di Giuseppe Augieri
Vedo che riprende, da parte degli autocertificatisi come unica “sinistra”, un vezzo antico, a suo tempo confinato in aree minimali, oggi invece più proprio – almeno a me così sembra – di aree più vaste. Forse c’entrano i social.
Il vezzo è quello del pensiero unico. Che comporta anche comportamenti assolutamente irreggimentati, il divieto – nei fatti – di esprimere dubbi ed ancor più dissensi, l’obbligo di essere contro qualcosa “a prescindere”. E talvolta con conseguenze di tragica farsa. Che vengono dal passato. Ricordo ancora gli anni ’70, la necessità di indossare l’eskimo ai cortei (quasi sempre di colore verde: inconfessabili suggestioni militari) per non essere “escluso”, il divieto degli occhiali da sole e giacca di pelle (è di destra), il no all’ascolto della musica di Battisti (finanzia la destra) o di Baglioni (ha scritto Le ragazze dell’Est, dunque…). “Porci con le ali” era il mantra sulla sessualità e del modo di parlare: guai a disconoscerlo. Giorgio Gaber si è
divertito, dal quel grande che è sempre stato, a elencare queste dabbenaggini: ma molti anni dopo.
Temo che qualcosa di simile stia riaffiorando. Lo sto denunciando da tempo. Anche alcuni media iniziano a dirlo, ma con estrema cautela. “Avvenire”, per esempio.
Io, che rasento l’idiosincrasia per i paludamenti anche mentali, che non intendo “appartenere” a niente e nessuno, craxiano ante litteram nel mondo socialista demartiniano, l’etichetta del sospetto me la guadagnai subito. Quando poi mi sono esaltato per il “Merito e Bisogno” di Martelli, la patente me la sono meritata tutta. Se poi si aggiunge che, per me, se qualcuno dice che “il sole fa luce, ma non è una lampadina” dice una cosa giusta anche se chi lo dice è il più acerrimo avversario, e lo sostengo anche se questo mio dire desta scandalo, il quadro è completo.
Se devo dire che Tremonti qualche idea giusta l’aveva; che Renzi ha ragione su molto e non solo su qualcosa; che Meloni è meno di destra di Salvini e punta a costituire un nuovo centro moderato; che la sinistra ha smarrito il concetto di gradualità che fu il manifesto della logica riformista, tutto questo io lo dico perché lo penso. E subito qualcuno mi inserisce in qualche “bidone merceologico” affibbiandomi etichette. Dovrei rispondere come il Clark Gable di “Via col vento”: ma ancora tentenno. Ci arriverò, perché ritengo inaccettabile arrendersi.
Il mio desiderio non è di aver ragione a forza, ma di discutere magari fino al contraddittorio: ma mi sembra non sia preso neanche in esame. Su alcune questioni, sulle quali la sensibilità è massima – vedi la guerra in Ucraina – si raggiunge l’apice. Non sempre con atteggiamento amichevole. Capisco, ma non condivido.
Tutto questo, ma non solo questo, lo chiamano sinistra. E comunque la si considera una faccia della sinistra. Consiglierei di dare uno sguardo al passato per capire cos’è, invece, davvero.




