
di Giovanni Bernardini
Veniamo a sapere che le condizioni di detenzione di Cecilia Sala sono assolutamente disumane: è rinchiusa in una cella gelida costretta a dormire per terra in uno dei peggiori carceri dell’Iran, pieno di prigionieri politici. La cosa non mi stupisce affatto: l’Iran è una orribile dittatura teocratica che rifiuta il concetto stesso di diritti umani.
Cosa dicono di queste belle cose gli impavidi difensori occidentali di tali diritti? Cosa dicono di Cecilia Sala quelli che ieri hanno strillato per Ilaria Salis, trattata in Ungheria non diversamente da come sono trattati i prigionieri negli USA? E, val la pena di ricordarlo, la Salis era ed è accusata di aver raggredito un giovane, non è un ostaggio la cui unica colpa, a quanto sembra, consiste nell’essersi trovata nel paese sbagliato nel momento sbagliato.
E cosa pensano di Cecilia Sala coloro che accusano di “genocidio” Israele? Lo sanno che l’Iran è il massimo sostenitore dei terroristi di Hamas, quelli che hanno rapito centinaia di ostaggi e impongono ai sopravvissuti condizioni di prigionia di certo molto peggiori di quelle che deve subire la giornalista italiana?
Il rapimento di ostaggi, uno dei peggiori crimini di guerra, è praticato tranquillamente non solo da gruppi terroristi ma da uno stato che fa parte a pieno titolo della comunità internazionale, siede all’ONU e lancia di continuo accuse contro l’unica democrazia del modio oriente.
Il fatto che questo stato oggi tenga in ostaggio una giornalista italiana non preoccupa gli occidentali “progressisti” né commuove le femministe, loro sono troppo impegnate in ben altre, importantissime battaglie: quella sui pronomi, ad esempio.
C’è del marcio in occidente…





