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PAURA E REGRESSIONE

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di Sergio Restelli

Ci si ritrova a riflettere su tempi di paura e regressione, cercando di capire quali legami esistano tra queste due parole. Come si arriva dalla paura alla regressione? Qual è la causa di questa paura e perché si manifesta? Si nota che quando i popoli sono pervasi dalla paura, come i tedeschi verso il nazismo, tendono a unirsi in un branco, creando una solidarietà basata sul rifiuto dell’altro. In questa dinamica, il branco necessita di un capo, che diventa una figura centrale, anche se spesso è caratterizzato da comportamenti canaglieschi e violenti. L’obiettivo primario del branco è difendere l’identità minacciata senza sviluppare strategie o pensieri politici, ma spinto semplicemente dal desiderio di sopravvivere.
In questo contesto, il capo prescelto deve saper reprimere la propria libido personale per suscitare gli istinti di rapacità collettiva più arcaici. La libido si trasforma in voglia di guerra, e così l’uomo impaurito finisce per inseguire promesse fasulle, ignorando persino i propri interessi realistici, per rincorrere un illusorio sogno di gloria e rivendicazione.
Le paure che emergono da pandemie, crisi economiche, guerre perdute o gravi cambiamenti sociali sono collettive e possono generare problemi di identità, soprattutto quando si sommano a flussi di immigrati incontrollati. L’identità, ovvero il diffuso sentimento di sé, riveste un ruolo determinante per un popolo. Da italiano, ci si riconosce anche come europei, e questo ci deve far riflettere sulle identità plurali e interconnesse, che possono essere in conflitto ma anche diventare una fonte di ricchezza interiore per affrontare i cambiamenti inquietanti con uno spirito aperto e libertario.
Inoltre, colpiscono particolarmente le violenze compiute da ragazzi adolescenti. Non è tanto l’età che sorprende, ma piuttosto l’appartenenza sociale. Spesso, si assiste ad aggressioni da parte di ragazzi provenienti da ambienti benestanti, figli di persone potenti, che si comportano senza alcuna emotività, tenerezza, o empatia. Ci si chiede perché un giovane, bello, sano e ricco debba compiere azioni violente invece di cercare una relazione basata su rispetto e amore reciproco. Forse, in un mondo in cui il malessere sociale è sentito profondamente, questi giovani pensano di essere piccoli eroi della resistenza identitaria di genere, esprimendo la frustrazione della loro epoca.
Anche il linguaggio preoccupa. Trovo allarmante il degrado linguistico che sta ammalando il nostro Paese. L’uso incontrollato di termini anglosassoni e l’insulto come strumento di comunicazione riflettono una semplificazione dell’intelligenza che ci porta a svilirci come società. Per mantenere un pensiero complesso e creativo, l’intelletto ha bisogno di un linguaggio altrettanto ricco e accurato. Infine, ci si rende conto che il nazionalismo chiuso e discriminatorio è un pericolo per la nostra società. Dobbiamo evitare l’odio per i diversi e abbracciare la diversità come una risorsa preziosa per il nostro progresso. Soltanto attraverso il rispetto reciproco e la comprensione possiamo costruire un futuro sostenibile e inclusivo. Abbiamo bisogno di aprire le porte del pensiero e dello scambio, affinché il nostro Paese non rischi un isolamento mortale e una deriva etica senza ritorno.

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  • Redazione

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