatezza assoluta.
E della stampa e delle televisioni.
Mai un annuncio, una promessa, che non fossero certezze assolute, acquisite, fatti.
Equilibrio. Sempre.
Lealtà con gli amici e gli avversari. Sempre.
La Dc è stata, col Psi e i partiti laici, l’intervallo fra il gelo del Fascismo e il surriscaldamento globale che da Tangentopoli in poi ha scomposto e decomposto la politica italiana.
È stato un intervallo, guardato con gli occhi della storia, breve, brevissimo. Dagli anni 50 agli 80.
Quarant’anni scarsi.
In questi quarant’anni l’Italia passo’ dalla miseria assoluta dopo la guerra, al quinto posto fra le potenze economiche del mondo.
Membro fisso del G7.
Diventammo grandi.
Eravamo straccioni che avevano fatto la guerra schierandoci con i carnefici.
Diventammo un Paese forte e rispettato nel mondo.
Quando la storia sarà raccontata dagli storici, dai giornalisti, dai politici seri che non hanno partecipato alla distruzione della storia, tutto questo sarà più chiaro.
Forlani è stato un grande protagonista di questa storia.
Potrà sembrare incredibile che uno serio, pacato, moderato, gentile, signore, sia potuto diventare leader politico del più grande partito italiano e Presidente del Consiglio e Ministro degli esteri.
Sembrerà incredibile ma è così.
Nella Prima Repubblica poteva succedere.
È successo.
Si chiamava Forlani e purtroppo ieri ci ha lasciati.





