di Angelo Ciccarella
Notizia del giorno. Rosy Bindi possiede azioni Tesla. Claudio Amendola, Bisio, gli Scout, l’Anpi, preti progressisti ed altri radical chic sono scesi in piazza per la von der Leyen.
La sinistra al caviale è finalmente unita. Ma se a sinistra gigioneggiano, la cosiddetta Destra non scherza. La signora de noantri firma tutto quello che le chiede Ursula. Alessandro Sallusti cambia la geografia: “La Polonia non confina con l’Ucraina”. Fincantieri e Leonardo si leccano i baffi. Jovanotti sta sempre dove vuole il padrone.
Per Paolo Mieli, storico a volte “audace”, l’atomica non si usa se non per propaganda. Fabio Fazio “avrebbe evitato il servizio militare” grazie ad una raccomandazione di Bettino Craxi (stando a quanto riferisce Daniele Luttazzi: “quello che Fazio mi ha raccontato quindici anni fa”), ma oggi è a favore del riarmo.
Calenda, uomo di pretesa sostanza, è sul piede di guerra: cosa si fa per avere un quarto d’ora di celebrità.
La signora Meloni forse perché viaggia di continuo non si è accorta che la nostra produzione industriale sta crollando da due anni: aumenta la cassa integrazione, chiudono le piccole e medie imprese e gli italiani hanno difficoltà ad arrivare a fine mese; per fortuna andremo a combattere così ci leveremo da torno. Venti di guerra?
Matano fa salotto in tv come se niente fosse; in ogni tiggì c’è spazio per i canzonettari; Stefano De Martino balla; c’è sempre posta per te; Crozza gioca a fare il giullare. Fratoianni si è messo in luce (si fa per dire) per aver dato dell’idiota a Elon Musk, ma scopriamo che ha viaggiato finora in Tesla.
Se Trump riuscisse a trovare un accordo di pace fra Russia e Ucraina, i progressisti europei farebbero le barricate in nome di una guerra giusta. Vedo sul social X video di immigrati che sfasciano, importunano, talvolta facendo uso di coltelli e bastoni, in giro per l’Italia; ovviamente i filmati non saranno mai mandati in onda sulla RAI, regnando l’inclusività ad ogni costo.
Chi paragona i migranti attuali ai nostri emigranti, finge di non capire la differenza. Finché continueremo a elargire sussidi ai clandestini, non finiranno mai di sbarcare in Italia.
Mio nonno paterno ai primi del ‘900 partì dal paesello abruzzese verso gli Stati Uniti in cerca di lavoro. Lo trovò a Filadelfia in una fabbrica che produceva acciaio: non è un modo di dire, ma con una valigia di cartone legata con lo spago non cercò l’elemosina agli americani, ma lavoro. Ottenne la cittadinanza e si arruolò per combattere nella Prima Guerra Mondiale, fu insignito di una medaglia al valore. Poi nel 1920 tornò in Italia, mise su famiglia ed ebbe tre figli tra i quali mio padre, il primogenito. Il Duce lo chiamò per bonificare le paludi pontine, si ammalò di malaria e morì. Si chiamava Angelo.




