L’efficace politica penetrativa del Qatar in Occidente tramite il suo braccio esecutivo L’UCOII la principale associazione italiana beneficiaria della Qatar Charity, fondazione del fondo del lungimirante conquistatore di anime fragili, il sovrano del Qatar, l’emiro Tamim bin Hamad al-Thani.
Il Qatar ha impegnato 25 milioni di euro in tre anni per la costruzione di 43 moschee, tra cui le moschee di Ravenna, di Catania, Piacenza, di Colle di Val d’Elsa, Vicenza, Saronno, Mirandola e per l’acquisto di un edificio nel quartiere romano di Centocelle da adibire a moschea per 800 fedeli, mai realizzata) in competizione con quella di Roma finanziata prevalentemente dai sauditi.
L’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (abbreviata in UCOII) riunisce 153 associazioni sia territoriali che di settore e gestisce circa 80 moschee e 300 luoghi di culto non ufficiali. Fondata ad Ancona nel 1990 per iniziativa di membri del Centro culturale islamico di Milano e Lombardia, nasce dalla fusione di diverse componenti, tra cui quelle siriana e palestinese degli ex studenti dell’Unione degli studenti musulmani in Italia (USMI), vicini ai Fratelli Musulmani, assieme ad altri dirigenti provenienti da diverse esperienze, come quella delle donne musulmane del collettivo Islam donne o quella di Hamza Roberto Piccardo, ex militante di Autonomia Operaia convertito alla religione islamica, direttore della casa editrice Al Hikma (che in arabo significa “La saggezza”).
L’UCOII nasce con l’intenzione statutaria di fornire alla comunità e ai musulmani orientamento e servizi: unicità di rappresentanza di fronte alle istituzioni dello Stato; orientamento tecnico legale e amministrativo; organizzazione di attività e mediazioni culturali; convegni, congressi e campeggi; raccolta e distribuzione di informazioni; attività sociali e umanitarie; produzione e distribuzione di materiali stampati e audio-visivi; studio ed elaborazione di programmi e proposte generali nei settori dell’istruzione tradizionale, tecnica e della formazione professionale.
L’UCOII si pone da subito come principale rappresentazione organizzata dell'”Islam delle moschee” sunnita, radicata sul territorio italiano e non dipendente dalle ambasciate o da governi di paesi a maggioranza musulmana; quindi, si candida a rappresentare la comunità musulmana tramite un’Intesa istituzionale. All’intesa tra l’UCOII e lo Stato si oppongono i rappresentanti dell'”Islam degli stati”, a partire dalla Moschea di Roma (Centro Culturale Islamico d’Italia) sostenuto dall’Arabia Saudita, oltre che dal Marocco. L’UCOII patrocina la traduzione del Corano in lingua italiana (quattro edizioni, oltre cinquantamila copie) e fa da referente ultimo ad oltre 122 associazioni territoriali o di settore che svolgono attività di ordine sociale, assistenziale, di informazione e mediazione istituzionale, oltre che a circa 80 moschee e innumerevoli sale di preghiera, con l’obiettivo della costruzione di un Islam italiano.
Secondo Andrea Pacini (2000), tra le moschee facenti capo all’UCOII “numerose sono quelle i cui dirigenti in qualche modo si ispirano all’ideologia dei Fratelli Musulmani”. Inizialmente la presidenza dell’UCOII era stata assunta da Nour Dachan, precedentemente leader della componente siriana dei Fratelli Musulmani, e la segreteria affidata ad Ali Abu Shwaima, leader di quella palestinese, mentre Hamza Roberto Piccardo ha ricopriva la carica di segretario nazionale. Nel frattempo, alcuni dirigenti storici avevano abbandonato l’UCOII in dissenso con la linea associativa e operando come attivisti indipendenti: così Federico Alì Schuetz, già animatore del Fondaco dei Mori di Milano, oggi chiuso. Nel 1998, in vista di una possibile Intesa con lo Stato, l’UCOII apre all'”Islam degli stati” e assieme alla Moschea di Roma (legata ad Arabia Saudita e Marocco) e alla sezione italiana della Lega Musulmana Mondiale (ONG saudita con sede alla Mecca) annuncia la creazione di un Consiglio Islamico d’Italia, guidato da dieci cittadini italiani, di cui cinque nominati dall’UCOII e cinque dalle altre due organizzazioni.
Nel corso degli anni si è formata una nuova generazione di dirigenti UCOII, tra cui alcuni musulmani italiani come Patrizia Khadigia Del Monte, collaboratrice del sito Islam Online e vicepresidente dell’UCOII, Ahmad Alessandro Paolantoni, e il nuovo presidente il palestinese Ezzedine El Zir, imam di Firenze. Si sono aggiunti anche a livello locale musulmani che non hanno mai avuto esperienze politiche precedenti nei paesi arabi e che vengono dal cristianesimo o da altre religioni. Il cambiamento generazionale è stato positivo per l’immagine dell’UCOII, che ha anche cominciato ad avviare il dialogo con la comunità ebraica e con istituzioni locali e nazionali. Il 30 ottobre 2018, il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini si era recato in Qatar, il “colosso energetico”, animato da possibili affari si spinse sino ad affermare “ho trovato un Paese che cresce, che accoglie, che ha voglia di lavorare con l’Italia” e ha elogiato l’emirato per “non sponsorizzare più l’estremismo“.
Una falsità evidente, poiché lo Stato wahhabita”, a quanto pare, è interessato non solo alle relazioni economiche con l’Europa, ma anche a esportare il suo brand di Islam politico. Secondo un nuovo libro intitolato Qatar Papers: How the Emirate Finances Islam in France and Europe, scritto da due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, il Qatar ha distribuito almeno 22 milioni di euro ai progetti islamici soltanto in Italia, oltretutto ha avuto di fatto un unico beneficiario: l’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII), accusata di essere vicina all’organizzazione preferita dall’emiro, quella dei Fratelli Musulmani, il cui portavoce è l’emittente televisiva del Qatar Al-Jazeera, con sede a Doha, capitale dell’emirato.
Il Qatar è oggi uno dei principali finanziatori dell’Islam in Europa”, ha dichiarato Malbrunot in un’intervista. Il suo libro, un importante reportage sulla penetrazione islamista in Europa, osserva che il Qatar ha finanziato 140 progetti di moschee e di centri islamici in Europa per la bellezza di almeno 71 milioni di euro. Il paese con il maggior numero di progetti (50) è l’Italia, dove il centro al-Houda di Roma ha ricevuto 4 milioni di euro.
Un nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani Hasan al-Banna Tariq Ramadan, che diverse donne hanno accusato di stupro e di abusi sessuali, ha ricevuto dal Qatar 35 mila euro al mese per essere suo “consulente”. Il Complesso culturale musulmano di Losanna, in Svizzera, ha ricevuto 1,6 milioni di dollari, di seguito nel 2015, ha donato al St Antony’s College di Oxford, dove insegna Ramadan, un nuovo edificio da 11 milioni di sterline.
Il Qatar è stato anche molto attivo in Francia. L’emirato, secondo il libro, ha finanziato il Centro islamico di Villeneuve-d’Ascq e il Lycée-Collège Averroès, la prima scuola privata musulmana ad essere finanziata anche dallo Stato francese, mentre Il Lycée-Collège Averroès è stato al centro di uno scandalo quando uno dei suoi insegnanti rassegnò le dimissioni dopo aver denunciato che la scuola “era un focolaio di antisemitismo e ‘promuoveva l’islamismo’ agli alunni”, poi ha finanziato altre moschee in Francia tra cui La Grande Moschea di Poitiers che si trova nelle vicinanze del sito della battaglia di Tours (nota anche come battaglia di Poitiers), quella in cui il capo dei Franchi Carlo Martello fermò l’avanzata dell’esercito musulmano guidato da Abdul al-Rahman, nel 732. La moschea Assalam a Nantes e la Grande Moschea di Parigi sono altri esempi. Nel loro precedente libro, Nos très chers émirs, Chesnot e Malbrunot avevano denunciato lo stretto rapporto esistente tra l’establishment politico francese e la monarchia qatariota poiché tra i beneficiari del Qatar figurava l’Institut Européen de Sciences Humaines – una struttura islamica vicina al ramo francese dei Fratelli Musulmani – per offrire corsi di teologia islamica.
Tra gli islamisti descritti nel libro c’è il leader religioso residente a Doha, Yusuf al-Qaradawi, che ha giustificato gli attentati suicidi nella seconda Intifada emettendo una fatwa che autorizzava l’uccisione di americani in Iraq e incoraggiando i musulmani a recarsi all’estero a combattere nelle guerre civili in Siria e in Libia. Qaradawi ha inoltre invocato la “conquista di Roma” e nel 2013 ha annunciato alla televisione egiziana che senza la morte come punizione per aver abbandonato la religione (apostasia), “l’Islam non esisterebbe oggi”.
“Sono anni che segnaliamo la penetrazione ideologica e religiosa di Doha”, ha dichiarato Souad Sbai, originaria del Marocco, presidente del Centro Studi Averroè, in Italia“. Sotto forma di investimenti e operazioni finanziarie, il Qatar estende ogni giorno la propria rete di proselitismo, con gravi danni per la salute delle società europee, Italia inclusa”. Sul quotidiano L’Opinione delle Libertà la Sbai ha definito il Qatar “un lupo travestito da agnello”. Elzir Izzedin, l’imam di Firenze e presidente dell’UCOII, ha ammesso tre anni fa che “dal Qatar sono arrivati 25 milioni di euro”. C’era inoltre il Qatar a sostenere il progetto per creare un’università islamica per 5 mila studenti, in una piccola città meridionale come Lecce.
Anche due anni fa, con un investimento di oltre 2,3 milioni di euro, il Qatar stava iniziando importanti progetti islamici in Sicilia, dove l’emirato pare sostenga circa un quarto delle moschee. Secondo il presidente del Middle East Forum, Daniel Pipes, “Doha non si affida soltanto alla diaspora islamista in Occidente per promuovere la sua agenda; lavora anche per influenzare direttamente l’opinione pubblica e i responsabili politici occidentali”: Le sue stazioni in lingua inglese producono una viscida propaganda contro i nemici del Qatar, mascherata da retorica liberale occidentale, una delle ultime iniziative di Al-Jazeera – col suo canale digitale AJ+ – si è rivolta ai giovani americani progressisti. I loro documentari sulle nefandezze di Israele, dell’Arabia Saudita e dell’amministrazione Trump sono inseriti tra brillanti servizi delle campagne sui diritti dei transgender e i toccanti appelli per il dramma dei richiedenti asilo sul confine meridionale degli Stati Uniti – argomenti apparentemente incoerenti per un’emittente controllata da un regime wahhabita.
Doha cerca anche di influenzare le istituzioni educative occidentali. La Qatar Foundation controllata dal regime elargisce decine di migliaia di dollari a scuole, college e ad altri istituti d’istruzione in Europa e nel Nord America. In effetti, il Qatar è ora il più grande donatore straniero alle università americane. I suoi finanziamenti sovvenzionano i costi per l’insegnamento della lingua araba e delle lezioni sulla cultura mediorientale e la loro inclinazione ideologica è talvolta sfacciatamente evidente, come nel modulo didattico delle scuole americane intitolato ‘Esprimi la tua fedeltà al Qatar’.
Il più grande quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, ha descritto l’attivismo qatariota nel Paese come segue: “Il 24 maggio scorso il principe sceicco Hamad Bin Nasser Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar era a Piacenza, dove a fianco delle principali autorità cittadine ha inaugurato il nuovo centro islamico; lo stesso giorno si è spostato a Brescia, per tagliare il nastro dell’ampliamento della locale moschea. ora dotata di ampio parcheggio. Tempo due giorni ed ecco ricomparire il sorridente principe Al Thani a Mirandola, in provincia di Modena: anche qui inaugurazione del nuovo centro di preghiera dei musulmani, danneggiato dal terremoto del 2012 e rimesso in piedi come nuovo, al contrario della chiesa parrocchiale locale. Il 28 maggio sua grazia lo sceicco viene immortalato invece a Vicenza, sempre per l’apertura di un centro islamico. Si salta poi al 5 giugno, quando persino il sito di notizie in lingua inglese del Golfo The Peninsula, dedica un articolo allo sceicco all’ennesimo taglio del nastro, stavolta di un complesso per la preghiera e per una scuola coranica a Saronno (Varese), addirittura affiancato dal vicario episcopale del luogo”.
Un analista dell’Instituto Español de Estudios Estratégicos del Ministero della Difesa, il colonnello Emilio Sánchez de Rojas, ha accusato tanto il Qatar quanto l’Arabia Saudita di lanciare “campagne d’influenza in Occidente”, finanziando mega-moschee in tutta Europa cerca di islamizzare la diaspora europea. Affermò nel 2016, Rolf Mützenich, parlamentare tedesco ed esperto di Medio Oriente: “Da tempo abbiamo indizi e prove che i salafiti tedeschi ricevono assistenza con l’approvazione dei governi di Arabia Saudita, Qatar e Kuwait sotto forma di denaro, imam inviati e costruzione di scuole coraniche e moschee”, mentre The Economist ha focalizzato l’attenzione sull’acquisizione da parte del Qatar di certe moschee europee.
Nel 2014, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha designato il Qatar come fonte di finanziamento per al-Qaeda e sembrerebbe anche che Doha sia stata, con qualche pausa, una principale sostenitrice di Hamas, l’organizzazione terroristica palestinese che persegue l’obiettivo di distruggere lo Stato di Israele. Durante la “Primavera araba” del 2011, il Qatar, attraverso Al-Jazeera – si è visto riconoscere il ruolo conquistato nella “creazione di un ambiente propizio alla Primavera araba”, appoggiando gli islamisti, per rimpiazzare i dittatori laici in Tunisia, in Libia e in Egitto.
Il Qatar è stato inoltre accusato di finanziare lo Stato islamico (Isis). Il generale Jonathan Shaw, già vice-capo di Stato Maggiore inglese, ha dichiarato che il Qatar e l’Arabia Saudita sono responsabili della diffusione dell’Islam radicale. “Questa è una bomba a orologeria che, sotto il pretesto dell’educazione, il salafismo wahhabita sta accendendo nel mondo. È finanziata dal denaro saudita e qatariota e va fermata”, ha affermato il generale Shaw. Se le folli spese ideologiche del Qatar in Occidente si moltiplicano, molti europei, che sembrano ancora persi dietro una cecità ostinata, danno corso alle loro futili accuse di “discorsi di incitamento all’odio” di “razzismo” e di “islamofobia”, mentre i musulmani radicali si infiltrano nelle loro democrazie




