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ROBERTO BELLARMINO

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di Vito Sibilio

Roberto Bellarmino, il maggior teologo controversista della Controriforma, nacque nel 1542 a Montepulciano da una nobile famiglia. Marcello II (1555) era suo zio per parte di madre. Nel 1560 divenne gesuita. Studiò al Collegio Romano laureandosi nel 1563, per poi insegnare a Firenze e a Mondovì retorica. Concluse gli studi teologici a Lovanio nel 1570 e vi fu ordinato prete nello stesso anno. In quella città fu professore e predicatore fino al 1576. Recependo le istanze proprie di quell’ambiente sotto assedio protestante, Bellarmino impostò la sua predicazione in modo controversista, lasciando ai suoi studi lo scopo di esporre positivamente la dottrina cattolica. Nel 1576 assunse la cattedra di teologia controversista a Roma al Collegio gesuita. Il suo insegnamento non fu solo accademico, ma anche spirituale, in quanto molti dei suoi allievi dovevano essere preparati ad uno scontro frontale con l’eresia, scontro che in molti casi sarebbe terminato col martirio. Nel 1588 abbandonò la cattedra per ragioni di salute dedicandosi alla stesura delle sue Disputationes de controversiis Christianae Fidei adversus huius temporis haereticos, in tre volumi, che sarebbero state edite tra il 1586 e il 1593. Nel 1592 divenne rettore del Collegio Romano, di cui era già direttore spirituale. Nel 1593 fu tra i commissari incaricati dalla Compagnia di Gesù di stendere il curricolo degli studi dell’Ordine. Nel 1595 divenne superiore della Provincia napoletana. Nel 1599 fu creato cardinale da Clemente VIII (1592-1605), che lo volle nella Commissione che doveva dirimere la controversia sugli ausili della Grazia, accesasi tra Bañez e de Molina, sulle ceneri del pensiero di Michele Baio. Il Bellarmino difese de Molina, senza esserne seguace, e fu perciò mandato a fare l’Arcivescovo di Capua nel 1602. Paolo V (1605-1621) lo richiamò in Curia nominandolo Padre di molte Sacre Congregazioni, in particolare quelle del Sant’Uffizio e dell’Indice dei Libri proibiti, ma anche di Propaganda Fide e Concistoriale. Polemizzò con Paolo Sarpi (1552-1623), il teologo servita della Repubblica di Venezia durante la controversia sull’interdetto scagliato contro la Serenissima da Paolo V (1606).  Predispose l’admonitio del 1616 per Galileo Galilei (1564-1642), che la firmò, impegnandosi a non insegnare la cosmologia copernicana ma a tenerla solo come ipotesi. Fine conoscitore dell’ebraico, al quale dedicò una grammatica pubblicata nel 1619, fu chiamato a preparare la revisione sisto-clementina della Vulgata e approfondì le vite degli autori biblici, facendole confluire in una più vasta raccolta, denominata De Scriptoris Ecclesiasticis, i cui protagonisti giungevano fino ai suoi tempi e che fu stampata nel 1623, dopo la sua morte. Questa avvenne nel 1621, quando il Santo, esausto per la sua diuturna attività, si era ritirato nel noviziato di Sant’Andrea a Roma, col permesso di Gregorio XV (1621-1623). Colà si ammalò e morì.

San Roberto Bellarmino scrisse in italiano e in latino. Nella lingua volgare compose la Dottrina Cristiana breve – per i fanciulli – e la Dichiarazione più copiosa della dottrina cristiana (per sacerdoti e insegnanti) – due celebri catechismi rispettivamente del 1597 e del 1598. In latino redasse la De Potestate Summi Pontificis in rebus temporalibus, il De Arte bene moriendi, il De Ascensione mentis in Deum per scala creaturarum, il De gemito columbae, il De septem verbis a Christo in cruce prolatis, il De aeterna felicitate e il summenzionato De Scriptoris Ecclesiasticis e le Disputationes. Le Disputationes sono il suo capolavoro, frutto delle lezioni al Collegio Romano, sintesi ragionata e vasta di tutta la bibliografia controversista del secolo e punto di arrivo insuperabile di quel modo di fare teologia. Esse sono corroborate dai decreti tridentini e sostenute da una incrollabile volontà di esporre positivamente la dottrina cattolica, sulla scia della tradizione umanistica e in concorrenza con quanto fatto in tal senso dai Protestanti. Le Disputationes attingono a piene mani dalla Bibbia e dai Padri. In esse la ricerca metafisica è scissa dalla teologia. Sono divise in tre parti, corrispondenti ad altrettanti volumi: la prima verte sulle fonti della Rivelazione – Bibbia e Tradizione – e sulla Chiesa; la seconda tratta dei Sacramenti; la terza parla della Grazia e della giustificazione. In ciascuna parte, il confronto con il Protestantesimo è serrato. E’ un’opera di cui si avverte distintamente la mancanza nelle letture del clero e degli intellettuali cattolici contemporanei.

Il Bellarmino ha approfondito alcuni aspetti importanti della teologia fondamentale, dell’ecclesiologia e della soteriologia. Nella prima, ha chiarito, in polemica con Lutero, che la Rivelazione non può essere solo parola scritta, in quanto quella pronunziata è anteriore a quella vergata su carta, e lo stesso Dio poteva prescindere dalla Scrittura e affidare il Suo messaggio alla mera oralità. Cristo stesso ha affidato il Vangelo agli Apostoli e non ai loro scritti. La Rivelazione è sempre da persona a persona e la Bibbia è un mezzo, non il fine, di essa. La Parola rivelata è tale quando ne è inteso il senso e tale senso è stato svelato agli Apostoli e tramite essi conservato nella Chiesa: diversamente, basterebbe leggere la Bibbia per capirla, mentre essa stessa conserva episodi di personaggi che leggono i Sacri Testi ma non li intendono. Accanto poi alla Scrittura vi è, come altra fonte della Rivelazione, la Tradizione, ossia ogni dottrina, sia scritta che non scritta, che da uno è comunicata ad un altro e che quindi, per la Chiesa, è qualsiasi insegnamento orale raccolto dalla bocca di Cristo dagli Apostoli e dalla bocca di costoro dai rispettivi discepoli e poi giunto fino a noi di generazione in generazione. La Tradizione presuppone ed integra la Scrittura, che ne contiene essenzialmente gli insegnamenti. Questa Parola rivelata è affidata alla Chiesa, che garantisce l’origine e l’ispirazione dei Libri Sacri, ne determina il senso e la predica. La Bibbia, i Padri e la ragione mostrano l’inerranza della Chiesa, che però non giudica, ma interpreta la Rivelazione. Il singolo, assistito dallo Spirito Santo, non può che vedere l’intima armonia con la sua coscienza dell’insegnamento ecclesiastico.

In ecclesiologia il Dottore sostiene che la Chiesa militante è la comunità dei fedeli in Cristo, battezzati che professano la medesima fede in Lui, ricevono gli stessi Sacramenti da Lui istituiti e obbediscono ai legittimi Pastori da Lui nominati. La Chiesa dunque è una società visibile, di tipo politico-sociale, nella quale vi sono quindi anche eretici occulti e infedeli nascosti. Questo corpo sociale, in virtù della sua unità, ha un unico capo, che è il Papa, vicario in terra di Cristo, Capo di tutto il Corpo Mistico. Il Papa ha, egli solo, la pienezza del potere apostolico e determina la posizione giuridica dei Vescovi attribuendo loro porzioni del gregge di Cristo. Il Papa è inoltre infallibile in materia di fede. Non ha potere nelle questioni temporali ma solo in quelle spirituali e, in virtù di ciò, indirettamente in alcuni casi ha anche un potere supremo in campo temporale. In effetti il potere temporale è dato da Dio al Re tramite il popolo, mentre quello spirituale è conferito direttamente al Papa. Il potere spirituale è superiore per dignità e fini al temporale, ma anche quando lo giudica e lo depone, non si può mai sostituire ad esso.

In soteriologia il Bellarmino prende una posizione mediana tra i competitori nella disputa degli ausili affermando che la Grazia efficace è tale perché coincidente con le disposizioni dell’uomo e congruente con esse.

In teologia spirituale il Dottore sottolineò l’importanza del timore di Dio e della pietà, nonché della contemplazione. In quella catechetica il Bellarmino voleva non solo formare i fedeli ma anche aiutarli nella vita quotidiana. Nel suo catechismo più comune, la Dottrina cristiana breve, quello per i fanciulli, il Santo spiegava il significato del nome di cristiano, del segno della Croce, del Credo e della Fede, del Pater dell’Ave e della Speranza, dei Comandamenti dei Precetti della Chiesa e della Carità, dei Sacramenti, della morale, suggeriva il modo di confessarsi, di comunicarsi, di servire la Messa e dava una raccolta di preghiere. Didatticamente semplice, chiaro, essenziale e immediata, la Dottrina cristiana breve ebbe una diffusione enorme in tutto il mondo fino alla promulgazione del Catechismo di Pio X.

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  • Redazione

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