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IRAN, LA FINE DELL’IMPERO

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Hezbollah ridotta ai minimi termini. La Siria in mano ai sunniti, ai turchi e agli armeni, quindi inservibile per qualsiasi uso bellico iraniano. I siti di arricchimento dell’uranio distrutti o seriamente danneggiati. La capacità di Teheran di attaccare Israele ridotta alle sortite di Hamas nella striscia di Gaza e a qualche attentato di cellule presenti nei territori palestinesi.
I vertici militari decapitati indeboliscono il regime all’interno. L’eliminazione degli scienziati toglie ulteriore spazio alle speranza iraniana di avere l’atomica.
Senza atomica e senza una seria possibilità di rispondere a Israele, l’Iran perde la credibilità di potenza imperiale di riferimento, con la probabile conseguenza del collasso del regime.
Un collasso che non può che essere accolto favorevolmente dagli Stati arabi sunniti, intenzionati a portare a compimento gli Accordi di Abramo.
Israele ha detto chiaro e tondo che questo non è un attacco, ma una guerra che punta a chiudere la partita. Dopo l’inizio dell’attacco israeliano in Iran, il primo ministro Benyamin Netanyahu ha affermato in un video che “l’operazione proseguirà finché sarà necessario”. E ha aggiunto che “l’Iran possiede ancora capacità significative per colpire Israele”.
L’attacco è stato pianificato con cura. Distrutto l’aeroporto di Tabriz, colpita Natanz, Shiraz, Parchin. Uccisi il consigliere politico di Khamenei, il capo di stato maggiore e alcuni scienziati. Distrutta la base dei Pasdaran mentre era in corso una riunione ad alto livello.
Impressionante è la conoscenza minuziosa del territorio e degli spostamenti degli iraniani, frutto di un’intelligence israeliana di altissimo livello.
Impressiona il fatto che molti droni siano stati attivati da basi predisposte dal Mossad in Iran, la qual cosa fa capire che Israele conta su una rete diffusa di informatori e di agenti e di una capacità enorme di agire con precisione di luogo e di tempo.
Rimane aperta la questione palestinese, ma il collasso di Teheran come potenza imperiale di area mette in seria difficoltà i proxy. Il collasso dell’Iran potrebbe inibire la possibilità di azione degli Houthi e di Hamas e chiudere la questione di Gaza.
Se l’obbiettivo di Israele è la distruzione del potenziale offensivo del regime degli ayatollah, le soluzioni possibili sono tre: la distruzione di tutti i siti atomici e militari; un cambiamento di regime, conseguente ad una rivolta popolare; un accordo vero tra Iran e Stati Uniti, con la garanzia, perché no, della Russia, sul controllo del nucleare che dia sicurezza a Israele che Teheran non avrà mai l’arma nucleare.
Non a caso, Donald Trump, tempestivamente, ha teso la mano, dicendo a Teheran di fare un accordo prima che non rimanga più nulla.
“Alcuni intransigenti iraniani – ha detto Trump – hanno parlato con coraggio, ma non sapevano cosa stava per succedere. Ora sono tutti morti e la situazione non potrà che peggiorare. C’è già stata grande morte e distruzione – ha proseguito il presidente Usa – ma c’è ancora tempo per porre fine a questo massacro, con i prossimi attacchi già pianificati che saranno ancora più brutali. L’Iran deve raggiungere un accordo, prima che non rimanga nulla, e salvare quello che un tempo era conosciuto come l’Impero iraniano”.
“Ho dato all’Iran una possibilità dopo l’altra per raggiungere un accordo – ha aggiunto Trump -. Ho detto loro, con le parole più forti, di ‘farlo e basta’. Ma per quanto si sforzassero, per quanto ci andassero vicino, non ci sono riusciti. Ho detto loro che sarebbe stato molto peggio di qualsiasi cosa prevedessero o si fossero sentiti dire, che gli Stati Uniti producono il migliore e più letale equipaggiamento militare al mondo, di gran lunga, e che Israele ne possiede in abbondanza, e che ne avrà ancora molto altro in arrivo – e sanno come usarlo”.
Vedremo in questi giorni come si evolverà la situazione, ormai di chiara guerra aperta tra Tel Aviv e Teheran. In ogni caso, quanto sta avvenendo segna la fine della potenza egemone iraniana sciita nel Medio Oriente, COSA CHE apre scenari nuovi con riflessi sulla complessa trattativa globale in atto tra le grandi potenze.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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