
Un terrorista su sei è clandestino. Oppure è un regolare falsamente integrato.
È un quadro inquietante quello che emerge dal rapporto 2023 sul terrorismo e il radicalismo in Europa.
«Siamo esposti da anni alla contaminazione jihadista» rileva lo studio e anche se non è possibile stabilire un nesso diretto tra flussi migratori e attentati, ci sono parecchi legami tra migranti che aderiscono alla jihad e che emigrano per colpire.
L’Osservatorio sul radicalismo traccia una sorta di identikit dei soggetti che, dal 2001 ad oggi, hanno seminato morte e terrore in Occidente con attentati e minacce.
Dei 138 terroristi presi a campione, la metà sono migranti regolari, il 26% sono immigrati di seconda o terza generazione. E il 16% sono immigrati irregolari, arrivati per lo più da Tunisia e Marocco. Quest’ultimo dato è in aumento. «Gli irregolari sono saliti al 32% dei responsabili nel 2022 – spiegano i relatori – È anche significativo il numero di convertiti europei all’Islam: il 6% degli attaccanti. Complessivamente, il 73% dei terroristi sono residenti regolari, mentre il rapporto tra immigrati irregolari e terroristi è di uno a 6. Inoltre, nel 4% degli attacchi sono stati impiegati bambini minori tra gli attaccanti».
Il 37% dei terroristi era già noto ai servizi di intelligence europei, l’11% di quelli che hanno colpito nel 2022 ha un passato in carcere.
Il ruolo giocato dai recidivi già condannati per terrorismo – non è trascurabile: erano il 3% nel 2018, il 27% nel 2020.





