
di Vito Sibilio
La fine del Potere Temporale e il delinearsi di una comunità umana che andasse ben oltre i confini del mondo cristiano fecero sì che la Chiesa e il Papato si impegnassero come non mai nella promozione della pace nel mondo. Leone XIII (1878-1903) descrisse indefessamente le condizioni in cui essa poteva fiorire e svolse una intensa attività diplomatica per comporre i conflitti, laddove gli fu richiesto. Benedetto XV (1914-1922) si impegnò per contrastare la Prima Guerra Mondiale (1914-1918) seguendo delle direttrici che fecero scuola per i Successori: intervenire per salvare vite umane; essere imparziale nel giudizio delle parti in lotta ma non neutrale nelle valutazioni; guidare con prudenza la Chiesa nei campi avversi; svolgere una costante attività di sprone alla pace attraverso il Magistero e i documenti diplomatici; intervenire fattivamente per fermare l’olocausto degli Armeni; tessere una tela diplomatica di mediazione e pacificazione; indicare i punti programmatici per una pace giusta (i VII Punti della Nota di Pace del 1917) – poi confluiti nei XIV Punti di Wilson- la censura dell’immoralità della guerra in questione, bollata come inutile strage; la preconizzazione di un’istanza arbitrale internazionale; la rivendicazione dei diritti umani e di quelli delle nazioni; la deplorazione dei Trattati di Pace imposti. In genere, il Pontefice fu solerte nel Dopoguerra nel soccorrere tutte le vittime del conflitto e di tutti i Paesi in qualunque genere di difficoltà, compresa l’URSS, l’Impero Turco, la remota Cina.
Pio XI (1922-1939) censurò i fomiti di violenza intrinseci nel fascismo, nel nazismo, nel comunismo, nel radicalismo massonico. Il venerabile Pio XII (1939-1958), nelle drammatiche contingenze della II Guerra Mondiale (1939-1945), agì secondo delle direttrici fondamentali, ingiustamente criticate oggigiorno: lanciare una serie di iniziative diplomatiche e morali per evitare lo scoppio del conflitto o circoscriverlo; appoggio ai tentativi di rovesciamento del regime nazista; imparzialità nel conflitto per esercitare la libertà di giudizio; riprovazione del mezzo della guerra ma riserbo sulle singole azioni belliche allo scopo di poter intervenire per sostenere le popolazioni; protezione dei cattolici dalle rappresaglie naziste; condanne precise anche se non clamorose dello sterminio razziale attuato dai nazisti, specie sugli Ebrei; attività fattive per salvarne il più possibile (tra i seicentomila e gli ottocentosessantamila); difesa della città di Roma; organizzazione di aiuti umanitari; enunciazione dei principi per una pace e una società giuste; sostegno per la restaurazione della legalità internazionale; ripulsa dell’imposizione dei trattati di pace; opposizione alla divisione del mondo in blocchi. Pio XII mantenne le stesse posizioni nel II Dopoguerra: condannò il comunismo, minaccia per la pace; continuò a dare indicazioni per la costruzione di una pace giusta, specie in corrispondenza della Guerra di Corea (1950-1953), mantenendo l’imparzialità della Santa Sede; rifiutò di aderire al Patto Atlantico; sostenne l’integrazione europea; condannò l’invasione dell’Ungheria da parte del Patto di Varsavia (1956); additò al mondo le frontiere di una civiltà cristiana né collettivista né individualista. San Giovanni XXIII (1958-1963) mediò nella Crisi di Cuba (1961) contribuendo a salvare il mondo dall’olocausto nucleare e trattò il tema della pace per la prima volta sotto forma di enciclica, la Pacem in Terris (1963). San Paolo VI (1963-1978) lanciò un importantissimo appello per la pace all’ONU nel 1965, primo papa a farlo. Mantenne la tradizionale imparzialità della Santa Sede nella Guerra del Vietnam (1965-1975), non appiattendosi sulle posizioni di nessuna delle parti in lotta; si appellò più volte all’opinione pubblica internazionale per sensibilizzarla alle condizioni della pace da lui sempre rammentate, nonché ai suoi sforzi diplomatici; cercò il dialogo interreligioso con i buddhisti per raggiungere i suoi obiettivi pacificatori; condannò le violenze da ogni parte commesse; organizzò aiuti umanitari; chiese costantemente il rispetto dei diritti umani. Fu peraltro lui a iniziare la prassi dei Messaggi per la Giornata Mondiale della Pace, di cui abbiamo detto. Respinse il pacifismo come viltà intransigente. Continuò a sostenere l’integrazione europea. Assecondò la politica della Distensione (1963-1979), ritenendo che il crollo del comunismo fosse lontano da venire; in quest’ottica va vista la sua Ostpolitik. San Giovanni Paolo II (1978-2005) approcciò il comunismo in modo diverso e contribuì decisivamente al suo crollo (1989-1991), continuando a sostenere il movimento non violento di resistenza morale ai regimi rossi, da lui stesso creato quand’era Cardinale Arcivescovo di Cracovia e operante, sin da allora, in Polonia, URSS, DDR, Cecoslovacchia, Ungheria. In tal senso importantissimo fu il sostegno al sindacato libero di Solidarnosc e l’appoggio alla linea politica di Gorbacev (1985-1991). Il Papa inserì la sua politica nella cornice mistica delle Rivelazioni della Vergine Maria a Fatima (1917), in ottemperanza alle quali egli consacrò il mondo e la Russia al Cuore Immacolato di Maria stessa. Egli personalmente acclarò l’interpretazione del Terzo Segreto rivelato dalla Madonna a Suor Lucia dos Santos (1907-2005), per cui esso prevedeva sia la persecuzione comunista dei credenti sia l’attentato alla sua persona (1981), miracolosamente fallito. Ciò fu sanzionato da un apposito documento della Congregazione della Dottrina della Fede (2000).
Il grande Papa tenne una condotta coerente anche negli altri conflitti combattuti sotto il suo Pontificato. Mantenne la tradizionale imparzialità della Santa Sede nella Guerra delle Falkland (1982), invitando ad ottemperare alle sanzioni ONU e recandosi sia in Gran Bretagna che in Argentina, perorando in entrambi i Paesi la causa della pace e del diritto. Si impegnò costantemente per la pacificazione della Terra Santa, mediante la costruzione di uno Stato palestinese, uno statuto particolare per Gerusalemme e i Luoghi Santi, la garanzia di esistenza per Israele. Dispiegò altresì un impegno senza precedenti per la pacificazione del cristiano Libano, dedicandogli addirittura una Lettera a tutti i Vescovi (1989) e lanciando vibranti appelli con un simultaneo impegno diplomatico. In una Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1991 il Papa lanciò un appello per la soluzione di tutte le controversie politiche del Medio Oriente, comprese quelle di Cipro e del Curdistan. Nel Nuovo Ordine Mondiale (1990-2001) il Papa si oppose alla reductio ad unum della politica mondiale sotto l’egemonia USA, sostenendo il multilateralismo e mantenendo la linea della Santa Sede sempre libera e sovrana. Nella II Guerra del Golfo (1990) egli condannò l’invasione irakena del Kuwait ma i suoi appelli alla pace evidenziarono il suo rifiuto di far appiattire l’ONU sulle posizioni USA. Deprecò poi l’uso indiscriminato dell’embargo che colpiva i civili. Ebbe sempre a cuore la sicurezza dei cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana. A tale scopo promosse anche un ampio dialogo ecumenico e interreligioso. Nei drammatici anni della Guerra di Bosnia (1992-1995) il Papa, che aveva subito sostenuto l’indipendenza di Slovenia e Croazia, dispiegò un impegno diplomatico e umanitario senza confini; gli appelli all’Europa furono vibranti; egli sostenne la necessità di una ingerenza umanitaria che ponesse fine ai genocidi in atto in modo simultaneo, a dispetto dell’indifferenza mondiale; intraprese iniziative ecumeniche per la promozione della pace; fece disamine coraggiose delle motivazioni del conflitto; mantenne riserbo sull’intervento unilaterale della NATO e non dell’ONU. Con la stessa coerenza operò nella Guerra del Kosovo (1999), deplorando l’unilateralità dell’azione NATO e censurando i genocidi di tutte le parti. Dopo il tragico attentato dell’11 settembre 2001, il Papa condannò la violenza del terrorismo, riconobbe il diritto alla difesa degli USA ma non riconobbe la proporzionalità della reazione (Guerra di Afghanistan, 2001) al danno inferto e distinse tra Islam e terroristi, sempre usando l’arma dell’ecumenismo. Infine, nel 2002, Giovanni Paolo II respinse la Dottrina Bush sulla Guerra Preventiva, poi applicata nella III Guerra del Golfo e svolse un’attività diplomatica senza precedenti per impedire il conflitto. Gli esiti destabilizzatori della guerra hanno dato ragione alla sua impostazione. In genere, il Sommo Pontefice ha valutato con molto scrupolo se, nei vari conflitti, ricorressero le condizioni per la guerra giusta, e non li ha quasi mai rintracciati. Né può essere passato sotto silenzio il suo zelo per l’integrazione europea e africana, nonché le censure di molte sanguinose dittature di Paesi del Terzo Mondo, che contribuì a far cadere (come ad esempio ad Haiti, in Paraguay, in Cile o nel regime di apartheid in Sudafrica). Papa Benedetto XVI ha continuato il magistero dei Predecessori; ha condannato il terrorismo integralista e la violenza; ha invitato l’ONU a rinnovare le proprie ragioni ideali; ha lanciato appelli per la pace in Terra Santa, per i negoziati sul nucleare iraniano, per la pace in Iraq e per la cessazione di tutte le guerre.
Papa Francesco si è mosso sulla medesima scia radicalizzando la condanna della guerra come mezzo per la soluzione dei conflitti e della produzione delle armi, anche se, nei casi più recenti, come la Guerra di Ucraina o il conflitto israelo-palestinese, ha abbandonato la tradizionale terzietà della Santa Sede per denunciare quelle che a suo avviso erano le cause delle lotte o le degenerazioni di esse.





