
di Angelo Ciccarella
La Natura, sin dal Mattino del Mondo, ci offre poteri infiniti e bellezza ridondante, ma qualcuno ci ha nascosto la via d’accesso. Come riconquistarci il maltolto? Attingendo alla magia.
“Magia” è termine oggi privo di nessuna considerazione, relegato nell’ambito della superstizione e dell’inganno. Per la cultura egemone, la magia la inserisce nello studio etnologico delle credenze animistiche presso antiche comunità tribali; oggi, gli aborigeni dell’Australia e gli indi dell’Amazzonia rappresentano gli ultimi testimoni di un passato magico.
Ricordo ancora lo psichiatra Morelli che durante una trasmissione della RAI irrideva un sensitivo. Ma il noto vanesio catodico e direttore di “Riza psicosomatica”, nei suoi libri più che discettare di psicologia non va oltre una ‘new age’ di maniera. Piero Angela in tanti anni di “onorata” attività, avrebbe messo la pietra tombale su ogni fenomeno e dottrina paranormale e magica. Insomma, la conoscete la solfa. Viviamo in era digitale, quantistica, transumanista, che ci facciamo con questo rimasuglio passatista?
Scandurra mi ha trasmesso un bagaglio conoscitivo e soprattutto pratico, fatto di visualizzazioni, modulazioni del respiro, manipolazioni dell’energia emotiva, e così via. La magia è un processo di allineamento con la fonte della Creazione. È la forma definitiva di auto-miglioramento, cui si riferiscono le tradizioni quando parlano di raggiungere l’illuminazione, di sperimentare il nirvana o di varcare il palazzo chiuso del Re. Guénon distingue tra magia e via iniziatica. Comprendo benissimo la differenza di livello tra trascendente e immanente, tuttavia la magia è la possibilità concreta di raffinare la propria “energia” individuale, quel quid che sostanzia e dà forma al nostro essere. Magia non è rafforzare l’ego, anzi, è metterlo ai margini. E poi, parliamoci chiaro, ve la dico come me la sento: il piano fisico della Realtà non è meno sacro o santo dei piani sottili, almeno come lo concepiscono preti e metafisici. Mi spiego. È abbastanza difficile concentrarmi sul diventare tutt’uno con l’Assoluto quando mi puzzo di fame, quando non ho una lira per pagare le bollette, o sono preoccupato per la mia incolumità. Cosa c’è di malvagio ad usare potenze iperfisiche (le meraviglie della Natura) per migliorare la mia vita sul piano ordinario? Vi è tanto da imparare dal regno fisico quanto da quello eterico. Dio ci ha collocati quaggiù per sperimentare e padroneggiare ogni aspetto della nostra esistenza, non per sfuggirla. Essere poveracci, malati e soli non ci rende più santi che vivere in prosperità, sani e circondati da coloro che ci amano. Poter usare cose e mezzi non vuol dire divenirne schiavi. Dipende dal nostro grado di risveglio.
La vita vera è qui e altrove. Nessuna fuga dal mondo è consentita, ma viaggiando ai centri della Terra si giungerà al lato profondo delle cose.
Quando visualizzo un simbolo e lo proietto all’esterno, devo prima “magnetizzarmi”, cioè caricarmi di volontà e desiderio, così da attrarre come calamita l’obiettivo prefisso. Per esempio, assorbire l’energia di Giove per attirare a me o a chi ne abbisogna la prosperità è lecito ed etico, mentre se usassi l’energia di Saturno per fare del male al mio fastidioso vicino, è immorale e significa che sto accogliendo tale forza nella mia aura, ed è inevitabile assorbirne una certa misura. È come mettermi del veleno in bocca e sputarlo su qualcun altro: inevitabilmente ne inghiotterò un po’. Meglio proteggermi dalle calunnie del collega che inviargli malevoli pensieri. Lo scudo che para il colpo e lo rilancia è più efficace della spada, a volte.





