Verso i festeggiamenti del Double Ten Day
Il 10 ottobre Taiwan celebra il Double Ten Day (雙十節) la Festa Nazionale e nel 2026 ricorre il 115° anniversario.
Si tratta di una data che non celebra la nascita dell’isola, ma la nascita della Repubblica di Cina: il 10 ottobre 1911, con la Rivolta di Wuchang ( 武昌起义Wǔchāng Qǐyì) iniziò la Rivoluzione Xinhai, che portò alla caduta della dinastia Qing dopo oltre 2.000 anni di impero e alla proclamazione della Repubblica nel 1912.
Dopo la vittoria di Mao in Cina Continentale, il governo della Repubblica di Cina si trasferì a Taiwan nel dicembre 1949, e il Double Ten è rimasto festa nazionale, simbolo di libertà, democrazia e identità nazionale.
Per la Santa Sede in particolare, questa festa ha un valore diplomatico unico: la Repubblica di Cina (Taiwan) è oggi l’unica Cina con la quale la Santa Sede ha rapporti diplomatici e lo Stato Città del Vaticano è uno degli ultimi 12 Stati al mondo a mantenere relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei anziché con Pechino.
L’Ambasciata della Repubblica di Cina presso la Santa Sede a Roma è un avamposto diplomatico, culturale e religioso fondamentale.
È un rapporto che dura da oltre 80 anni, fondato su un principio condiviso: la libertà religiosa.
Come ha ricordato di recente il Sottosegretario del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, Don Paulin Kubuya, l’esperienza di Taiwan è “plurale, ordinata, diretta alla pace e al bene comune e dialogante” proprio perché “fondata su un valore non negoziabile: la libertà di religione”.
A Taiwan la Chiesa è libera e in pace. C’è libertà, pluralismo, dialogo tra credenti di diverse fedi e democrazia.
Il 115° anniversario cade in un momento delicatissimo per la diplomazia vaticana in Asia. Da un lato, il segnale di vicinanza a Taiwan è stato forte.
Nel giugno 2025, gli otto vescovi della Conferenza Episcopale di Taiwan- guidati dall’Arcivescovo di Taipei Chung An-chu – sono stati ricevuti in visita visita ad limina Apostolorum della Conferenza Episcopale di Taiwan da Papa Leone XIV per un colloquio a porte chiuse di 75 minuti, il primo dopo 7 anni. Al termine, il Papa ha espresso la sua intenzione di pregare per Taiwan e il suo pieno sostegno.
Un incontro arrivato subito dopo quelli dei vescovi di Hong Kong, Macao, Malesia e Brunei, a testimonianza di un’attenzione rinnovata per la Chiesa in Asia.
Dall’altro lato, c’è il difficile Accordo Provvisorio tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi, firmato nel 2018 e rinnovato fino al 2028.
Un accordo segreto che ha portato all’ordinazione di 18 vescovi in comunione con Roma, ma che vive momenti di tensione: durante la sede vacante del 2025, Pechino ha designato unilateralmente due vescovi.
Nessun Papa è mai stato a Taiwan e non si può considerare Taiwan come un mero retaggio storico del quale ci si può liberare: un appello che suona ancora più forte nel 2026.
L’Ambasciatore di Taiwan presso la Santa Sede ha detto nel suo discorso il 7 ottobre 2026 a Roma in occasione dell’evento celebrativo:
«Quattrocento anni fa, nel 1626, la Basilica di San Pietro fu ufficialmente ultimata dopo 120 anni di lavori, diventando un simbolo duraturo di fede, di unità e di speranza per la Chiesa cattolica in tutto il mondo.
Nel medesimo anno, i missionari domenicani sbarcarono a Taiwan, portando su quest’isola il Vangelo e un messaggio di speranza.
Negli ultimi quattrocento anni, la Chiesa cattolica è stata un partner di fiducia per il popolo taiwanese, apportando contributi profondi alla nostra società e prendendosi cura dei più bisognosi.
Per molti anni, Taiwan è stata anche un partner di valore della Santa Sede e della Chiesa Cattolica in Asia. Questa collaborazione, che affonda le radici nell’impegno condiviso a favore della libertà, della pace, della giustizia, della verità e dei diritti umani, continua a spronarci a difendere la dignità umana e a cooperare per la pace e l’amore nel mondo.
Il 2025 è stato l’anno del Giubileo della Speranza. In questa speciale occasione la mia Ambasciata ha adottato l’acronimo di quattro lettere “HOPE” come quadro di riferimento per le nostre iniziative: Umanità, Opportunità, Partnership e Incontro.
Attraverso tale quadro, ci impegniamo ad approfondire la “partnership” tra Taiwan e la Santa Sede, favorendo “incontri” significativi in tutto il mondo, promuovendo gli sforzi “umanitari” e creando maggiori “opportunità” per gli ultimi».
Celebrare il Double Ten a Roma da parte dell’Ambasciata presso la Santa Sede, avanti ad altri prelati come il Cardinale Re e mons. Fortunatus Nwachukwu e dell’arcivescovo Salvatore Pennacchio, presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica non è solo una festa per la comunità taiwanese.
È la celebrazione di un modello: una democrazia vivace, con 23 milioni di abitanti, leader mondiale nei semiconduttori, che è riuscita a trasformare la legge marziale e il Terrore Bianco in una delle democrazie più solide dell’Asia.
Per il Vaticano, mantenere il legame con Taipei significa difendere il principio che la Chiesa non è solo diplomazia, ma testimonianza.
Per l’Italia, che ospita entrambe le ambasciate – quella della Repubblica Popolare Cinese e quella della Repubblica di Cina presso la Santa Sede – è un promemoria del valore del dialogo, del pluralismo e della libertà.


Carlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.


