
Nonostante la realtà dica a gran voce che la politica climatica e green dell’Unione Europea è una follia, la Commissione Europea tira dritto per la sua strada.
La Commissione europea ha infatti proposto ieri una modifica della normativa dell’UE sul clima che fissa per il 2040 di ridurre del 90 % le emissioni nette di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990, come richiesto dagli orientamenti politici della Commissione per il periodo 2024-2029.
Secondo quanto si legge nel comunicato stampa della Commissione, il provevdimento “darà certezza agli investitori, all’innovazione, rafforzerà la leadership industriale delle nostre imprese e aumenterà la sicurezza energetica dell’Europa”.
La Commissione ritiene che il provvedimento sia sostenuto, secondo l’ultimo Eurobarometro da”un forte sostegno dei cittadini all’azione dell’UE per il clima, fornendo un solido mandato per mantenere la rotta dell’agenda dell’UE per la transizione pulita”.
Ovviamente l’Eurobarometro, leggi il Sondaggista Baro dell’Ue, ha stabilito che “la grande maggioranza degli europei ritiene che il cambiamento climatico sia un problema serio (85%)” e che “tra gli intervistati, 8 su 10 (81%) sostengono l’obiettivo a livello dell’UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050”.
Stendiamo un velo pietoso sul sondaggio del Baro Ue e andiamo avanti per capire cosa propone la socialista Teresa Ribeira, che per la Commissione è responsabile della partita green.
“La proposta odierna – si legge nel comunicato – si basa sull’attuale obiettivo giuridicamente vincolante dell’UE di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % entro il 2030 e definisce un modo più pragmatico e flessibile per raggiungere l’obiettivo, in vista di un’economia europea decarbonizzata entro il 2050”.
Secondo la Commissione, incurante di quanto accade nella realtà, “l’obiettivo climatico proposto per il 2040 tiene pienamente conto dell’attuale panorama economico, geopolitico e della sicurezza e offre agli investitori e alle imprese la prevedibilità e la stabilità di cui hanno bisogno nella transizione dell’UE verso l’energia pulita. Mantenendo la rotta della decarbonizzazione, l’UE guiderà gli investimenti nell’innovazione, creerà più posti di lavoro, creerà crescita, aumenterà la nostra resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici e diventerà più indipendente dal punto di vista energetico”.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, si legge nel comunicato, ha dichiarato: “Poiché i cittadini europei sentono sempre più l’impatto dei cambiamenti climatici, si aspettano che l’Europa agisca. L’industria e gli investitori guardano a noi per impostare una direzione prevedibile di viaggio. Oggi dimostriamo di sostenere fermamente il nostro impegno a decarbonizzare l’economia europea entro il 2050. L’obiettivo è chiaro, il viaggio è pragmatico e realistico.”
Il target climatico al 2040 è di fatto un emendamento alla Legge europea sul clima che ha sancito nel diritto comunitario l’obbligo di raggiungere la neutralità climatica – cioè zero emissioni nette – entro il 2050 e una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030. La proposta sul nuovo target al 2040 dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue prima di entrare in vigore. La definizione dell’obiettivo al 2040 è necessaria alla Commissione Ue anche per aggiornare il contributo determinato a livello di Ue sul taglio di emissioni al 2035 in vista della Cop30 di Belem in programma in autunno.
La Commissione, ormai avvolta in una bolla ideologica che le impedisce di capire dove va la realtà, continua a condurci verso il baratro, mentre, per fortuna, c’è chi impone agende diverse, commissariando, di fatto l’eco mostro di Bruxelles.
Donald Trump in barba alla Ribera e ai suoi seguaci ha revocato le sanzioni alla Russia relative all’ampliamento della centrale nucleare ungherese di Paks, modificando, di fatto, l’agenda energetica dell’Unione Europea.
La produzione delle grandi attrezzature necessarie per la centrale nucleare di Paks è in corso in Russia e in Francia”, ha ha dichiarato domenica il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio, Péter Szijjártó, aggiungendo che i lavori di costruzione di Paks “possono ora acquisire nuovo slancio”.
Il progetto è portato avanti da Rosatom ed è Il progetto è portato avanti da Rosatom prestito di Stato russo da dieci miliardi di euro. E’ evidente che la costruzione della centrale contribuisce a riannodare i fili dell’Ungheria con Mosca, in totale controtendenza con Bruxelles.
Vanno messi nel conto i dazi di Trump, i quali, evidentemente, tengono conto degli ostacoli normativi green che sono il corrispettivo di dazi economici.
Nel frattempo il dollaro si è svalutato del 10%, la qual cosa rappresenta, di fatto, un dazio nascosto.





