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Messico, la riforma dei dazi

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Riforma dei dazi in Messico

 
Il 10 dicembre 2025, la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha annunciato una radicale riforma tariffaria che è entrata in vigore il 1° gennaio 2026.

La misura, che aumenta i dazi fino al 50% su oltre 1.400 prodotti provenienti da paesi che non hanno Accordi di Libero Scambio (ALS) con il Messico, segna un significativo cambiamento nella politica commerciale del grande paese nordamericano in un momento di crescente incertezza commerciale globale. Gli aumenti dei dazi rappresentano una significativa minaccia per le esportazioni verso il Messico.

Tale misura rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nella politica commerciale del Messico degli ultimi decenni e sottolinea la rinnovata importanza dei dazi come strumento di strategia industriale e commerciale. Senza un accordo di libero scambio con il Messico, i paesi  si trovano a dover affrontare un adattamento cruciale: la revisione tariffaria potrebbe minare la  competitività nelle esportazioni e interrompere le catene del valore.

Secondo le autorità messicane, la misura, concepita per colpire 1.463 prodotti, mira a rafforzare la produzione nazionale ed il  Ministero dell’Economia messicano ha affermato che gli aumenti tariffari su tale messe di prodotti sono il risultato di una revisione completa volta a identificare i settori più sensibili del Paese, segnatamente quelli manifatturieri e dei beni industriali.

La selezione di tali prodotti si è basata principalmente sull’incentivazione della produzione nazionale, sulla tutela dell’occupazione e sulla riduzione del deficit commerciale nei settori in questione che è aumentato in modo sostanziale, di oltre il 100%, negli ultimi 12 mesi.

 Una delle caratteristiche più notevoli del nuovo regime tariffario messicano è che gli aumenti tariffari sono mirati alle importazioni da Paesi non aderenti all’ALS, mentre l’accesso preferenziale per i partner dell’ALS rimane sostanzialmente intatto. In particolare, il Messico ha 13 Accordi di Libero Scambio (ALS) con 50 paesi, tra cui l’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA) e ALS con l’Unione Europea, il Giappone, Israele, con 10 paesi latinoamericani e  con gli 11 paesi dell’Accordo Completo e Progressivo per il Partenariato Transpacifico (CPTPP). Il Messico è anche membro della Alleanza del Pacifico, un blocco commerciale formato nel 2011 da Messico, Cile, Colombia e Perù.

 La nuova politica tariffaria fa parte della strategia di sviluppo 2025-2030 del “Piano Messico”. Il Piano Messico si basa su 13 obiettivi per una crescita equa e sostenibile, incentrati sulla promozione della produzione nazionale, con obiettivi ambiziosi come posizionare il Messico tra le prime dieci economie mondiali, creare 1,5 milioni di posti di lavoro specializzati aggiuntivi e garantire che il 50% dell’offerta nazionale nei settori strategici sia “Made in Mexico”. L’obiettivo è incoraggiare la produzione locale e ridurre gli squilibri commerciali. Ciò indica un cambiamento di politica strutturale e a lungo termine piuttosto che una risposta a breve termine a un problema specifico e transitorio. Il contesto geopolitico e la dimensione statunitense mostrano come gli aumenti tariffari del Messico siano stati introdotti in un periodo coincidente con i preparativi per la revisione dell’USMCA (Accordo Stati Uniti Messico Canada) del 2026, erede del North American Free Trade Agreement (NAFTA) e che ha aggiornato le norme del 1994 per il XXI secolo e con la crescente attenzione internazionale alla governance della catena di approvvigionamento in Nord America.

 

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  • Redazione

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