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TOZZI O DELLA SCIENZA ANTI-SCIENTIFICA

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di Lucio Leante

Venerdì sera, su RAI 5 nel corso della sua trasmissione Sapiens, il geologo Mario Tozzi ha affermato, tra l’altro, una tesi storica molto ardita: che l’impero romano d’Occidente sarebbe crollato “per ragioni climatiche”. E perché? Perché tra il II ed il VI secolo vi furono tre o quattro epidemie, di cui peró -ammetteva lo stesso conduttore- non si sa nulla di più (nemmeno il tipo di patologia).

 Sulla questione della caduta dell’impero romano ci sono molte tesi (crisi religiosa, etica, demografica, economica, militare) ma che si sappia nessuno storico serio (sottolineo il serio) puó sostenere documentatamente in sede storica una tale tesi. Eppure Tozzi lo ha fatto, con l’aria e gli accenti dello scienziato, con i microfoni e i megafoni del servizio pubblico.

Tozzi imperversa su tutti i canali della Rai ed è divenuto il divulgatore- “scienziato” ufficiale del servizio pubblico, come ne esistevano in Unione sovietica. Egli si permette di pontificare su tutto (storia, archeologia, etnologia, architettura, arte, tutto) con l’etichetta della scienza solo perché è un geologo (con pubblicazioni soprattutto divulgative).

Afferma spesso, specie sulle questioni climatiche (su cui riesce a portare spessissimo il suo discorso anche quando il clima c’entra poco)  “quello che dico è assolutamente certo: lo dice la scienza”.

Non dà mai alcuno spazio alle tesi contrarie alle sue ed a scienziati che possano contraddirlo. Il suo è il tipico atteggiamento assolutista e anti-scientifico dei nemici della vera scienza (che ammette per metodo il dubbio e la propria fallibilità).

È pagato dal “servizio pubblico” Rai per divulgare le “verità” ufficiali dell’establishment anche si tratta di post-verità anti-scientifiche, ma politicamente corrette. Proprio come avveniva in Unione sovietica. Attenti! L’antiscienza, nell’era delle post-verità politicamente corrette, si traveste da scienza e usa come portavoce degli “scienziati” molto poco scientifici. Il fenomeno è grave per una civiltà che si fonda sul metodo scientifico oltre che sul pluralismo delle opinioni e delle diverse scuole scientifiche. Il fenomeno diventa gravissimo se il servizio pubblico radio-televisivo si fa protagonista e megafono di un assolutismo pseudo-scientifico di Stato. È un sintomo di un totalitarismo soft e “democratico”.

Autore

  • Redazione

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