Dopo Zapatero, perquisita la sede del Partito socialista spagnolo per finanziamenti illeciti
Martedi El Mundo ha messo in prima paginai gioielli, gli orologi di lusso e i documenti che la polizia spagnola ha sequestrato il giorno prima nello studio dell’ex premier José Luis Rodriguez Zapatero.
Sono gli ultimi, clamorosi sviluppi dell’inchiesta che vede indagato l’ex leader socialista nel caso Plus Ultra sul salvataggio finanziario, con finanziamenti pubblici, dell’omonima compagnia aerea nel 2021.
Il giudice José Luis Calama, della Corte nazionale, ha indagato Zapatero per organizzazione criminale, falso e traffico di influenze, e lo ha citato per un interrogatorio il 2 giugno prossimo.
Un vero e proprio scandalo, quindi, che agita la politica iberica e si aggiunge ad altre vicende che in passato hanno toccato il PSOE (come l’inchiesta per corruzione della moglie dell’attuale premier Pedro Sánchez), complicando ulteriormente le sorti dell’esecutivo di Madrid.

Non bastasse, da ieri mattina gli agenti dell’UCO, l’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil, sono nella sede centrale del PSOE alla ricerca di prove sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti dal partito del primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sánchez.
Quando, all’alba, arrivano le prime indiscrezioni sulle perquisizioni, Sánchez è a Roma per incontrare il Papa, coincidenza che dà un’eco mediatica ben maggiore del solito all’ennesimo nuovo capitolo della lunga serie di inchieste per corruzione che stanno colpendo i vertici del PSOE o figure vicine a Sánchez, inclusi il fratello David e la moglie Begona Gomez.
L’inquilino della Moncloa, da parte sua, esclude un voto anticipato che paventa possa portare il Paese iberico alla “paralisi”.
Il filone d’indagine legato all’operazione di ieri è il cosiddetto caso ‘Leire Diez’, dal nome di una faccendiera iscritta al PSOE accusata di aver formato insieme a Vicente Fernandez, ex presidente della società spagnola per le partecipazioni statali (SEPI) e al proprietario dell’opaca impresa di servizi Servinabar, Antxon Alonso, un comitato d’affari autodefinitosi Hirurok (“noi tre”, in basco) che avrebbe manipolato “diverse procedure all’interno della pubblica amministrazione, a proprio vantaggio o a vantaggio di terzi.
Diez, Fernandez e Alonso erano stati arrestati a dicembre con l’accusa di appropriazione indebita, traffico di influenze e criminalità organizzata. I tre sospettati sono stati poi rilasciati con misure cautelari: comparizione in tribunale ogni due settimane, confisca dei passaporti e divieto di espatrio.
I membri del gruppo ‘Hirurok’ avrebbero sfruttato le loro posizioni e la loro influenza politica per ottenere “il massimo profitto finanziario attraverso la riscossione di commissioni”, si legge ancora negli atti dell’accusa.
Chi sono gli altri esponenti politici coinvolti nelle perquisizioni?
Diez è inoltre indagata presso un tribunale di Madrid per una presunta campagna di diffamazione contro i pubblici ministeri e il capo dell’UCO, Antonio Balas, al fine di ostacolare le indagini sul suo conto. Alonso è invece accusato di essere stato socio in affari dell’ex segretario organizzativo del PSOE, Santos Cerdan, in un presunto giro di tangenti per l’assegnazione di appalti pubblici.
Anche l’abitazione di Cerdan è stata perquisita dalle forze dell’ordine, insieme al domicilio di un altro imprenditore coinvolto nel caso ‘Leire Diez’, Javier Perez Dolset, e all’ufficio madrileno dell’ex vicepresidente dell’Andalusia, Gaspar Zarrias.
Quest’ultimo, interrogato dai magistrati due anni fa, aveva affermato di aver incaricato Diez di condurre un’inchiesta giornalistica per verificare se il PSOE e l’ex commissario di polizia José Villarejo fossero coinvolto nel caso ‘Ere’, ritenuto uno dei maggiori scandali di corruzione della storia della Spagna democratica.
L’8 maggio scorso Santiago Pedraz, giudice dell’Audiencia Nacional, avevo prorogato di un altro mese il segreto istruttorio sulle indagini sul gruppo Hirurok, che si intreccia poi con un’ulteriore inchiesta: il cosiddetto caso ‘Koldo’.
Questo processo, entrato nel vivo le scorse settimane con i primi interrogatori degli imputati, vede alla sbarra l’ex ministro dei Trasporti, José Luis Abalos, e il suo consigliere Koldo Garcia.
Tra i pagamenti in contanti ricevuti dal PSOE tra il 2017 e il 2024 per le spese sostenute dai suoi dirigenti, dipendenti e associati ne figurano alcuni diretti ad Abalos, ex braccio destro di Sanchez, e a Koldo che potrebbero configurarsi come riciclaggio di denaro. Ed è anche questo che gli agenti della Guardia Civil stanno cercando di verificare nella sede del PSOE, in via Ferraz.
Duri i commenti delle opposizioni.
“Non c’è altra opzione se non quella di dare immediatamente voce al popolo spagnolo”, ha dichiarato a caldo ai cronisti il capo dell’opposizione Alberto Nunez Feijoo, presidente del Partito Popolare, “quante altre retate, quante altre tangenti, quante altre mazzette, quanti altri contanti in borse, quanti gioielli, quanti altri fascicoli?”.
“Non ne possiamo più, la situazione è estremamente grave”, ha aggiunto il leader conservatore, che ha parlato di una fase di “insopportabile agonia politica” e ha chiesto agli alleati del PSOE di abbandonare un esecutivo che “puzza”.
Di “corruzione debordante” parla Pepa Millan, portavoce parlamentare dell’estrema destra di Vox, secondo il quale le dimissioni sarebbero una via d’uscita “dignitosa” per Sánchez. Il capo del governo di Madrid, in conferenza stampa dopo l’udienza papale, non solo esclude urne anticipate che, a sua detta, porterebbero alla “paralisi” un Paese che dal 2015 ha visto cinque elezioni politiche.
Rivendicando i buoni risultati economici del suo governo, Sanchez sostiene addirittura che, lungi dal penalizzarlo, nuove elezioni gli darebbero addirittura quella maggioranza solida che ora gli manca ma che non intende convocarle per non mettere “l’interesse del partito” sopra quello dei cittadini.
Gli alleati iniziano però a scalpitare. Podemos ha accusato il governo di “deludere i progressisti”. Il coordinatore federale di Izquierda Unida, Antonio Maillo, ha chiesto una riunione bilaterale dell’esecutivo per analizzare le conseguenze di un altro caso dall’impatto mediatico altrettanto forte, l’inchiesta sull’ex primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero, in carica dal 2004 al 2011.





