
di Angelo Ciccarella
Un cercatore di tesori che si limiti a scavare solo dove la mappa reca l’indicazione “qui sono sepolti dei tesori”, non troverà gran cosa, a meno che non li abbia avuti sempre dentro di sé. A che pro, allora, la mappa e la vanga? Ma questo, amici miei, è il destino di noi tutti, quello di rovistare nei cassetti. Per trovare una determinata cosa, dobbiamo prima tirar fuori tutte le cianfrusaglie.
Se dovessimo seguire le certezze di Bassetti, Burioni e dei pronipoti degli illuministi, ci farebbero credere che siamo fatti solo di proteine e grasso, acidi nucleici e zuccheri. Dobbiamo capire che codesti elenchi sono suggerimenti del diavolo. Ebbene sì, anche gli scienziati sono soggetti a influenze visibili e invisibili che gli suggeriscono formulette, teoremi, spacciandole per verità incontrovertibili. Al ricercatore, anche quello più bravo, viene imposto non solo quel che deve ricercare ma anche quel che deve trovare. Chi glielo impone? Chi mette i soldi.
Di cosa abbiamo veramente bisogno? Gli uni risponderanno di petrolio ed energia; gli altri di potere. Io rispondo di essere assetato di comprensione e di pace dell’anima.
Nel libro dell’Apocalisse emerge il cruciverba millenario: scoppio scontro incontro incanto. L’incanto è ciò che ferma il tempo; quello dell’Apocalisse è tondo e fermo.
Qualsiasi cosa detta o fatta in un posto si ripercuote ovunque. Ma l’effetto dipende da quanto ne siamo coscienti.
Materia e spirito, continuità o diversità? Usare la fisica quantistica per affermare la realtà dello spirito è comune presso una certa ricerca di confine in voga da decenni. San Tommaso negò ogni collegamento tra trascendenza e immanenza; san Bonaventura da Bagnoregio non escluse un ponte tra i piani. Leibniz propose una filosofia esatta, matematica, scientifica che cooperasse con la mistica.
Il nostro contemporaneo F. Capra cerca di legare scienza e metafisica orientale; altri autori meno sofisticati e di scarsa conoscenza metafisica, si imbarcano in un’impresa inane con il risultato di impiattare una minestra insipida e zuccherosa. Diversi i livelli, ma non irraggiungibili.
All’inizio e alla fine abbiamo il mistero. Potrei dire il disegno di Dio. A questo mistero la matematica ci avvicina, forse pure la fisica; ma senza farcelo penetrare.





