
Ogni illusione crea una delusione. Analizzare la realtà con il metodo della morale è pessima abitudine. Analizzare la storia dall’ultima puntata è un modo per non capire alcunché.
Ecco perché mi accingo a scrivere un articolo, assai crudo, algido, amorale, impietoso, dal titolo: “Ucraina, riassunto di una menzogna”.
Faccio come si faceva a scuole alle elementari. Tema: La guerra in Ucraina”.
Svolgimento.
Prima questione: la guerra in Ucraina, le cui premesse sono addebitabili ai neocon statunitensi ed europei, è persa. È persa per gli ucraini; è persa per i neocon; è persa per i fanfaroni europei che vorrebbero continuarla e non hanno le risorse per sostenerla. È persa. Dura e cruda realtà, ma realtà. Putin ha vinto.
Quando la guerra contro gli anglosassoni fu evidentemente persa, il generale Badoglio firmò la resa. L’Italia aveva perso la guerra e con la guerra una parte della sua indipendenza, se mai l’ha avuta, e del suo territorio. La successiva narrazione è stata che l’Italia ha vinto la guerra con gli Alleati contro il nazifascismo. Bella ciao. La storia è un’altra e la stiamo pagando ancora. L’importante è illudersi e vivere nel mondo dei sogni.
Seconda questione: Trump non ha alcuna intenzione di fare la guerra alla Russia. Si barcamena tra le spinte interne dei guerrafondai, che vogliono un confronto duro, e la sua linea chiara di dialogo con Mosca in funzione di nuovi assetti mondiali, in primo luogo in Medio Oriente.
La sua linea non è quella dei neocon che volevano confliggere con la Russia per sfiancarla e ridurla ai minimi termini. I russi lo sanno bene e, infatti, abbozzano, non se la prendono più di tanto per le minacce di sanzioni e rilanciano l’idea del negoziato. Nel frattempo Trump fa arrivare qualche patriot per difendere Kiev dagli attacchi aerei, impedisce a Zelensky di attaccare la Russia a fondo con missili a lunga gittata, non fa una piega sul fronte, che entro 50 giorni si incontrerà con la rasputizza, ossia con il fango autunnale e si impantanerà da solo. Campagna d’estate russa finita.
Terza questione: il messaggio di Trump è chiaro: cari europei se volete continuare la guerra in Ucraina pagatela voi. I contribuenti Usa non ci mettono il becco di un quattrino.
Quarta questione: gli europei non hanno i soldi per comperare le armi dagli Usa e donarle all’Ucraina, quindi la storia è giunta al capolinea. Rimangono i cialtroni.
Tra i primi no, c’è quello della Repubblica Ceca. Lo ha dichiarato al sito Publico.cz il premier ceco Petr Fiala, aggiungendo che continuerà a sostenere l’Ucraina, con l’iniziativa sulle munizioni per l’artiglieria, ma non parteciperà all’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina. “La Repubblica Ceca sta concentrando i propri sforzi proseguendo l’iniziativa sulle munizioni. Per questo motivo, al momento, non intendiamo aderire a nuovi progetti”, ha detto Fiala. L’iniziativa ceca sulle munizioni per l’Ucraina, ha contribuito lo scorso anno a consegnare 1,5 milioni di munizioni e secondo i piani andrà avanti per tutto il 2025.
Anche l’Italia si è rifiutata di partecipare alla proposta di Trump, il governo italiano ha motivato la decisione con la mancanza di fondi. L’Italia non aderirà all’idea di comperare armi Usa da girare all’Ucraina, in quanto, a differenza della Germania, non ha praticamente alcuno spazio di bilancio da destinare a un’operazione di questo tipo.
La Francia ha subito seguito l’esempio della Repubblica Ceca e dell’Italia, annunciando il disimpegno dall’acquisto di armi americane per l’Ucraina. Parigi sostiene che l’idea di finanziare le armi americane spetti alla Germania.
Se a questi tre Paesi aggiungiamo Ungheria e Slovacchia, diventa chiaro che solo Germania, Gran Bretagna, i paesi del Nord Europa e i paesi baltici sono attualmente disposti a finanziare le richieste militari del regime di Kiev. Ad oggi, la cosiddetta “coalizione di supporto” comprende: Germania, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Gran Bretagna, Canada e Finlandia, che hanno già promesso di aiutare l’Ucraina in qualche modo. Inoltre i sistemi di difesa aerea Patriot sono stati promessi da Germania e Norvegia e non si sa ancora chi altro sia disposto a privarsene per darli a Kiev. Grecia e Spagna hanno già detto no.
La guerra è persa. Lo vogliamo capire? Brutto a dirsi. Analisi algida, cruda, ma reale.
Ripeto: la guerra è persa. Se non si capisce questo, si entra nel mondo dei sogni e dei cialtroni.
Cosa resta da fare? Stipulare al più presto una resa alla Badoglio, per poi fingere di aver vinto, come fece l’Italia, e cominciare a ricostruire un ‘Ucraina senza Donbass e Crimea, ma con il porto di Odessa che consente lo sbocco al mare. Salvare il salvabile è meglio che affondare nel sangue per far piacere ai cialtroni.
Menzogna per menzogna è meglio una menzogna senza sangue che una menzogna che continua la carneficina. Diamo a Zelensky la medaglia di eroe, facciamogli cantare Bella ciao e facciamola finita. Del resto i neocon non hanno più voce in capitolo e i dem sono scomparsi dalla scena. Restano i cialtroni.
Descritto il prossimo probabile futuro, con Trump che ha detto a chiare lettere che lui non sta con la Russia, non sta con Kiev, ma sta con l’umanità, ossia che se qualche idiota pensa di vincere la guerra sul campo sogna e, comunque, se la deve pagare, passiamo a fare un breve riassunto del passato.
Non ho particolare simpatia per Papa Francesco (anzi, per dirla tutta, mi stava antipatico per aver coperto la fuffa truffa fatta di una montagna di interessi finanziari del green e del cambio climatico), ma non posso non dargli ragione quando, in una conversazione avvenuta il 19 maggio 2022 con i direttori e le direttrici delle riviste culturali gesuite, e pubblicata per intero dalla Civiltà Cattolica, Bergoglio ha esposto le ragioni che secondo lui avrebbero portato alla guerra in Ucraina, con maggiore dettaglio rispetto a quanto aveva fatto già a inizio maggio in un’intervista al Corriere della Sera. Durante la conversazione, qualcuno tra i direttori e le direttrici ha chiesto al papa che consigli avesse per comunicare la situazione in Ucraina. Papa Francesco ha risposto che «qui non ci sono buoni e cattivi metafisici» e che «sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro». Poi ha aggiunto: quello che stiamo vedendo è la brutalità e la ferocia con cui questa guerra viene portata avanti dalle truppe, generalmente mercenarie, utilizzate dai russi. E i russi, in realtà, preferiscono mandare avanti ceceni, siriani, mercenari. Ma il pericolo è che vediamo solo questo, che è mostruoso, e non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita”.
Papa Francesco ha spiegato questa sua visione attraverso un incontro avuto con un non meglio precisato capo di Stato che «parla poco, davvero molto saggio», due mesi prima che iniziasse la guerra. Il capo di Stato, racconta il papa, gli aveva espresso preoccupazione per come si stava muovendo la Nato, dicendogli che «stanno abbaiando alle porte della Russia» e che «non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro».
Secondo papa Francesco, quel capo di Stato aveva «saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo».
Poi ha consigliato ai suoi interlocutori di trasmettere anche il «dramma umano» della guerra. «Va benissimo fare un calcolo geopolitico, studiare a fondo le cose» ha detto papa Francesco. «Lo dovete fare, perché è vostro compito. Però cercate pure di trasmettere il dramma umano della guerra».
Ecco il punto: la Nato ha abbaiato alle porte della Russia, ha accerchiato la tana dell’orso.
L’ultima puntata, il superamento del limite, è stato il colpo di Stato di Maidan, orchestrato da Victoria Nuland e George Soros, con la complicità di Joe Biden, vicepresidente di Barack Hussein Obama, seguito dagli accordi fasulli di Minsk, gestiti furbescamente da Angela Merkel, per, come lei stessa ha ammesso, “prendere tempo”.
I neocon hanno perseguito una strategia volta a contenere e ridurre l’influenza russa attraverso una combinazione di pressione militare, economica e politica.
Uno degli elementi centrali della strategia neocon è stato l’allargamento della Nato verso est, iniziato negli anni ’90, includendo ex paesi del Patto di Varsavia e stati vicini ai confini russi. Questa politica, percepita come una provocazione da Mosca, è stata vista come un modo per contenere la Russia e limitarne l’influenza nell’Europa orientale. Critici come George Kennan hanno definito questa espansione un'”inutile provocazione” che avrebbe potuto destabilizzare i rapporti con la Russia.
Il conflitto ucraino è stato considerato un banco di prova per la strategia neocon, i quali hanno incoraggiato l’Ucraina a perseguire una postura anti-russa, sostenendo la sua integrazione in strutture occidentali come la Nato e l’UE, e alimentando il conflitto attraverso forniture di armi e supporto militare. L’obiettivo sarebbe stato quello di logorare la Russia militarmente ed economicamente, usando l’Ucraina come “proxy” per indebolire Mosca senza un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.
Oltre ad attivare sanzioni nei confronti della Russia che hanno lasciato il tempo che trovavano, in quanto bellamente aggirate anche da chi le ha imposte, i neocon hanno attivato una campagna mediatica per dipingere la Russia come una minaccia globale, pronta a invadere l’Europa. Grandissima menzogna.
La strategia neocon ha indotto la Russia a rafforzare legami con potenze come Cina, India e Turchia, che hanno controbilanciato l’isolamento occidentale. Pessimo affare geostrategico che stiamo pagando.
La strategia, condotta allo sbaraglio, senza un chiaro piano per la stabilizzazione post-conflitto, ha rischiato di alienare partner chiave come le monarchie del Golfo e di rafforzare l’asse Russia-Cina, minando l’egemonia occidentale.
Finalmente alcuni analisti ritengono che la pace in Ucraina sia possibile solo abbandonando la strategia neocon, riconoscendo la situazione militare sul campo e garantendo la neutralità di Kiev, come suggerito da Kissinger e altri.
Tradotto in altri termini, abbandonare la strategia neocon significa ammettere che la guerra è persa e che è necessario arrivare a chiudere la partita.
La strategia neocon ha inoltre disastrato l’Unione Europea, mettendone allo scoperto l’inesistenza militare, politica e geopolitica.
L’Unione Europea emerge dalla vicenda bellica ucraina come un burosauro dittatoriale senza una testa politica, con una leadership cialtrona, incapace di fare qualsiasi cosa che non sia di produrre proclami e di tentare, attentando alle tasche dei cittadini, di racimolare quattro soldi per dimostrare di essere una potenza militare.
Ormai siamo oltre il ridicolo. Siamo alla tragedia. L’Unione Europea è fallita e se insiste a fare il servo miserabile dei neocon finirà allo sfascio totale.
Serva sciocca dei neocon, serva sciocca degli interessi finanziari del Green Deal, l’Unione Europea affonda nell’inesistenza e invece di rinsavire, assecondando la fine di una guerra persa, soffia sul fuoco.
L’emblema della chiacchiera senza costrutto è l’ “alta” rappresentante europea Kaja Kallas, che ha conquistato il Guiness dei primati dell’inutilità vociante.
La guerra in Ucraina è persa. L’Europa è allo sfascio. Il green si è rivelato, per quel che è: una fuffa truffa per creare certificati intermediati alla Borsa di Londra.
La grande menzogna dei neocon è un disastro totale ed oltre ad essere una menzogna è anche una strategia che ha messo in ginocchio l’Occidente.
Dulcis in fundo: i social-comunisti, chi orfano dell’ideologia marxista leninista, chi traditore della socialdemocrazia della Bad Godesberg, si sono messi al servizio del progressismo, cancro indotto dai neocon nel corpo dell’Occidente.
Oggi, sono loro, nell’Unione Europa in disfacimento, a rappresentare la follia del precipizio. Sono loro che propagandano, senza vergogna, ancora una volta, la menzogna trentennale dei neocon.





