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IL CONTE DI CAGLIOSTRO: IL FASCINO DELLA NOVITA’ NELLA TRADIZIONE STORICA

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Acquisizioni inedite sulla sua figura e ruolo nella Massoneria e nella società europea del XVIII secolo[1].

La pubblicazione del libro di mio padre, il professor Raffaele De Chirico, dal titolo: Cagliostro, un Nobile Viaggiatore del XVIII secolo[2], è il risultato di una lunga e faticosa ricerca, da lui iniziata negli anni ’50 del XX secolo, durata quasi quarant’anni, e da me proseguita nel corso dell’ultimo ventennio.

Per completare questo progetto, dopo aver deciso di approfondire, con tenacia, pazienza e senso critico, la conoscenza sul personaggio sia rileggendo i vecchi manoscritti, tra cui alcuni mai presi finora nella dovuta considerazione, sia documentandomi sulle nuove opere depositate in Letteratura, ho voluto controllare scrupolosamente, con altrettanta tenacia, pazienza e senso critico, tutti i testi esaminati per verificare l’attendibilità delle fonti.

Alla fine, il libro consegna un’immagine nuova, complessa e del tutto inedita del conte di Cagliostro.

Con la stesura originale di mio padre, ormai datata nel tempo, e con gli aggiornamenti e le conclusioni cui sono giunto di recente, in pratica l’opera appare scritta a quattro mani come risultato di un’ideale staffetta tra due generazioni iniziata più di settant’anni fa allo scopo di realizzare, senza fretta ma con determinazione, un preciso obiettivo: la rivalutazione storica della figura morale di Alessandro conte di Cagliostro, demolendo gli stereotipi e smentendo le falsità pronunciate per più di due secoli sul suo conto.

Così, se mio padre fu la mente di un progetto ardito, io rappresento il braccio che l’ha portato a compimento.

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Dalla lettura del numeroso materiale a disposizione, mi sono reso conto che l’aspetto di Giuseppe Balsamo, alias Alessandro conte di Cagliostro, così come descritto e consegnato alla Storia dal Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo[3], pubblicato nel mese di aprile del 1791 all’indomani della Sentenza di condanna emessa dal Tribunale della S. Inquisizione di Roma, ha talmente condizionato l’opinione generale sul protagonista, che ancor’oggi il conte viene descritto, e tacciato, come un “truffatore”, un “impostore funesto”, un “gabbamondo, ateo ed eretico”, un “blasfemo” e un “miscredente”[4], oltre che, sempre in modo dispregiativo, come un mago da quattro soldi, un “empirico” della Medicina e un massone sovversivo; infatti, questo libro ha caratterizzato la figura del conte di Cagliostro in modo così determinante che tutti i pareri su di lui si basano essenzialmente ed esclusivamente sui contenuti del testo e sulle affermazioni espresse dal suo autore, Mons. Giovanni Barberi.

Molti biografi hanno commesso, e continuano a commettere, l’errore di considerare il Compendio, se non l’unica vera fonte storica degna di fede, almeno la più accreditata sul personaggio.

Effettivamente, anche se consegna alla Storia una versione dei fatti tutt’altro che imparziale, e anche se, con convinzione non suffragata da prove e contro ogni evidenza di obiettività richiesta per chi esercita il diritto-dovere di cronaca, l’identità tra Cagliostro e Giuseppe Balsamo non viene mai messa in discussione[5], quest’opera ha un unico pregio: grazie all’intensa attività propagandistica iniziata dalla Curia romana dopo la Sentenza, e proseguita nel tempo con un’accanita e accurata campagna mediatico-pubblicitaria a quel tempo inusuale, tra tutte le biografie del conte, oggi, è la più nota; paradossalmente, dobbiamo proprio a Mons. Barberi il “merito” della diffusione mondiale della fama di Alessandro, conte di Cagliostro.

Il giornalista Giuseppe Quatriglio afferma nel 1973[6] che il Compendio è:

          “[…] una testimonianza autentica, l’unica scritta mentre ancora Balsamo era          in vita, da persona che lo vide per parecchi mesi, lesse le sue carte e studiò i          suoi incartamenti”.

Pure quest’asserzione non corrisponde a verità; anche se è corretto render merito a Mons. Barberi per la solerzia con cui ha condotto le ricerche in Palermo e altrove, non bisogna dimenticare che esistono tante altre testimonianze di quel periodo che contestano, aggiungono o modificano quanto da lui scritto.

Inoltre, l’autore che, stando sempre alle affermazioni di  Giuseppe Quatriglio:

          “[…] vide per parecchi mesi il Balsamo quando era ancora in vita”,

di fatto non vide una persona nel pieno delle sue forze, in grado di reagire e replicare con vigore alle accuse contestando i fatti e fornendo la propria versione[7], bensì solamente un uomo distrutto nel corpo e nello spirito, vincolato ai ceppi in Castel Sant’Angelo, oberato dal peso di un’ingiustizia, il quale, per disperazione, avrebbe confermato qualunque cosa, con o senza le manovre “persuasive”[8] di frà Francesco Contarini! 

Già Gaetano Tschink dal 1791 mise in dubbio l’attendibilità storica del Compendio, e fu il primo di una lunga serie di voci contrarie alla versione “ufficiale” di Mons. Barberi; il suo parere, purtroppo, non fu mai doverosamente preso in considerazione da biografi e scrittori, tanto che questo nome raramente compare nelle loro bibliografie[9].

Si ritiene, altresì, che il Compendio sia la fedele trascrizione, sintetica e commentata, degli Atti del Processo di Roma; tuttavia, anche quest’affermazione non è corretta poiché, in effetti, non solo il libro ne è una brutta copia, per giunta incompleta (infatti, vuoi per intenzione, vuoi per insufficienza nelle indagini, mancano parecchie testimonianze) e infedele (non v’è traccia alcuna del dibattimento processuale e delle arringhe degli Avvocati; in particolare, non si fa cenno alla contestazione delle prove presentate dall’Accusa, fatte dal difensore, l’avvocato Mons. Luigi Costantini), ma si presenta soprattutto come un’iniziativa di parte opportunamente manipolata dall’autore, Mons. Giovanni Barberi, Procuratore Fiscale Generale del Governo annesso già d’ordine al giuramento del segreto del Sant’Uffizio sin dal dì 11 gennaio 1790, Assistente e Segretario in qualità di Notaro dell’abate Giuseppe Lelli, uno dei sostituti della Cancelleria del Tribunale del Sant’Uffizio.

Gli Atti ufficiali del Processo sono ben altra cosa.

Attualmente, sono disponibili alla consultazione solo due versioni: una, cosiddetta “laica”, si trova depositata nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma con la sigla Manoscritto 245 Fondo Vittorio Emanuele II, ed è meglio conosciuta come: Raccolta di scritture legali riguardanti il processo di Giuseppe Balsamo detto Alessandro conte di Cagliostro e di P. Francesco Giuseppe da S. Maurizio Cappuccino, innanzi al Tribunale del S. Uffizio di Roma; mentre l’altra, quella “ufficiale”, è custodita nella Stanza Storica dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (ACDF, ora ADDF, Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede), ex Sant’Uffizio in Vaticano, con la sigla Raccolta S-3-g, Tomo XLVI, 1791, e il titolo completo di Ristretto del Processo Informativo e Costitutivo di Cagliostro.

Entrambe le copie, nella forma e nella sostanza, sono pressoché identiche, poiché redatte dalla stessa fonte, la Cancelleria del Tribunale del Sant’Uffizio, salvo la presenza nell’ACDF di alcuni documenti inediti assai preziosi per definire la tematica processuale e la cosiddetta “abiura”, che mai fece, né lì né altrove né seguito, tanto che nel Verbale di morte fu definito “impenitente”; sono, in particolare, gli appunti di frà Francesco Contarini, frate minore conventuale, Consultore del Sant’Uffizio e Perito Teologo.

L’esistenza di questa doppia versione è probabilmente spiegabile solo con la diversa provenienza: il Ms. 245, depositato nella Biblioteca Centrale Nazionale di Roma, è frutto della solerzia dell’avvocato difensore di Cagliostro, Mons. Carlo Luigi Costantini, il quale dopo il Processo raccolse tutti i fascicoli in suo possesso, e, nel periodo della Repubblica Romana del 1798, di cui fu Console, li sottrasse sia alla custodia papalina[10] sia al trafugamento di preziosi documenti e di molte opere d’arte attuato dalle truppe francesi repubblicane, consentendo in tal modo che fossero conservati in mani sicure.

Invece, la Raccolta S-3-g, Tomo XLVI, 1791, presente nell’ACDF, rappresenta la prima e unica stesura legale a uso della Curia di Roma, la quale, all’indomani della conclusione del Processo, archiviò i documenti direttamente nella Biblioteca del Tribunale del Sant’Uffizio, luogo dove, dopo essere stati trasferiti in più riprese a Parigi dal 1798 al 1809, e in seguito rientrati definitivamente dal 1816, rimasero a lungo custoditi in segretezza e ignorati dagli Storici. Questi Atti sono disponibili dal 1998 alla consultazione solo per gli studiosi accreditati.

Insomma, la Storia ufficiale del conte deve essere del tutto riscritta, e proprio questo è stato il proposito di mio padre, anche se, in ogni caso, siamo convinti che la parola “fine” su di lui non potrà mai essere posta![11]

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Molti sono gli scrittori, i romanzieri, i poeti, i musicisti, i pittori e gli scultori, gli

storici, i letterati, i biografi, i massoni e i cultori di Scienze esoteriche che, in più di due secoli, si sono appassionati alla figura del conte di Cagliostro.

Tutta la Letteratura biografica sul Cagliostro[12], è concorde sul fatto che esistono prove sicure della sua presenza, con il titolo ufficiale di Alessandro conte di Cagliostro, esclusivamente a partire dall’anno 1777, e precisamente dal 12 aprile, data in cui, insieme al musico Ricciarelli, di anni sessanta, al cameriere Pierre Boileau e alla moglie Serafina, viene ammesso alla Massoneria Ordinaria a Londra presso la Loggia L’Esperance n. 369; questo è un dato indiscutibile[13].

Fino allora si documentano solo tracce occasionali e fugaci del suo passaggio, come la descrizione resa dall’avventuriero Casanova nel 1769, o come quanto riferisce Mons. Giovanni Barberi nel Compendio, specie a riguardo degli episodi della gioventù vissuta in Palermo, fino all’arrivo a Roma nel 1768; in realtà, costoro si limitano solo a riportare alcuni degli episodi della vita riguardanti esclusivamente e sicuramente Giuseppe Balsamo, mistificandolo però sempre nella figura del conte.

Solo in seguito, all’apice del successo, biografi e cronisti del XVIII secolo, incuriositi e affascinati dal personaggio, tentarono di ricostruire i momenti della sua vita, sia prima sia dopo il 1777.

Tuttavia, dopo aver analizzato con spirito critico ogni deposizione, ci si accorge che molte testimonianze provengono da persone non obiettive, mosse solo da pregiudizi oppure intenzionate a diffamarlo, mentre altre si basano su fonti scarsamente attendibili e facilmente contestabili, per cui assai forte è il dubbio che vi sia stata confusione, oppure deliberata presunzione d’identità, nell’attribuire al conte di Cagliostro le fattezze e le azioni del Balsamo.

Per quanto riguarda Giacomo Casanova, ad esempio, si trattò di un caso di misunderstanding[14].

Cagliostro stesso, che mai prima di allora volle spiegare i misteri che accompagnavano la sua fama di mago e di guaritore, parlò compiutamente di sé soltanto nel 1786 in occasione del Processo a Parigi per l’Affare della Collana della Regina Maria Antonietta in cui fu implicato, imprigionato per dieci mesi alla Bastiglia con la moglie Serafina, processato e poi assolto con formula piena.

In quella circostanza, finalmente, rese noto a tutti i presenti i suoi natali e la sua giovinezza; narrò anche dei viaggi compiuti in Europa, delle amicizie con Nobili e Potenti e del suo matrimonio[15]. Inoltre, descrisse in dettaglio le sue esperienze e le sue opere, e manifestò a tutti la profondità del suo pensiero[16].

Se fino a quel momento, nonostante le molte perplessità e le dicerie su di lui[17], nessuno mai aveva messo apertamente in discussione le sue parole, tuttavia poco tempo dopo, a seguito delle ricerche fatte a Palermo nella primavera del 1787 da un certo Avvocato, il barone Antonio di Bivona, o di Vivona, su richiesta della Polizia francese, si diffuse la notizia della sua identificazione con un tale Giuseppe Balsamo di cui erano noti i natali[18] e le nozze con Lorenza Feliciani[19].

Fu così che ebbe inizio l’equivoco che perdura a tutt’oggi.

Equivoco che si basa soprattutto sulle notizie fornite inizialmente da una lettera anonima[20] inviata il 2 novembre 1786 da Palermo al Commissario dello Châtelet di Parigi, l’Ispettore di Polizia Bernard Louis Philippe Fontaine, e poi confermate qualche mese dopo con documenti e prove legali dall’Avvocato Bivona, cui fu commissionato, da parte del Ministero degli Esteri di Francia, di indagare di persona sul posto[21].

A conclusione della vicenda, poiché tutti i dati forniti erano imprecisi, non solo non fu emesso dal Governo francese alcun comunicato ufficiale che ratificasse la veridicità di quanto riferito sia dall’autore della lettera anonima sia dall’Avvocato Antonio Bivona ma (decisione quanto mai inopportuna, inusuale e scorretta), il contenuto della Lettre, una volta archiviato, fu anche consegnato dalle Autorità francesi al libellista Charles Thévenau de Morand, giornalista di dubbia fama e redattore del periodico franco-inglese Le Courier d’Europe, il quale raccoglieva e diffondeva, sempre ben rimunerato, solo notizie scandalistiche a scopo diffamatorio (spesso anche ricattatorio) sulla Corte e sulla Monarchia francese.

A questo punto, l’informazione, data ormai come definitivamente sicura (anche se a torto), passò da mani autorevoli a mani disoneste, e quella che prima era solo un’ipotesi, poi negata, divenne infine una realtà nella penna del gazzettiere, così che tutta l’attenzione dei lettori fu intenzionalmente monopolizzata sulla figura e sulle azioni di Giuseppe Balsamo identificato, ora senza alcuna ombra di dubbio, come Alessandro conte di Cagliostro.

Volutamente dettagliato a questo proposito è proprio il già citato Compendio di Mons. Giovanni Barberi.

Per quanto lo stesso Cagliostro più volte avesse esplicitamente affermato: “Io NON sono Balsamo!”, non fu mai creduto, e d’allora l’equivoco continua.

Questa dichiarazione[22], cui aggiunse in dettaglio la notifica delle sue generalità, dei suoi presunti natali, e la descrizione delle vicende vissute e dei viaggi compiuti in gioventù, fu espressa anche davanti ai Giudici del Tribunale di Parigi nel 1786 durante il Processo per l’Affare della Collana della Regina Maria Antonietta[23], in un’occasione, cioè, in cui, al di sopra e prima di ogni altra cosa, aveva l’obbligo giuridico-legale, per giuramento alla Corte, di dire la verità, dando testimonianza fedele alla realtà dei fatti!

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L’idea di come presentare l’opera di mio padre, basata su testimonianze storicamente documentate e consultabili, su supposizioni dedotte da dichiarazioni di personaggi a lui contemporanei, spesso non seriamente prese in considerazione, e su opinioni personali elaborate attingendo a fonti diverse, mi è stata suggerita dalla lettura di un libro: Le lacrime di Nietzsche, di Irvin D. Yalhom[24]; la struttura di questo testo evidenzia una profonda conoscenza, che presuppone una notevole cultura in materia, dei personaggi ivi descritti, e tutta la vicenda è impostata su fonti storiche accertate e inoppugnabili.

I dialoghi sono veri, credibili; l’evolversi degli eventi, nei tempi, nei modi e nei luoghi descritti, è assolutamente realistica.

Unico particolare: si tratta di un’opera di fantasia, poiché quanto raccontato, non è mai effettivamente avvenuto; tuttavia, sarebbe potuto accadere benissimo, così come rappresentato!

Ecco, in questo modo dialettico, mio padre ha voluto esporre il suo pensiero, e questo io propongo come metodo per commentare l’insieme del contenuto: una biografia del personaggio elaborata su riflessioni personali e basata su notizie inedite desunte da fonti attendibili, o, più concretamente, una nuova ipotesi interpretativa finalizzata a chiarire la sua identità come vero mago, veggente, massone, alchimista e guaritore.

Ipotesi in cui mio padre credeva profondamente mosso da amore e fede nel protagonista, il conte di Cagliostro; ipotesi che ho cercato di avvalorare dopo aver analizzato, in modo riflessivo e con spirito critico, i documenti che ho avuto l’opportunità di consultare, i quali alla fine comprovano tutte le nostre supposizioni finora anticipate.

In conclusione, dopo aver portato a termine un’analisi critica[25] su tutta la letteratura riguardante il conte di Cagliostro, ne esce un libro complesso e accattivante, che potrebbe essere quasi definito un romanzo storico, oppure una storia romanzata della sua vita, in cui, però, mentre la parte storica propriamente detta, basata su documenti inoppugnabili e selezionata dopo rigoroso controllo delle fonti, appare dominante, la parte fantastica, riferita a pochi argomenti, serve solo per suggerire una versione diversa degli aspetti controversi e per dare una spiegazione plausibile agli episodi ancora oscuri del suo percorso terreno.

Nel testo, l’attenzione del lettore viene convogliata ora su alcuni eventi socio-politico-culturali poco noti del XVIII secolo (il ruolo della Compagnia di Gesù, i rapporti tra Massoneria, Stati laici e Chiesa di Roma), ora sulle caratteristiche peculiari delle sue capacità spirituali (le divinazioni e le guarigioni compiute in più di venti anni), quasi in una fusione alchemica di due realtà opposte e antitetiche: il rapido scorrere del tempo (con tutti i futuri risvolti politici che gli eventi storici determineranno, Rivoluzione francese compresa), e le “nobili doti” del personaggio (con tutte le conseguenze logiche del suo potere magico sulle opere, guarigioni e divinazioni, e sul pensiero riguardante “la Rigenerazione fisica e morale” espressa nel Rito di Massoneria Egizia[26]).

Questi particolari, essendo confermati da una ricca documentazione, sono indiscutibili.

Come dice lo psicanalista svizzero Gustav Jung[27]:

          “[…] I contenuti dell’Inconscio personale sono collegati in modo           indistinguibile con i contenuti archetipici dell’Inconscio collettivo, e quando        l’Ombra diventa cosciente, essi in un certo modo portano a galla anche questi[28]”,

a testimonianza che il Mondo Occulto può influenzare la vita quotidiana; di questo Mondo Occulto, il conte di Cagliostro (massone, alchimista, Rosa-Croce, esoterista, mago, filosofo, veggente e terapeuta) fu un Grande Maestro.

L’enigmatica figura del conte di Saint Germain, suo amico e mentore, e i vari personaggi ispirati dall’Assoluto ed eclettici mistico-spirituali del suo tempo[29], confermano questa tendenza all’Occultismo presente nel XVIII secolo, in netto, ma solo apparente, contrasto con le innovative idee scientifico-enciclopediche dell’Illuminismo; è come se tendenze contrarie mirassero a equilibrarsi in un perpetuo e periodico divenire Yin/Yang.

Questa doppia immagine è una caratteristica peculiare, e inedita nella sua formulazione, dei movimenti culturali, politici e spirituali del XVIII secolo.

Non era forse lui l’evocatore dei defunti, il veggente e il divinatore, il mago, il profondo conoscitore dell’intimo della coscienza, il trasmutatore del vile metallo in oro, “l’empirico” guaritore delle malattie, capace anche di simulare e controllare la morte?[30]

E non rappresentava, forse, Giuseppe Balsamo la sua parte oscura, l’Ombra di Cagliostro, quasi l’icona vivente a testimonianza, e a ricordo, di un “peccato originale” frutto di un contratto stipulato, dopo la nascita del futuro conte, tra Pietro Balsamo, padre di Giuseppe[31], e Althotas, tutore di Acharat[32]?

Quest’accordo che ha intrecciato il destino di due vite fu un patto difficile da accettare e pesante da sopportare e integrare nella quotidianità; sebbene fonte e causa prima degli equivoci che accompagneranno le vicende dei due protagonisti, simboleggiò la parte essenziale del compito terreno[33] assegnato alla meravigliosa figura che fu Alessandro conte di Cagliostro.

Pertanto, questa non è solo una biografia storica tradizionale, nella quale i molti riferimenti bibliografici sui più importanti avvenimenti del Settecento rappresentano una fonte utile ai futuri ricercatori e agli studiosi, e dove sono descritti fedelmente, e in dettaglio, citazioni da Mémories, Epistolari, Carteggi o testi originali dell’epoca depositati in archivi o biblioteche.

È corretto prendere atto che tutta la documentazione raccolta, e consultata, è veramente notevole, specie quella riguardante il processo per l’Affare della Collana della Regina Maria Antonietta, celebrato a Parigi nel 1786, che tanto scalpore fece a suo tempo e sul quale tante parole sono state dette e scritte. 

Chi si appassiona agli eventi del XVIII secolo e ne ricerca i dettagli tra le pieghe della Storia, potrà, infine, soddisfare la propria curiosità esaminando nella Bibliografia allegata tutto quanto può rappresentare un approfondimento alla sua ricerca.

E non è neanche un romanzo di avventure; la fantasia di Alessandro Dumas, l’estrosità di Luigi Natoli, o la creatività di scrittori contemporanei come Sergio Campailla e Vittorio Giacopini, rappresentano un traguardo difficilmente raggiungibile[34].

In realtà, il libro è solo la testimonianza di chi, credendo sinceramente nel Nobile Viaggiatore dello Spirito, Alessandro conte di Cagliostro, e provando un profondo rispetto verso la sua persona, cerca con documenti storici (spesso inediti) e con prove certe (assai frequenti in Letteratura) di contraddire tutte le falsità divulgate ad arte e di smontare gli stereotipi finora costruiti su di lui.

Dunque, Cagliostro, un Nobile Viaggiatore del XVIII secolo è un libro che invita a tante riflessioni; non sempre consegna risposte certe, anzi, spesso pone dubbi e quesiti ai quali, oltre a quelli proposti da mio padre, ho aggiunto i miei.

È un libro che conduce in un’altra dimensione, quella dello Spirito che influenza le coscienze e gli eventi, così come i Rosa+Croce hanno tramandato.

È un libro coraggioso, anticonformista, attuale in tempo di rivisitazione critica di fatti del passato da sempre considerati indiscutibili.

È un libro che si pone fuori da ogni credo finora accettato sull’immagine del personaggio.

È un libro che vorrebbe trasmette agli animi un messaggio universale di luce e di pace, insieme a quel pizzico di merveilleux che tanto affascina il mondo interiore.

È un libro che pretende onestà e chiarezza di sentimenti nell’umanità di ogni tempo, e chiede giustizia alla Storia, e alla Chiesa, in nome dei suoi illustri figli iniquamente perseguitati a causa della verità innovatrice delle loro idee.

È un libro che non va solo letto, ma anche pensato con il cuore, così come si conviene con un testo di poesie, poiché quando esoterismo, magia e religiosità convivono con storia, realtà e scienza, è lo spirito fantastico che prende il sopravvento e, una volta alimentato da sana curiosità, sfugge oltre i confini della realtà.

E così, anche gli altri volumi della collana a lui dedicata, completano il quadro descrittivo con l’introduzione, e la spiegazione, dei temi controversi, arrivando a considerazioni del tutto inaspettate nella narrativa storico-letteraria sul conte di Cagliostro al presente nota ed accettata.

Diceva Antoine de Saint-Exupéry:

la verità non si scopre, si crea”.

Infatti, il suo Piccolo Personaggio è sempre attuale, vivo e reale nelle nostre coscienze.

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Il fascino di Cagliostro, ancor’oggi, non smette di stupirci, proprio a causa dei numerosi dubbi e delle irrisolte perplessità che hanno accompagnato il suo percorso terreno.

Nessuno possiede la Verità, e nessuno dà certezze; solo il romanziere può permettersi di lavorare di fantasia, e sicuramente avrebbe successo.

Ma tutto questo non basta.

Neanche lo scrittore più illuminato saprebbe descrivere la profondità della sua Essenza.

Tuttavia, una chiara sintesi sulla sua persona, e sul significato della sua grande opera, nella breve esistenza che gli fu concessa, è stata espressa dallo stesso conte di Cagliostro nel Memoriale di Parigi del 31 maggio 1786:

          “[…] Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo; al di fuori del                               tempo e dello spazio il mio essere spirituale vive la sua eterna                              esistenza, e se m’immergo nel mio pensiero rifacendo il corso degli                       anni, se proietto il mio spirito verso un modo di vivere lontano da colui                   che voi percepite, io divento colui che desidero.

          Partecipando coscientemente all’essere assoluto, regolo la mia azione                     secondo il meglio che mi circonda.

          Il nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è                  quello dove fermo momentaneamente i miei passi.

          Mettete la data di ieri, se volete, o riuscendovi quella di domani o degli                     anni passati, per l’orgoglio illusorio di una grandezza che non sarà                       forse mai la vostra.

          […] Sono un nobile viandante.

[…] Come il vento del Sud, come la splendente luce del mezzogiorno che caratterizza la piena coscienza delle cose e la comunione attiva con Dio, così vado verso il Nord, verso la nebbia e il freddo, abbandonando dappertutto al passaggio qualche parte di me stesso, splendendomi, diminuendomi a ogni fermata, ma lasciandovi un po’ di luce, un po’ di calore, fino a quando io non sia infine arrivato e stabilito al termine della mia carriera: allora la Rosa fiorirà sulla           Croce.

          Io sono Cagliostro”.

Quale miglior attestazione di chi dimostra di saper, e poter, viaggiare nel Mondo dell’Astrale onde attingere nuove energie purificatrici!

Come ignorare un tale messaggio di compassione universale e di solidarietà umana?

Chi, se non uno Spirito Eletto ed Eccelso, si sarebbe espresso con questi termini?

Un fatto è certo: sulla sua “vita meravigliosa” tanto si è detto, e tanto ancora si può dire.

La sua “luminosa vita segreta”, invece, rappresenta un mondo del tutto nuovo e sconosciuto, ed è difficile sciogliere il mistero che lo avvolse.

Anche se un giorno disse:                  

“[…] La verità su di me non sarà mai scritta perché nessuno la conosce”,

a mio padre fu chiesto:

                    “[…] che sia dato al mondo ciò che tu puoi comporre con quella                               conoscenza cha và oltre misura non solo della parola ma anche dello            stesso racconto storico”.

Come suggerisce l’insigne scrittore cinese Lin Yutang[35], profondo conoscitore dell’animo umano, ci sono due modi per diffondere la Luce: essere la fonte della stessa o lo specchio che la riflette.

Mio padre è stato lo specchio.

Il mio compito? Sostenere lo specchio.

Tommaso De Chirico

Il dottor Tommaso De Chirico, medico pneumologo, omeopata e agopuntore in Milano, già autore di vari libri su argomenti medico-specialistici e di natura storico-letteraria, da decenni si è interessato alla figura del conte di Cagliostro in qualità di saggista e biografo, pubblicando, presso l’Editore Mnamon di Milano, sette volumi in cui sono riassunti i risultati delle sue ricerche, arrivando, alla fine di un’approfondita e critica indagine storica, a conclusioni del tutto inedite sul personaggio, sui suoi comprimari e sui contemporanei che ne condivisero le vicende.

I libri sono acquistabili sia in formato ebook sia in formato cartaceo sul sito Mnamon.it, sul sito Amazon.it, e nei vari book store.

L’autore ha anche pubblicato nel 2024 e nel 2025, in collaborazione con l’avvocato Santo Primavera, dei saggi monotematici sul conte di Cagliostro presso l’Editore Tipheret di Acireale; altri libri sono in corso di stampa da parte degli stessi autori.

Per informazioni:

 

 

 

 

 

[1]   Questo testo è un’elaborazione sintetica fatta dall’autore su brani originali dell’opera.

[2]  Il libro è stato stampato sia in formato ebook che cartaceo in due volumi indivisibili con i rispettivi titoli: Cagliostro, un Nobile Viaggiatore del XVIII secolo, di Raffaele De Chirico con le note del curatore Tommaso De Chirico, e Il conte di Cagliostro nel suo tempo, di Tommaso De Chirico (2° ed. riveduta e corretta 2020), entrambi reperibili nel sito Amazon.it. A questi primi due libri (1° ed. 2014) ne sono seguiti altri cinque monotematici, tanto da formare una collana completa sul personaggio e sul suo periodo storico; l’ultima stampa risale al 2024.

     Per informazioni riguardanti tutte le pubblicazioni di Raffaele e di Tommaso De Chirico, ed. Mnamon, Milano, vai nel sito Mnamon.it e nel portale Amazon.it.

[3]   Titolo completo: Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato conte di Cagliostro, che si è estratto dal Processo contro di lui formato in Roma l’anno 1790 e che può servire di scorta per conoscere l’indole della Setta dé Liberi Muratori, autore Mons. Giovanni Barberi.

     Questo libro, stampato a Roma nel 1791 con il benestare della R. C. A., e tradotto in numerose lingue ad uso per un vasto pubblico, ebbe larghissima risonanza e ampia diffusione sia in Italia che all’Estero tanto che, già allora, la tiratura fu superiore ad ogni aspettativa. Anche se una copia si vendeva a pochi paoli per le strade di Roma già in quei primi anni, alla fine il fatturato conclusivo, in termini economici e d’immagine, fu decisamente rilevante per le casse della R. C. A. (era la Reverenda Casa Apostolica, vera e unica tesoreria della Santa Sede, che curò, stampò e sponsorizzò a sue spese il libro).

[4]   Questi termini, espressi con tutte le tonalità possibili del disprezzo, solo gli stessi usati da Mons. Barberi.

[5]  Tuttavia, alcuni scrittori suoi contemporanei, tra cui, nel 1791, Gaetano Tschink e Giovanni Compagnoni di Lugo, iniziano a esprimere il proprio dissenso a tale convinzione subito dopo la prima edizione del Compendio. Le loro opere sono commentate nei miei volumi.

6  Vedi il libro di Barberi G. con Introduzione e note di G. Quatriglio: Compendio della vita e delle

    gesta di Giuseppe Balsamo denominato conte di Cagliostro, Ed. Mursia, Milano, 1973.

[7]  In realtà, nei suoi Mémoires del 1786 in occasione del Processo di Parigi per l’Affare della Collana della Regina Maria Antonietta, il conte espose per la prima volta i particolari della sua vita giovanile, i cui dettagli si presentano del tutto diversi da quelli attribuiti a Giuseppe Balsamo da Mons. Barberi; d’allora, a parte la Lettera al Popolo Inglese scritta in piena libertà nel mese di settembre dello stesso anno, esprimerà ogni altra affermazione solo in occasione del Processo di Roma.

     Dagli Atti processuali, purtroppo, si nota spesso, o una reticenza a rispondere, oppure una manipolazione intenzionale delle sue obiezioni all’Accusa, segno evidente di uno stato di dipendenza psico-fisica dagli Inquisitori del momento.

[8]  Sono gli atti di forza “a scopo persuasivo”; in realtà si trattava di vera tortura, cui verosimilmente Cagliostro fu sottoposto a Castel Sant’Angelo durante la prigionia nel 1790., messa in opera da frà Francesco Contarini.

[9]  Vedi l’ampia Bibliografia sul conte di Cagliostro riportata nella collana pubblicata dall’autore presso l’Editore Mnamon, Milano.

[10]  A quel tempo parecchio materiale compromettente fu distrutto dagli stessi archivisti per evitare possibili rappresaglie o vendette.

[11] Come dice nel libro: Il Vangelo di Cagliostro del 1788, il cavaliere e noto latinista roveretano Clementino Vannetti a proposito della sua personalità:

“[…] è un vero enigma di cui non è permesso giudicare fintantoché non lo riveli la morte”.

[12] Si parla anche di Letteratura cagliostriana.

[13] Oltre alle altre opere, leggi, in particolare alla pagina 21 il libro di Marc Haven nella Edizione italiana del 2004: Il Maestro sconosciuto, Cagliostro.

[14]  Una più ampia trattazione sul tema è stata esposta nel già citato libro di Tommaso De Chirico: Il conte di Cagliostro nel suo tempo. A conclusione delle mie ricerche (sempre secondo le testimonianze dell’epoca), solo in due occasioni (nel febbraio del 1769 a Aix-en-Provence, e nel mese di luglio 1778 a Venezia) Giacomo Casanova avrebbe dichiarato di aver visto Giuseppe Balsamo, però mistificandolo sempre con il conte di Cagliostro; poiché (come dimostrato nel libro), in entrambi i momenti Cagliostro era presente altrove, il conte di Seingalt avrebbe così incontrato di persona, esclusivamente ed unicamente, l’avventuriero Balsamo, confondendolo, come avveniva spesso in quel periodo, con il primo. Non fu l’unico, data la versatilità e la fugacità di presenza del Nobile Viaggiatore.

[15] Che lui afferma essere avvenuto nel 1770 con Serafina Feliciani, persona ben diversa da Lorenza Feliciani, vera moglie di Giuseppe Balsamo.

[16]  Vedi il Mémoire del conte in occasione del Processo di Parigi del 1786, che inizia con le parole:

“Sono oppresso, sono accusato, sono calunniato”.

     Seguirà la sua autodifesa prima della conclusione del Processo, esposta davanti ai Giudici la sera del 31 maggio 1786, e preceduta dalla nota frase:

“Non sono di alcun’epoca, né di alcun luogo”,

nella quale, oltre a precisare le caratteristiche della sua natura esistenziale e lo scopo del proprio compito nel mondo terreno, si dichiara anche:

Sono un nobile viaggiatore”.

[17]  In assenza di prove, non era facile capire se la sua versione fosse basata su fatti o frutto di pura fantasia, e, dopo i libelli diffamatori di Sachi del 1781, della contessa Jeanne de La Motte durante il Processo di Parigi, di Elisa von der Recke e di Thévenau de Morande nel 1786, all’indomani della Sentenza dello stesso anno, anche le calunnie incominciavano a diventare credibili. Tuttavia, ben altre saranno le testimonianze a conferma delle sue asserzioni!

In tutta la Letteratura cagliostriana consultata sono più frequenti i “si dice” delle affermazioni documentate, e solo una ricerca storica approfondita e un’analisi critica delle fonti può consentire di distinguere le certezze dalle falsità.

    Vedi, nel dettaglio, il testo dei volumi pubblicati dall’autore, e consulta anche l’ampia e completa Bibliografia allegata.

[18]  La data di nascita è il 2 giugno 1743; l’Atto di battesimo, datato 8 giugno 1743, è presente negli Archivi della Cattedrale di Palermo con il numero 695. Non è disponibile il suo Atto di nascita.

[19]  Le nozze furono celebrate il 20 aprile 1768; l’Atto di matrimonio, già conservato negli Archivi della Chiesa di Santa Maria in Monticelli a Roma, è oggi reperibile presso l’Archivio Storico del Vicariato di Roma, Registro dei Matrimoni dell’anno 1768. Una copia è presente anche nell’Archivio di Stato di Napoli.

[20] Si tratta della famosa Lettre Bernard; vedi un approfondimento del tema nel libro: Il conte di Cagliostro nel suo tempo, capitolo: Argomenti.

[21]  L’Avvocato invierà il 12 marzo 1787 al Viceconsole di Francia in Napoli, Mons. de Perier, una Memoria Giustificativa compilata su fedi di battesimo, contratti nuziali e altri istrumenti legali. Tuttavia, la sua Memoria confermerà solo che gli eventi descritti nella Lettre Bernard sono attribuibili a Giuseppe Balsamo, ma non apporterà prove convincenti a favore della sua identificazione con il conte di Cagliostro, tanto che le Autorità francesi alla fine ritennero la faccenda nel complesso dubbia, i dati forniti insufficienti e comunque non probanti allo scopo dell’indagine, archiviando una volta per tutte la pratica, come scritto nel Dossier Fontaine depositato negli Archivi Nazionali di Parigi con il titolo: L’Affaire Fontaine, sigla: Serie Y, Dossier 13125.

Peraltro, l’Avvocato Bivona contesta nella sua Memoria Giustificativa la ricostruzione cronologica di alcuni episodi descritti nella Lettre Bernard, ritenendola nell’insieme poco attendibile e mal compilata.

Addirittura, ad un certo punto lo stesso solleciterà, per conferma, un confronto diretto tra:

I siciliani che conoscevano Giuseppe Balsamo con il conte di Cagliostro, venuto in Sicilia”.

In realtà, quanto auspicato era già stato effettuato proprio a Palermo nella primavera dell’anno 1774 da parte dell’Alto Magistrato della Corte Criminale di Giustizia, il marchese Alfonso Airoldi, il quale, conoscendo da anni Giuseppe e le sue ben note “marachelle giovanili”, non evidenziò nelle sue fattezze il conte di Cagliostro, lì presente per altri motivi, ingiustamente accusato dalla vittima per una truffa compiuta tanti anni prima (a Palermo nel 1760) proprio dal Balsamo nei confronti dell’orafo Vincenzo Marano.

Pur scagionato, la sentenza non fece scalpore mediatico, e se ne parlò compiutamente solo durante il processo di Roma del 1790 (così è scritto negli Atti: “fui immediatamente e liberamente dimesso” poiché “si trattò di un caso di omonimia”); tuttavia, anche quest’episodio isolato è di per sé sufficiente ad avvalorare la tesi della “non identità” tra i due personaggi, dato l’elevato spessore di probità e senso di giustizia del Magistrato del Viceré.

Naturalmente, nella Letteratura cagliostriana si registrano tante altre situazioni analoghe nella vita del conte, che ripetutamente e onestamente ne smentiscono l’identificazione con Giuseppe Balsamo.

Il tema della “identità” è stato ampiamente trattato nei volumi pubblicati dall’autore, citando nei minimi particolari soprattutto quest’episodio, oltre agli altri significativi da un punto di vista storico-biografico.

[22]  L’originale del testo, che sarà reso noto al pubblico solo dal 20 settembre 1786, prende il nome di Lettera al Popolo Inglese.

23  Il 30 gennaio 1786, all’atto del suo primo interrogatorio alla Bastiglia davanti al Consigliere del Re, Pierre Titon, il conte fornisce i suoi dati identificativi, che si evidenziano ben diversi da quelli di Giuseppe Balsamo; il 20 febbraio 1786 fa stampare, presso l’Ed. Lottin di Parigi, il Memoriale che inizia con queste parole:

Sono perseguitato, accusato, calunniato”,

in cui precisa nei particolari i fatti esposti 20 giorni prima nell’Ufficio del Governatore della Bastiglia.

Infine, il 31 maggio 1786, poco prima della Sentenza del Tribunale delle Corti riunite di Parigi, nell’autodifesa, preceduta dall’affermazione:

Non sono di alcuna epoca né di alcun luogo”,

chiarisce la profondità della sua natura spirituale e lo scopo della propria esistenza.

Queste, evidentemente, non hanno nulla a che vedere con le doti truffaldine di Giuseppe Balsamo.

[24]  La prima edizione è del novembre 2006.

[25]  Prendendo a prestito, impropriamente, un termine riguardante la tecnica che analizza i risultati delle ricerche in campo medico, si potrebbe anche parlare di metanalisi.

[26] Questo testo, che condensa la sintesi del suo pensiero e porta una nuova ventata di spiritualità nella Massoneria europea del XVIII secolo, secondo gli autori fu il vero imputato nel Processo di Roma del 1790 presso il Tribunale della Santa Inquisizione poiché conteneva informazioni sovversive per la società civile del tempo e principi destabilizzanti per la comunità cattolica tradizionale.

[27]  (Kesswill, 26 luglio 1875; Küsnacht, 6 giugno 1961).

[28]  Vedi alla pag. 35 la sua opera: Psicologia e Alchimia, Ed. Boringhieri, Milano, 1983.

[29] Oltre al conte di Saint Germain, si possono citare i nomi dei più famosi, come Martinés de

     Pasqually, Emanuel Swedemborg, Anton Mesmer e Louis-Claude de St. Martin, ideatori e

     divulgatori di Movimenti spirituali e massonici del tutto originali.

[30]   Fu questa la dote che gli permise, con l’induzione di uno stato di “catalessi”, di entrare in una

      condizione di “morte apparente” per fuggire dalla Rocca di San Leo la notte del 26 agosto

      1795.

 Vedi gli ultimi capitoli del volume: Cagliostro, un Nobile Viaggiatore del XVIII secolo.

[31]   Tutti questi temi, assai inediti, sono trattati nei volumi da me pubblicati.

[32]   Nome giovanile del futuro conte di Cagliostro.

[33]   Secondo alcune ideologie esoteriche orientali, si parla di “debito karmico”.

[34]   Vedi le loro opere nella Bibliografia allegata ai volumi di Raffaele e di Tommaso De Chirico,

      Ed. Mnamon, Milano.

[35] (Banzi, 10 ottobre 1895; Taipei, 26 marzo 1976).

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