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JUNG E LO GNOSTICISMO

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di Maria Grazia Monaco
“Duemila anni fa alcune sette mediorientali sostenevano di essere depositarie di un insegnamento esoterico segreto, impartito da Gesù stesso ad alcuni eletti come Maria Maddalena, Giacomo, Tommaso e Giuda: nacquero così i vangeli gnostici, che rivoluzionavano radicalmente le dottrine del cristianesimo ufficiale. Il simbolo di questo movimento non era la croce, bensì il serpente, mitico portatore della Conoscenza.
Lo gnosticismo è la convinzione che gli esseri umani contengano dentro di loro una porzione di Dio (il bene supremo o una scintilla divina), caduto dal mondo immateriale nei corpi degli uomini. Tutta la materia fisica è soggetta a decadimento, putrefazione e morte. I corpi e il mondo materiale, creati da un essere inferiore, sono quindi malvagi. Intrappolate nel mondo materiale, ma senza conoscerlo, le parti di Dio hanno bisogno della conoscenza (gnosi) per comprendere la loro vera condizione. Quella conoscenza deve provenire dall’esterno del mondo materiale e l’agente che la porta è il salvatore o redentore.” (Da: Il serpente e la croce, di Paolo Riberi).
 
Alcuni principi e dogmi principali del Cristianesimo, costituiscono esempi di come ad un certo punto lo spirito del tempo si cristallizza, le idee diventano obsolete e, non corrispondendo più alla reale situazione del collettivo, diventano pertanto dei pregiudizi.
Quando le idee invecchiano, così come quando ci creiamo dei pregiudizi personali o così come l’inconscio individuale produce dei sogni, l’inconscio collettivo produce delle visioni, idee compensatrici che premono per un mutamento della coscienza collettiva che si è sclerotizzata nei dogmi
Lo gnosticismo ha costituito una compensazione delle idee che si stavano cristallizzando attraverso la dottrina dei padri della chiesa: gli gnostici erano Cristiani del I e II secolo che diedero origine ad una corrente antagonista rispetto all’insegnamento dogmatico della chiesa che accusò tale movimento di eresia. Le idee gnostiche, represse nel corso della millenaria storia del Cristianesimo, sono sempre tornate alla superficie così come di notte vengono alla superficie determinati motivi attraverso i sogni.
Il concetto fondamentale dell’insegnamento della chiesa è che Dio è una trinità superiore, orizzontale, esclusivamente spirituale e maschile. Gesù, figlio di Dio, una sola volta ha avuto la rivelazione, dall’alto verso il basso; l’essere umano ha il compito di ricettore di tale rivelazione: a lui è richiesta la fede nella rivelazione e non l’esplorazione, la ricerca della conoscenza di Dio; Dio viene quindi definito una volta per tutte, per l’eternità in modo immutabile non suscettibile di cambiamento.
Per gli gnostici, invece, alla divinità corrisponde un Dio che è padre e madre, cielo e terra, spirito e istinto in cui l’essere umano esplica una funzione di mediazione tra questi due opposti; la divinità gnostica rappresenta più un’unità duale verticale che orizzontale al cui centro sta l’uomo per cui, per gli gnostici, ogni essere umano è potenzialmente in grado di ricevere la rivelazione da questa divinità che scorre dal basso (la madre, la terra) verso l’alto (il padre, il cielo); l’essere umano è così parte attiva. L’idea di Dio diventa dinamica, in continua trasformazione e costruzione e l’uomo è parte di questa costruzione.
Gli gnostici quindi riconoscevano la capacità umana di meditare sull’immagine divina e si sforzavano quindi di acquisire una conoscenza di Dio attraverso una conoscenza sempre più profonda e completa di sé stessi.
All’età di dodici anni, attraversando la piazza del duomo di Basilea in un giorno di sole, Jung si fermò ad ammirare il tetto della cattedrale, da poco restaurato, con le sue tegole rilucenti. A un tratto sentì irrompere dentro di sé un pensiero terribile e peccaminoso, che riuscì però a respingere. Dopo essere rimasto diversi giorni in preda all’angoscia, finalmente si convinse che era Dio stesso a volere che formulasse quel pensiero, così come era stato per un disegno divino se Adamo ed Eva avevano peccato. Permise dunque al suo pensiero di farsi strada in lui, e vide allora Dio, assiso sul suo trono, lasciar cadere sulla cattedrale una gigantesca massa di sterco, che ne sfondava il tetto distruggendola. Dopo aver avuto questa visione, Jung provò un senso di gioia e di sollievo mai sperimentato prima. Sentì di aver avuto un’esperienza del «Dio vivente che sta- libero e onnipotente- al di sopra della sua Bibbia e della sua stessa Chiesa», e di aver scoperto la sua vera responsabilità nel momento stesso in cui si era trovato solo dinnanzi a Dio. Si rese conto d’aver vissuto proprio quell’esperienza diretta e immediata di Dio che a suo padre era mancata. Fu proprio questo senso di elezione che condusse Jung a un definitivo disincanto nei confronti della Chiesa, culminato in occasione della prima comunione. Era stato indotto a credere che avrebbe vissuto un’esperienza straordinaria: invece, niente. «Per me – concluse – [quella cerimonia] non aveva nulla a che fare con la religione e Dio ne era assente. La chiesa era un luogo in cui non dovevo più andare. Lì per me non c’era vita, ma morte». Ebbe inizio così un periodo di voraci letture, tra le quali ebbero in lui una particolare risonanza il Faust di Goethe e, in ambito filosofico, Schopenhauer: il primo perché aveva preso sul serio, in Mefistofele, la figura del Diavolo, il secondo perché aveva saputo riconoscere l’esistenza del male ed esprimere il dolore e la miseria del mondo.
(Stralcio da: Sonu Shamdasami, introduzione al Libro Rosso).
Per Jung, l’archetipo dello Spirito, quando si indaga dal punto di vista scientifico, ha un aspetto ambivalente (alto/basso, chiaro/scuro, buono/cattivo); postulando uno Spirito superiore, i padri della Chiesa separarono il lato scuro, terreno e femminile di questo archetipo e questo cadde nell’ombra trasformandosi nel diavolo. Separando la luce dall’ombra si condanna l’ombra a diventare negativa: quello che succede nella psiche individuale, quindi, avviene nella psiche collettiva.
Questa scissione dell’archetipo dello Spirito ebbe come conseguenza la scissione dualistica spirito/materia: lo spirito, verso l’alto, come qualcosa di buono, puramente maschile e la materia, verso il basso, come qualcosa di male, femminile. L’idea compensatrice che gli gnostici svilupparono in conseguenza di questa scissione fu che lo spirito è celato nella materia, che la materia è spirituale.
Jung fu definito il “mistico senza religione”, il “profeta gnostico”. La sua è una religione che prende le distanze dai dogmi della chiesa e invoca una spiritualità che viene dal profondo. Diceva: il “divino” è aldilà della Bibbia, delle Chiese, delle religioni istituzionalizzate, delle tradizioni, le cui leggi e dogmi nutrono prevalentemente gli spiriti immaturi. Il “divino” invece deve essere attinto solo da una ricerca “spirituale” interiore e soggettiva.
In Psicologia e Alchimia spiega il perché gli dei pagani sono, per lui, le guide privilegiate della pratica analitica: «I grandi avvenimenti del nostro mondo… non respirano lo spirito del cristianesimo, bensì quello d’un paganesimo nudo e crudo», giacché «la cultura cristiana ha dimostrato di essere vuota in un modo spaventevole», «una lacca esterna» mentre «interiormente dominano divinità arcaiche». Nel Saggio d’interpretazione psicologica del dogma della Trinità, manifesta tutto il suo gnosticismo dicendo che la Trinità teologica sarebbe incompleta senza la sua Ombra, l’opposto di Cristo, il diavolo. Ma Jung, pur muovendosi per «rovesciare la tradizione» e far trottare «il gregge pavido e distratto» lontano dal «vecchio sentiero», in tutto il suo Libro Rosso, esalta la figura di Cristo e la pone come ‘meta’ della via di quel che ha da venire…
“Con il cristianesimo non siamo arrivati alla fine semplicemente mettendolo da parte. Mi sembra che di esso resti più di quanto possiamo vedere. Abbiamo combattuto il Cristo, l’abbiamo destituito e ci siamo sentiti vincitori. Ma lui è rimasto in noi e ci ha soggiogato. Tu puoi abbandonare Cristo, ma lui non ti abbandonerà. Il tuo volerti liberare di lui è un illusione. Cristo è la Via. Tu puoi compiere certamente delle deviazioni, ma poi non sei più sulla Via. La via di Cristo finisce sulla croce. Perciò siamo crocefissi con lui in noi stessi. Insieme a lui attendiamo la nostra resurrezione fino alla morte. Con Cristo chi è in vita non sperimenta risurrezione alcuna, se non dopo la morte.” (Jung, Libro Rosso, La follia divina.)

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