Home Politica A PROPOSITO DEGLI SCONTRI TRA ORDINI…

A PROPOSITO DEGLI SCONTRI TRA ORDINI…

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di Paolo Raffone

Dal punto di vista sostanziale l’ordine implica un insieme di elementi disposti e regolati in modo da risultare tra loro connessi e finalizzati tutti al conseguimento di un determinato scopo.

In tal senso, un ordine che si definisca universale può essere composto da un insieme di ordini che tendano all’unitarietà complessiva verso un comune scopo.

Le scienze naturali e formali confermano questa definizione di ordine, a prescindere o meno di una collocazione gerarchica di ciascuna figura d’ordine.

Nelle scienze umane l’esistenza di un ordine si manifesta attraverso un ordinamento di principi etici e politici la cui osservanza e attuazione è ritenuta indispensabile per l’esistenza dello stesso ordinamento.

La chiave per l’esistenza di un ordine unitario per uno scopo comune è la giustizia che, sin dall’antichità (stoicismo), nasceva dall’intuizione dell’esistenza di una corrispondenza tra l’ordine dell’universo (divino o naturale) e l’ordine che deve governare le relazioni tra gli uomini. Una dottrina ripresa fino alla lex aeterna di Tommaso d’Aquino che introdusse il concetto di “giustizia dinamica” successivamente ripreso e consolidato in epoca moderna, con la secolarizzazione, nel concetto di “uguaglianza” che ne costituisce l’essenza, allo stesso tempo un presupposto e un obiettivo, e che va dunque continuamente perseguita e ripristinata.

Il progredire dello sviluppo umano ha portato ad una maggiore complessità degli ordini e, conseguentemente, della tendenza all’unitarietà.

La gestione della complessità nell’ambito di ciascun ordine, e nel quadro di un ordine universale, non poteva più realizzarsi se non attraverso la ricerca dell’equilibrio.

È stato così che, come per il naturale equilibrio ecologico e biologico, anche nelle scienze umane l’equilibrio venne a porsi nei rapporti intercorrenti fra i diversi soggetti, interessi e valori nell’ambito di organizzazioni complesse.

Agli inizi prevalse un’accezione contrattualistica per cui il concetto di ordine sociale coincideva con quello di consenso in funzione del patto originario che fondava la società civile. Nei nostri tempi, l’ordine è considerato in relazione alle dinamiche di conflitto che caratterizzano la società di mercato, risolvendosi o come ‘effetto non intenzionale delle azioni umane’ (R. Boudon), o come esito della ‘istituzionalizzazione programmata dei conflitti’ (R. Dahrendorf). Obiettivo contemporaneo della ricerca di equilibrio resta la stabilità.

In realtà, nella politica internazionale la stabilità di un ordine fu ricercata già con la pace di Lodi (1454), fu ripresa successivamente per opporsi al tentativo di monarchia universale della Spagna prima e della Francia poi e trovò la sua classica formulazione soprattutto in Inghilterra all’inizio del XVIII sec., durante la guerra per la successione spagnola; fu poi uno dei cardini del Congresso di Vienna (1814-15). Il sistema degli Stati europei, fondato sull’equilibrio, caratterizzò l’ultimo lungo periodo di pace in Europa (1871-1914). Dopo la Seconda guerra mondiale si è parlato nuovamente di equilibrio politico con riferimento al rapporto di forze tra URSS e USA.

Dalla dissoluzione dell’URSS (1991) abbiamo assistito a due goffi e fallimentari tentativi di ordine che, senza equilibrio, si sono dimostrati piuttosto instabili. Il primo, teorizzato nei primi anni ’80 dagli Stati Uniti di guidare un ordine egemonico universale al quale tutti gli altri avrebbero naturalmente aderito, è stato messo in discussione da forze terribili e terrificanti che reclamavano un’identità tradizionale (2001) ed è imploso nella crisi finanziaria (2006-2008). Il secondo è risorto con lo sdoganamento dell’unificazione della Germania, quella occidentale su quella orientale, che nella ricostruzione del Lebensraum ha condotto al ritorno della guerra in Europa (disgregazione della Jugoslavia, 1991-1995) seguita poi dal tentativo di un ordine egemonico regionale denominato impropriamente “Unione europea” (2010), e in tempi più recenti alle tensioni con la Federazione Russa fino ad una nuova guerra in Europa (Ucraina, 2008-2014-2022- …).

Al fallito ordine universale statunitense e di quello regionale germanico si sono succeduti eventi destabilizzanti, tuttora non riequilibrati. Tra i primi c’è l’emergenza progressiva di forze quasi scismatiche, sia geopolitiche (Turchia, Cina, India, Russia, BRICS+) sia teologiche (scontro tra tradizionalisti conservatori cristiani – cattolici, ortodossi, riformati, evangelici – e l’establishment universale – papato, finanza vaticana). Tra i secondi ci sono la profonda crisi del progetto di “unità europea” e la fine della pace settantennale in Europa, la regressione economica e sociale europea con il possente riaffacciarsi dei populismi (di destra e di sinistra) in reazione all’austerità e l’inflazione, e il declino della Germania come potenza egemone regionale accompagnato da crescenti interessi statunitensi, russi e cinesi in Europa.

Da ultimo, cito dei fatti di cronaca di questi giorni. Da un lato le cronache dello scontro in atto in Vaticano tra ordini tradizionalisti conservatori e ordini progressisti ecumenici, con le potenti lobby cattoliche americane che si contrappongono a papa Francesco e ai gesuiti. Dall’’altro lo scontro avvenuto apertamente in Italia tra ordini iniziatici della fratellanza universale, con il più antico e grande degli ordini, il rito scozzese, radicato e potente negli Stati Uniti, che è stato separato dalla unitarietà del Grande Oriente d’Italia da poco riammessa al tempio di St. Paul. A chi conosce più di me lascio tracciare convergenze e divergenze tra queste cronache che, almeno temporalmente, sembrano non causalmente coincidere.

Siamo in presenza di una situazione molto complicata, a tutti i livelli degli ordini, nazionali, regionali, e universali. Come ho scritto di recente, solo la maestria di grandi illuminati potrà cercare di evitare che dallo scontro tra ordini si passi allo scontro fisico generale.

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