di Giuseppe Augieri
Per me che sono un appassionato di economia, si è aperto un territorio inesplorato. Immenso. Del tutto nuovo. E’ l’economia disegnata dalle proposte – ma in verità dalle contestazioni, perché le proposte latitano – di un’opposizione che dà mostra di una capacità di inventiva quasi infinita.
Io ero fermo a Nash ed alla sua “teoria dei giochi”, con qualche successivo adeguamento. Insomma alla teoria della affidabilità dei rapporti ed alla fiducia che ne consegue che sono il presupposto per una corretta allocazione delle risorse. Una prospettiva, cioè, con un minimo di speranza, del progredire dell’economia. E di conseguenza per mantenere il welfare.
Vedo invece che si propugna l’ipotesi che i bisogni sociali vadano comunque risolti, ma anche che le situazioni economiche traballanti (da anni, ma solo ora ci si accorge che è così) vanno risolte immediatamente e però bisogna anche investire perchè c’è un bisogno di futuro da rispettare. Spesa ed investimento sono la stessa cosa e sullo stesso piano. E tutto questo mentre si instilla ogni possibile sfiducia nel “manovratore”. Dentro e fuori Italia.
Non ci sono soldi per tutto, ma qualcuno pagherà. E’ inaccettabile la “compatibilità”: concetto di destra e perciò da respingere. In verità si considera inaccettabile anche il “Non esistono pasti gratis” citata da Milton Friedman ma confermata nel tempo da tutti gli economisti a destra e a sinistra.
Chi debba pagare non rientra nei computi, pur sapendo che bisogna chiedere prestiti “fuori famiglia” e che quello, l’estraneo che deve finanziarci, ci chiederà garanzie per il rimborso del suo credito. Il tutto, dicendo a gran voce a chi deve prestarci denaro, di non fidarsi di chi lo chiede: il manovratore è improponibile come interlocutore.
Come raggiungere questi scopi non è detto, ma qualcuno lo teorizzerà.
Ed io avrò tanto da imparare.




