
di Gilberto Di Benedetto*
Operazioni psicologiche (PSYOPS) nel conflitto Israelo-Palestinese: l’approccio andreottiano
Introduzione
Le operazioni psicologiche (PSYOPS) mirano a influenzare percezioni, atteggiamenti e comportamenti di individui o gruppi per orientare decisioni strategiche. Se Giulio Andreotti fosse stato vivo, il suo approccio alla crisi israelo-palestinese avrebbe integrato elementi tipici delle PSYOPS: diplomazia segreta, gestione della narrazione, manipolazione delle percezioni e costruzione di un consenso strategico.
In questa analisi, verrà esaminato il modello andreottiano di politica estera attraverso una lente PSYOPS, evidenziando come l’Italia avrebbe potuto sfruttare leve psicologiche per mantenere una posizione di influenza nel conflitto.
1. Equidistanza come Strategia di Narrativa
Uno dei principi fondamentali della politica estera andreottiana era l’equidistanza, distinta dall’equivicinanza. Questa distinzione, apparentemente tecnica, è in realtà un meccanismo psicologico sofisticato:
Equidistanza → Proiezione di neutralità, favorendo la percezione di arbitro imparziale.
Equivicinanza → Rischio di perdere credibilità agli occhi delle parti in conflitto.
Dal punto di vista PSYOPS, Andreotti avrebbe lavorato per posizionare l’Italia come unico attore capace di dialogare sia con Israele che con i palestinesi. L’obiettivo sarebbe stato duplice:
Creare una dipendenza diplomatica → Entrambe le parti avrebbero visto nell’Italia un interlocutore necessario.
Evitare la polarizzazione dell’opinione pubblica interna → Prevenire fratture nella società italiana sulla questione.
Questa tattica sarebbe stata supportata da una narrativa mirata: sottolineare costantemente che “senza uno Stato palestinese, il conflitto sarà eterno”, evitando però ogni condanna diretta a Israele.
2. Manipolazione della Memoria Storica: L’Onu e il 1948
Uno dei cardini della comunicazione andreottiana sarebbe stato l’uso strategico della storia. Nel suo intervento del 2006, Andreotti ricordò che nel 1948 l’ONU stabilì la creazione di due Stati, ma solo quello israeliano è divenuto realtà.
Dal punto di vista PSYOPS, questo argomento è una leva potente:
Evoca una responsabilità collettiva → L’Occidente viene richiamato ai suoi doveri storici, senza accusare direttamente Israele.
Mantiene il discorso sul piano giuridico → Evita la polarizzazione emotiva del dibattito.
Offre un aggancio narrativo per una soluzione pragmatica → Se l’ONU ha creato Israele, deve essere la stessa ONU (e non gli USA) a garantire uno Stato palestinese.
Questo approccio avrebbe permesso all’Italia di influenzare il dibattito internazionale senza esporsi direttamente a pressioni o ritorsioni diplomatiche.
3. Diplomazia Segreta e Gestione degli Attori Occulti
Nel 1982, durante la guerra in Libano, gli italiani furono tra i pochi a non essere colpiti dagli attentati di Hezbollah. Questo fu il risultato di un’attività di intelligence e contatti segreti con le fazioni locali, orchestrata da figure come il colonnello Giovannone.
In un contesto PSYOPS, Andreotti avrebbe replicato questa strategia:
Creazione di canali paralleli → Contatti diretti con Hamas e altri gruppi, senza riconoscimento ufficiale, per garantire vie di comunicazione riservate.
Uso dell’ambiguità diplomatica → Mantenere relazioni con Israele e al contempo favorire un dialogo con gli attori palestinesi.
Legami con il Vaticano → Sfruttare la Chiesa come strumento di soft power per costruire ponti con il mondo arabo.
L’obiettivo non sarebbe stato quello di risolvere immediatamente il conflitto, ma di posizionare l’Italia come attore chiave per future trattative.
4. Guerra dell’Informazione e Controllo della Narrazione
L’opinione pubblica è un elemento centrale in ogni operazione PSYOPS. Andreotti era maestro nel gestire la comunicazione per evitare polarizzazioni dannose agli interessi nazionali.
In questo scenario, avrebbe utilizzato tre strategie chiave:
Evitare una presa di posizione netta → Ogni dichiarazione sarebbe stata calibrata per lasciare margini di interpretazione.
Utilizzo di media amici → Coinvolgimento di giornalisti e intellettuali per diffondere una narrativa favorevole all’Italia.
Infiltrazione nei forum internazionali → Presenza discreta in conferenze e summit per influenzare decisioni senza esposizione diretta.
Il controllo dell’informazione avrebbe garantito che l’Italia fosse percepita come un attore indispensabile nella gestione del conflitto.
5. Obiettivo Finale: Un’Europa più Forte
L’obiettivo ultimo di Andreotti sarebbe stato quello di rafforzare il ruolo dell’Unione Europea come mediatore. In un mondo dominato dall’influenza americana, una strategia PSYOPS efficace avrebbe puntato a:
Screditare la politica unilaterale degli Stati Uniti → Mostrare come le scelte americane abbiano storicamente alimentato il conflitto.
Promuovere un’Europa indipendente → Costruire un asse Roma-Parigi-Berlino per una diplomazia autonoma.
Evitare il declino dell’influenza italiana → Senza una posizione chiara, l’Italia rischia di essere esclusa dai giochi di potere internazionali.
Conclusioni
Se fosse vivo oggi, Andreotti avrebbe applicato un modello di PSYOPS raffinato per massimizzare il ruolo dell’Italia nel conflitto israelo-palestinese. Lontano da ogni retorica emotiva, avrebbe lavorato per:
Creare dipendenza diplomatica tra Israele e Palestina nei confronti dell’Italia.
Usare la memoria storica per orientare il dibattito internazionale.
Mantenere canali segreti con tutti gli attori coinvolti.
Controllare la narrazione per evitare polarizzazioni dannose.
Rafforzare il ruolo dell’Europa come mediatore indipendente.
In un’epoca di conflitti ibridi, guerra dell’informazione e diplomazia occulta, il metodo andreottiano rappresenta ancora oggi un modello di operazioni psicologiche di alto livello.
* esperto in guerra psicologica e operazioni Psy-ops





