
di Guglielmo Brighi
A OCCHI APERTI Sogni Letterari nel Rinascimento di Lavinia Spalanca
Collana: Lingue e Letterature Carocci editore Roma
Narrare un’intera epoca su basi sensoriali ed oniriche.
Il sonno dunque, il sogno certamente.
Ma come si articolava questo rapporto? Ce lo spiega con una narrazione davvero stimolante Lavinia Spalanca, docente all’Università degli Studi di Palermo.
Immaginario e ricorso al dormiveglia all’origine della tradizione letteraria rinascimentale? Se consideriamo l’eredità metafisica dantesca con la sua Commedia, è facile riconoscere un precipitato delle esperienze immaginifiche e fantastiche agli inizi dell’età moderna. Facile anche intravvedere elementi di sovversione tipici dell’attività onirica.
Il sincretismo rinascimentale sembra esplodere nell’opera di Francesco Colonna, frate domenicano a Venezia: la sua Hypnerotomachia Poliphili è considerata il testo base dell’ impianto letterario onirico di fine XV°secolo.
Un viaggio iniziatico alla ricerca della donna amata, un giardino rinascimentale della mente che Aldo Manuzio manda in stampa nel 1499.
L’opera è nota per essere riconosciuta come il più bel libro del Rinascimento.
Il volume scandaglia ( non potrebbe non farlo! ) le implicazioni tra arte e sogno, elemento centrale non nuovo della espressione figurativa.
Una forte connotazione simbolica, ad esempio, la ritroviamo nelle stravaganti “grottesche”, le particolari decorazioni parietali di età imperiale: allegorie, trasmutazioni, nuove esperienze estetiche.
L’arte combinatoria che genererà presto la nuova “vis immaginativa” dell’uomo nuovo.





