
di Bruno Chiavazzo
E’ una delle frasi celebri di Mussolini che poteva fare da sottotitolo alla prima pagina di “Libero” del 31 dicembre scorso che ha eletto Benito Mussolini a “uomo dell’anno” del 2024.
Il direttore del quotidiano, Mario Sechi, si è ripetuto dopo aver nominato, a suo insindacabile giudizio, Giorgia Meloni “uomo” dell’anno per il 2023.
Non oso pensare a chi sarà l’elevato del 2025. Sechi ha spiegato che la decisione è stata presa dopo aver considerato figure come Donald Trump, Elon Musk e Javier Milei, mancava Putin e la quaterna era completa.
Lo vedo spesso Mario Sechi dalla Gruber, invitato dalla “maestrina dalla penna rossa” a fare da foglia di fico alle sue trasmissioni teleguidate, dove di fronte a a tre o quattro giornalisti o pseudo tali della parrocchietta di sinistra, viene messo in mezzo e malmenato a turno dalla conduttrice e dai suoi amichetti.
La cosa che mi lascia allibito è la sicumera con cui Sechi difende qualsiasi posizione del governo e della Meloni, in particolare, sfiorando il ridicolo e la tetraggine. Credo che sia vittima di una specie di “sindrome di Stoccolma” dopo essere stato “esonerato” dalla sua “eroina” dal posto di capoufficio stampa di Palazzo Chigi a seguito di un paio di conferenze stampa organizzate da lui (in particolare quella di Cutro dove morirono in mare 94 migranti di cui 34 bambini), che misero in seria difficoltà la Presidente e il governo, allorché fu sollevato dall’incarico e passato a Libero di proprietà degli Angelucci, il cui capostipite, Tonino, già deputato del centro-destra, è il ras delle cliniche private romane, molto attente alle decisioni governative.
Il giornale che diffonde meno di 20.000 copie (le vendite reali le sa solo il direttore) è economicamente n perdita costante, ma il “ricavato” politico serve alla causa della proprietà, che lascia quindi fare.
Oscar Wilde nella sua celebre frase: “Parlatene bene, parlatene male, l’importante è che ne parliate”, aveva già detto tutto, ma non avrebbe mai immaginato che potesse essere applicata ad un tiranno. Ci ha pensato Sechi, seguito a ruota dagli sceneggiati sul Duce, le mostre sul Futurismo, le frasi metafisiche del nuovo ministro della Cultura e da quanti, e sono tanti, si apprestano a salire sul carro dei vincitori.
Il motto “Franza o Spagna purchè se magna” viene attribuito a Francesco Guicciardini, condottiero, storico e Ambasciatore in Spagna, ma è fuori dubbio che abbia contraddistinto da almeno cinque secoli gli italiani e i giornalisti in particolare.





