
di Achille Nobiloni
Sul fatto che non riconoscere l’adeguamento al tasso d’inflazione per le pensioni al di sopra di 2.000 euro e poco più equivalga praticamente a un furto perché sui redditi più alti già si pagano aliquote IRPEF progressive più alte ho già scritto più volte (https://www.nuovogiornalenazionale.com/…/13573-pensioni…), spiegando che non riconoscere integralmente l’aumento dell’inflazione vuol dire far pagare i pensionati due volte e tassare quel poco di adeguamento ridotto che viene riconosciuto vuol dire farli pagare una terza volta!
L’Italia però è un Paese fantastico dove avviene di tutto e ci si abitua a tutto come al fatto che non so più da quanti decenni ormai, con l’acconto fiscale (mi pare del 95 o addirittura 98%) gli italiani pagano le imposte con un anno di anticipo, il che vuol dire che quest’anno, 2023, un professionista paga al Fisco il saldo delle imposte dovute per i redditi del 2022 già anticipate quasi per intero, e paga in anticipo le imposte sui redditi prodotti quest’anno… ancor prima di aver finito di produrli.
Per chi lavora già da anni la cosa è meno evidente, perché ha anticipato allo Stato un anno di imposte (ma in caso di morte verrà restituito agli eredi?) e ora paga ogni anno il saldo dell’anno prima e l’acconto (95%) di quest’anno e quindi quasi non se ne accorge, ma il professionista che ha iniziato a lavorare a inizio 2023 l’anno prossimo, 2024, pagherà le imposte sul reddito 2023 e anticiperà quelle sul reddito 2024 (presunto uguale al reddito del 2023) e quindi, in pratica, pagherà due volte… facendo una specie di prestito allo Stato (ci sarebbe da chiedersi se queste entrate fiscali non dovute vengono conteggiate o meno nel debito pubblico)… ma ormai nessuno dice più niente e va bene così.
Di questo passo andrà a finire che ci chiederanno di pagare in anticipo anche le imposte del 2025 e non solo quelle del 2024… tanto noi italiani ci beviamo tutto senza protestare come si dovrebbe.





