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RUSSIA UCRAINA, SIAMO AD UNA SVOLTA?

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La notizia della presunta conquista integrale della regione di Luhansk da parte della Russia rappresenta un punto di svolta significativo nel conflitto ucraino, il che  apre scenari complessi, tanto dal punto di vista strategico-militare quanto geopolitico e umanitario.
Un successo tattico russo: significato e implicazioni
La piena occupazione del Luhansk una delle quattro regioni illegalmente annesse da Mosca nel 2022 sancirebbe per la Russia il primo completamento territoriale concreto nel Donbass dopo oltre tre anni di guerra.
Ciò avrebbe un duplice valore
Militare: consolidare il fronte orientale consente a Mosca di ridurre la dispersione delle truppe e concentrare forze altrove (come già osservato con il trasferimento di risorse verso la regione di Sumy).
Propagandistico: rafforzare la narrativa interna e internazionale del “successo” della cosiddetta “operazione militare speciale”, utile in un momento in cui la tenuta interna al Cremlino è legata anche all’immagine di una guerra sotto controllo.
Se confermato,il controllo russo totale del Luhansk rappresenterebbe anche un precedente concreto di stabilizzazione di un’area annessa, elemento che Mosca potrebbe usare per alimentare pressioni internazionali in favore di un cessate il fuoco che la congeli de facto come “territorio russo”.
La nuova direttrice dell’offensiva: la regione di Sumy
L’offensiva si sta ora chiaramente spostando verso la regione di Sumy, nel nord-est del Paese,dove il Cremlino ha ridislocato truppe dopo aver “ripulito” la regione di Kursk, precedentemente attaccata dalle forze ucraine nell’agosto 2024. La capacità della Russia di concentrare circa 50.000 soldati, quasi tre volte le forze ucraine disponibili in quell’area, lascia presagire che l’obiettivo sia aprire un nuovo fronte in grado di:
sfiancare ulteriormente le difese ucraine, già stremate da una linea del fronte lunga oltre 1.200 km;
minare la coesione logistica delle brigate ucraine, costringendole a disperdere uomini e mezzi in più direzioni;
creare un cuneo territoriale tra il nord e l’est del Paese, rendendo più difficile per Kiev organizzare riserve o rifornimenti efficaci.
Le dichiarazioni del generale Syrskiy “ci vogliono sfiancare con il numero” sintetizzano chiaramente la strategia russa attuale: non tanto puntare su avanzate fulminee,quanto logorare il nemico, sfruttando la superiorità numerica e l’inerzia sul campo.
Il ritorno delle mine antiuomo:segnale di disperazione o necessità?
L’intenzione ucraina di impiegare mine antiuomo, se confermata,rappresenta un campanello d’allarme di grande rilievo. La decisione andrebbe infatti letta non solo come una misura tattica per rallentare l’avanzata nemica, ma anche come un indice della pressione estrema che Kiev sta subendo. L’uso di armi vietate da trattati internazionali (come la Convenzione di Ottawa,che l’Ucraina ha ratificato) espone Kiev a gravi rischi diplomatici:
possibile indebolimento del sostegno internazionale, soprattutto da parte di Paesi che legano gli aiuti al rispetto del diritto umanitario;
compromissione dell’immagine morale che ha accompagnato la resistenza ucraina sin dal 2022;
rischio di strumentalizzazione da parte della propaganda russa, che potrebbe usare tali episodi per ribaltare la narrazione del conflitto a livello globale.
Ma l’eventuale uso delle mine può anche essere letto come un tentativo estremo di proteggere i confini nord-orientali, dove i rinforzi tardano ad arrivare e le linee di difesa sono spesso improvvisate o poco attrezzate.
Prospettive geopolitiche e l’inerzia dell’Occidente
Il consolidamento della presenza russa in Luhansk, unito all’avanzata verso Sumy,pone l’Occidente di fronte a un bivio strategico.
L’aiuto militare a Kievche si è ridotto in modo significativo nella prima metà del 2025 a causa di stalli politici in Europa e negli Stati Uniti rischia di non essere più sufficiente a riequilibrare il campo.
La frustrazione ucraina per i ritardi negli aiuti e la mancanza di un supporto aereo diretto potrebbe spingere Kiev a scelte sempre più drastiche, come appunto l’uso di armi vietate o azioni di sabotaggio oltreconfine.
Tuttavia, queste reazioni, se non coordinate con i partner occidentali, rischiano di alienare consensi e legittimità internazionale.
Nel frattempo, Mosca appare determinata a concludere la guerra “a pezzi”, consolidando ogni nuova conquista e negoziando solo da posizioni di forza.
Il rischio, per l’Ucraina, è che questa strategia “a salame” possa portare, lentamente ma inesorabilmente, a una perdita territoriale strutturale, accompagnata da una crescente pressione per accettare un cessate il fuoco svantaggioso.
La guerra si incancrenisce,e la diplomazia tace
La situazione attuale indica una fase di vantaggio operativo russo, ottenuto anche grazie all’inerzia diplomatica e ai rallentamenti occidentali.
La resistenza ucraina continua a mostrare determinazione e capacità tattiche locali (come dimostrano i contrattacchi a Sumy), ma il divario numerico e logistico si sta ampliando.
L’assenza di una strategia internazionale chiara per arrivare a una soluzione sostenibile del conflitto potrebbe trasformare questa guerra in una lunga agonia, consumata sul campo e nelle retrovie, mentre l’Ucraina si trova sempre più costretta a scegliere tra etica e sopravvivenza.
In questo contesto, ogni vittoria locale russa come quella del Luhansk, diventa una sconfitta globale per il principio del diritto internazionale, che rischia di vedere confermata la logica della forza come unico strumento negoziale.

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  • Redazione

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