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PUTIN, LUKASHENCO E LA MATRICE COMUNISTA

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di Vito Schepisi

Sono in molti a chiedersi se la Russia di Putin, di fatto, non sia altro che il nuovo percorso d’un regime comunista.
Le dittature hanno diverse forme, ma sono tutte uguali.
La differenza, anche non di poco conto, è che nell’URSS c’era un’organizzazione sociale ed economica ed una struttura politica che la reggeva.
Con la svolta involutiva di Putin, invece, i soviet hanno ceduto il passo agli oligarchi che (tutti) devono anche la loro presenza e le loro ricchezze a Putin.
E’ anche evidente che la guerra in Ucraina miri ad allargare il dominio della Russia nell’area strategica che già faceva parte dell’URSS.
Il controllo del Mar d’Azov, del Mar Nero e dei territori del Donbass confinanti con la Russia (completamento dell’operazione Crimea del 2014, dei territori industriali e dei porti del nord, gasdotti e centrali nucleari comprese) ridurrebbe all’inconsistenza l’Ucraina, finendo questa in una morsa tra i territori occupati e la Bielorussia.
L’Ucraina diverrebbe un paese senza futuro.
Chi pensava che, con la caduta dell’URSS, sarebbe caduto anche il comunismo in Europa, si sbagliava.
Le logiche aggressive e le strategie del dominio restano.
Solo che per le politiche del disgelo di Putin, c’era chi relegava il Presidente russo nell’area della nuova destra fascista: come se ci fosse differenza o se si potesse ritornare ancora a separare l’orrore e la violenza tra quelle buone e quelle cattive.
“Dimmi con chi tratti e ti dirò chi sei” – Alessandro Manzoni enunciava nel tomo di Fermo e Lucia dei Promessi Sposi.
C’è, infatti, anche un altro personaggio che, in questa brutta vicenda dell’aggressione all’Ucraina, spunta come un convitato di pietra, ed è il Presidente della Bielorussia, Lukashenko, misteriosamente attivo anche nelle questioni tra Putin ed il mercenario Prigozhin.
Aleksandr Lukashenko iniziò la sua carriera politica nel 1990 con l’elezione a deputato nel soviet bielorusso e fondò il partito “Comunisti per la Democrazia” che si opponeva allo scioglimento dell’Unione Sovietica.
Nel 1994 fu eletto Presidente della Bielorussia.
La sua collocazione politica, d’orientamento marxista, è stata sempre contro il mercato e contro l’iniziativa privata.
Lukashenco, inoltre, sin d’allora intollerante, mal digeriva gli oppositori.
Granitica è stata la sua vicinanza a Mosca e alle sue politiche, da cui, per le materie prime e per gli scambi commerciali, dipendeva completamente.
Rigido e autoritario, i suoi metodi non passavano inosservati, anzi in più occasioni irritavano i paesi europei e occidentali.
Sempre con il sostegno, politico ed economico, della Russia, verso cui la Bielorussia era fortemente indebitata, tra il 1996 ed il 1997, cacciando 89 deputati, accusati d’essere sleali verso la Bielorussia, riuscì anche a liberarsi degli oppositori in Parlamento, ottenendo il sostegno di 110 deputati su 110.
Un bel campione di democrazia!
Ed anche un tipico esempio per chi sottovaluta il possibile rigurgito comunista.
Tra denunce di brogli, persecuzioni verso gli oppositori, rigidità contro i diritti civili, gestione dell’informazione, controllo militare del territorio, la Bielorussia ha confermato di volta in volta la Presidenza di Lukaschenko con maggioranze bulgare, come accadeva ai tempi dell’URSS, malgrado le perplessità dell’ONU ed il mancato riconoscimento dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa).
Le ultime presidenziali si sono svolte nel 2020, ma le modalità sono state sempre le stesse: arresti, violenze e brogli.
Solo la Russia post URSS e Putin sono stati sempre a suo fianco.
Il dittatore bielorusso nel recente 23 maggio del 2021 ha ordinato personalmente di far innalzare in volo un caccia Mig29 dell’aviazione bielorussa per dirottare l’aereo civile della Ryanair, in volo da Atene a Vilnius, in Lituania, su cui viaggiava l’attivista e oppositore bielorusso Roman Protasevic, accusato di terrorismo per aver organizzato le proteste contro il suo regime.
L’aereo, nella disapprovazione ed indignazione internazionale, è stato dirottato con il pretesto della presenza d’esplosivo a bordo, consentendo, invece, l’arresto del passeggero Protasevic (che è ancora in carcere a Minsk e che rischia la pena di morte).
Cultura, formazione, metodi, corruzione, cinismo, violenze e sopraffazioni, tipiche dei già conosciuti regimi comunisti che controllavano la popolazione attraverso le intimidazioni ed i divieti e che per lungo tempo hanno tenuto chiusi i loro confini, facendo dei loro paesi enormi campi di prigionia e di lavori forzati, in cui, chi reclamava libertà, in una scala tra imprevisti e probabilità finiva malamente i suoi giorni.
E pensare che c’era in Italia chi prima della caduta del Muro indicava i paesi dell’URSS come paradisi terrestri!

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