
di Massimo Carugno
E così mentre domani al Monk andranno a giocare a Monopoli, il paese scivola lemme lemme verso il week-end, dividendosi tra la gioia per Zaki e quella per la campagna acquisti della propria squadra del cuore. Qualcuno, tra i più sensibili, avrà ricordato la strage di Via d’Amelio o i fatti di Genova, ma la voglia è quella di sfuggire ai 40 gradi metropolitani per immergersi in quelli adriatici o tirrenici.
Per i più privilegiati ci sono le acque ioniche. Beati loro.
Nel frattempo i 9 Euro interrogano gli italiani che non hanno ancora capito se sono netti o lordi, la guerra continua nel disinteresse generale e il PNRR oggi lo perdiamo e domani lo recuperiamo.
E pensare che appena un anno fa un “politicopercaso” mandava a casa Draghi e tutto il ben fatto dall’unico premier tecnico meritevole nella storia del paese di gratitudine e apprezzamento se ne andava a puttane. Per la prima volta, dal 1948, la apertura della campagna elettorale per le elezioni politiche cadeva il giorno prima di ferragosto mentre da Predoi a Lampedusa partiva l’eco di un vaffanculo universale che oggi ancora si spegne.
E i toni di quella campagna elettorale li ricordo ancora. Tra essi le accise, le maledette accise che aumentano il prezzo della benzina (e che Draghi aveva, anche se temporaneamente, sospeso) e che poi sono miracolosamente rispuntate dal nulla, vero Giorgia?
E con esse se ne va al vento il controllo dei prezzi. I costi di tutto, proprio tutto, aumentano drammaticamente; le vacanze degli italiani sono diventate difficili, a volte impossibili; i lavori dei superbonus si complicano perché i listini dei materiali vanno in salita e i budget si sforano; i trasporti, specie quelli aerei, sono diventati proibitivi; l’inflazione cresce e l’economia nazionale annaspa.
Ma quello che ogni italiano continua a guadagnare ogni mese resta desolantemente uguale.
E meno male che le giornate sono ancora lunghe, fa caldo, almeno le bollette stanno a quasi zero, tranne i costi accessori, che non ho mai capito cosa siano e a cosa cacchio servano, che sono rimasti invariati.
Ma tanto la sodomia ce la prenderemo con i primi freschi, tra un paio di mesi: evvaiii!
Li aspetto con ansia. (uè, non pensate male, è un’ironia).
Un regalo per ferragosto niente?
Grazie Giorgia, sei come tutti gli altri, come quelli che ti hanno preceduta. L’unica cosa nuova è che sei la prima donna a sedere a Palazzo Chigi, ma per il resto i tuoi proclami, le tue chiacchiere, le tue promesse lanciate ovunque, sui social, in tv, per strada, nella tua macchina, fino al trenta settembre dell’anno scorso, sono a quanto pare solo un cumulo di parole. Sei al momento simile a Conte, a Gentiloni e a tutti quelli che ti hanno preceduta e dai quali dicevi d’esser nuova e diversa.
Non sei il “nuovo che avanza” ma il “vecchio che resta”.
E anche noi italiani, pur se non siamo il “vecchio”, “restiamo” egualmente nei nostri problemi e nelle nostre difficoltà come da molto tempo.
Per ricordare un po’ di anni di benessere tocca tornare agli anni ‘80.
Ma questa è un’altra storia. E altri uomini.





