Home Politica IL POPOLO NON È UNA MASSA DA MANIPOLABILE ALL’INFINITO

IL POPOLO NON È UNA MASSA DA MANIPOLABILE ALL’INFINITO

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Premessa: il progressismo non ha alcunché a che fare con l’accezione tradizionale del concetto di “sinistra”. Il progressismo, in perfetta linea con la pratica dell’inversione dei significati, è il termine riassuntivo dell’insieme di ideologie che dovrebbero chiamarsi regressismo, in quanto sono la regressione dell’umanità alle sue pratiche più abbiette, a cominciare dalla menzogna strutturata a fini di dominio degli esseri umani ridotti a massa grigia e manipolabile, involuta al suo stato elementare corporeo.

Transumanesimo, gender, eugenetica, malthusianesimo sono alcuni degli aspetti di una  deriva reazionaria che ha come autore principale il neo colonialismo globalista, ossia il tentativo dei colonialisti di spacciarsi per coloro che intendono affermare ovunque un modello di vita liberal, lasciando credere che liberal significhi democratico e rispettoso della libertà.

Un altro aspetto della menzogna organizzata è l’allarme climatico che porta alle politiche green, in una sorta di ecologismo senza l’essere umano o con un essere umano ridotto a prodotto, in uso tra due terminali: utero in affitto ed eutanasia. 

In mezzo, l’illusione che la tecnica possa sostituire l’anima e che l’eternità sia tecnologica (per chi ha i soldi, come sostiene Homo Deus con uno sprazzo di sospensione dell’ipocrisia). 

Il progressismo, dunque, è ipocrisia, regressione, manipolazione a vantaggio di un’élite che si ritiene privilegiata per censo. 

Il filantropo di Soloviev andrebbe letto come testo profetico.

Il tentativo progressista, se ha coinvolto masse crescenti negli anni passati, ora sta implodendo, crollando su sé stesso, come tutte le ideologie che non fanno i conti con la realtà e che, prima o poi, devono fare i conti con i popoli. 

Nemmeno le dittature più feroci resistono a lungo se non fanno i conti con la realtà, della quale il popolo, non la massa, è elemento fondamentale in relazione all’umanità. 

Il nazismo e il comunismo sovietico, per stare ai due esempi più recenti, sono durati pochi anni. 

Il progressismo, forma moderna e più sofisticata di dittatura, è giunto alla sua fine, in quanto la sua credibilità è smascherata e il suo tentativo di piegare la realtà all’ideologia sta franando. 

È in questo quadro che vanno inseriti il voto negli Stati Uniti, il voto in molti Paesi europei e anche il recentissimo voto (anche l’astensione è un voto) ai referendum italiani. 

Il progressismo ha potuto mascherarsi in quanto ha sussunto la sinistra. Sussumere, in filosofia, significa ricondurre un concetto nell’ambito di un concetto più generale nella cui estensione viene compreso. Orfani dell’ideologia comunista leninista, i comunisti si sono lasciati sussumere nell’ideologia dei progressisti, ossia dei neo colonialisti. Incapaci di reggere la pratica pragmatica della socialdemocrazia, i socialisti, bisognosi di linfa ideologica, si sono lasciati sussumere nell’ideologia dei progressisti. 

Persino i cattolici cosiddetti di sinistra, incerti sul loro futuro escatologico, si sono fatti sussumere optando per un Gesù molto terreno, leader sociologico, più zelota che messia e salvatore. 

Del resto, la soteriologia non è sussunta anch’essa nel progressismo? 

Al fondo c’è il rifiuto della realtà e della sue dinamiche e il rifugiarsi nell’utopia che, nella fattispecie, ossia nel caso le progressismo, ha sussunto quelle del comunismo e del socialismo.

La religione laica e ipocrita del progressismo ha così conquistato adepti ed è di adepti che si deve discutere per comprendere la posizioni dei progressisti che, incapaci persino di comprendere il rifiuto loro riservato, si rinchiudono nelle loro certezze, sicuri di rappresentare il Bene, la democrazia, la libertà, il progresso di un’umanità che dovrebbe seguire, come gregge, la loro atavica vocazione pastorale. 

Il gregge da tosare obbedisce al pastore e ai suoi cani. Vecchio schema sociale. 

Ecco perché chi ha perso seccamente i referendum non capisce: perché è un adepto, un sussunto (a volte anche più prosaicamente un mercenario assunto).

Cosa abbia a che fare il progressismo con la sinistra? Nulla. 

Impossibile spiegare alla progressista Schlein che ha perso perchè è progressista e perché il popolo italiano per oltre il 70 per cento degli aventi diritto le ha detto tanti saluti. Impossibile spiegare ai cattolici che seguono il cardinale Matteo Zuppi che hanno perso perché le parrocchie non sono la sede della neo religione progressista. 

Francesco, in un mondo poliedrico, ha portato la Chiesa a pensarsi come un insieme di chiese autonome in comunione con Roma e ha cambiato le regole della Conferenza episcopale italiana che elegge autonomamente il suo presidente. 

La Conferenza episcopale italiana, sotto la direzione di Matteo Zuppi, ha abbracciato il progressismo (si è fatta sussumere) e ha unito il proprio destino a quello del coacervo dei partiti del progressismo italiano, condividendo così, pienamente, la bocciatura del popolo italiano ai referendum, con particolare accentazione al tema più caro del cattolicesimo progressista: la cittadinanza, bocciata dal 70 per cento degli elettori che non hanno votato e persino dal 37 per cento di qual 30 per cento che si è recato alle urne. 

Diverso il ragionamento per quanto riguarda la Cgil guidata da Maurizio Landini. 

E’dai tempi della Flm di Claudio Sabattini che una parte della Cgil pensa al sindacato non come agente contrattuale, ma come soggetto politico partitico, tant’è che i referendum voluti da Landini servivano a contendere la leadership dell’opposizione a Elly Schlein e a Giuseppe Conte. 

Non è male ricordare che Claudio Sabattini portò Enrico Berlinguer sui cancelli della Fiat (26 settembre 1980) a perdere credibilità e consenso e a dare avvio alla marcia dei 40 mila quadri (14 ottobre 1980), che segnarono l’inizio del declino del PCI. Stare con gli eredi di Sabattini porta male.

La sconfitta dei referendum voluti da Landini è la sconfitta di una linea sindacale che ha portato il sindacato all’inesistenza e a diventare una macchina burocratica che sforna servizi, ma è incapace di fare il suo mestiere. 

Sconfitto è anche il Presidente della Repubblica, il quale aveva invitato i magistrati all’imparzialità e ha visto, lui che è il presidente de CSM, Magistratura democratica entrare e pieno nella campagna referendaria, uscendone malconcia e con l’effetto indotto di far calare ai minimi storici la fiducia del cittadino nel sistema giudiziario. 

Luca Ricolfi, recentemente intervistato da La Verità, ha affermato: “Le autorità europee hanno una concezione oligarchica della democrazia. E l’Italia è il prototipo della “democrazia limitata”, dove la sovranità popolare è messa a repentaglio dalla magistratura e da poteri sovranazionali”. 

Il popolo si è fatto vedere e sentire, anche se gli adepti della religione progressista sembrano non avere occhi per vedere e orecchie per sentire. 

La sconfitta del progressismo è cocente e chiara. Se ne faccia carico fino in fondo soprattutto la Conferenza episcopale italiana che, da tempo, è diventata il suggeritore e il sostenitore della politica dei partiti progressisti italiani. La sconfitta è in gran parte la sua, perché non intacca solo la politica, ma anche i fondamentali dell’essere ecclesia, 

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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