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THE LITVINENKO INQUIRY, THE MITROKIN ARCHIVE, LO SCAMBIO DI SPIE TRA INGLESI E RUSSI

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La morte del generale Kirillov rischia di aprire un vaso di Pandora dal quale non possono che uscire veleni a cascata.

La Russia, oltre a indicare gli autori nei servizi segreti ucraini, che l’attentato l’hanno rivendicato, ha fatto capire, senza mezzi termini, che dietro le quinte ci sono gli inglesi.

Tra inglesi e russi c’è un rapporto storico di utilizzo di spie doppie e di amore dello stalinismo da parte della Fabian Society.

Kim Philby, vero nome Harold Adrian Russell Philby, talora indicato col suo acronimo H.A.R. Philby, è stato un agente segreto britannico che acquisì la cittadinanza sovietica nel 1963.

E’ stato da sempre comunista al servizio dell’NKD e dal KGB, dall’interno del Military Intelligence e del corpo diplomatico del Regno Unito.

Philby non fu l’unico britannico a lavorare per l’URSS in quegli anni: egli era una delle “Cinque Stelle” o Cambridge Five (Donald MacLean, Guy Burgess, Anthony Blunt, John Cairncross e lo stesso Philby), giovani facoltosi di famiglie altolocate e borghesi che fin dagli anni degli studi avevano abbracciato la causa del comunismo e che, da posizioni di rilievo nell’intelligence, si rivelarono essere agenti al servizio dell’URSS fino alla loro defezione e alla pubblica ricomparsa a Mosca. Erano gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, quando gli appartenenti alla Fabian Society frequentavano Stalin e lo ritenevano un esempio da imitare.

Philby

Kirillov, 54 anni, ricopriva l’incarico di comandante delle truppe di difesa radiologica, chimica e biologica delle Forze armate russe dal 2017. Soggetto a sanzioni da parte di Regno Unito e Stati uniti per il presunto utilizzo di armi chimiche durante l’operazione militare speciale in Ucraina, Kirillov aveva partecipato anche alla creazione del sistema lanciafiamme pesante TOS-2 “Tosochka”, un armamento attualmente in dotazione delle Forze armate.

A marzo del 2022, pochi giorni dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, Kirillov aveva partecipato a un evento tenutosi al ministero della Difesa russo in cui illustrò i presunti piani del Pentagono di diffondere armi biologiche in Russia che sarebbero state sviluppate in laboratori statunitensi presenti nel territorio ucraino. La diffusione di tali armi biologiche sarebbe dovuta avvenire attraverso pipistrelli e uccelli.

La questione dei laboratori gain of function investe direttamente le responsabilità di Hunter Biden.

Tra russi e inglesi le frizioni in questi anni non sono mancate sul fronte delle barbe finte.

Theresa May, nel 2018, ritenne altamente probabile la responsabilità della Russia nell’attacco a Serghej Skipal, ex agente russo avvelenato con un agente nervinoi a Salisbury il 4 marzo 2018.

La posizione inglese provocò l’espulsione di più di cento diplomatici russi dichiarati persona non grata. Solidali con la Gran Bretagna, 16 Paesi Ue – tra cui anche Italia, Francia, Spagna e Germania.

La morte del generale russo Kirillov riapre anche l’attenzione sull’eliminazione della spia russa Alexander Litvinenko, avvenuta con il polonio, oggetto di un “Report into the death of  Alexander Litvinenko”, presentato al Parlamento inglese nella Sezione 26 of the Inquiries Act 2005 dal chairman Sir Robert Owen e reso noto a mezzo stampa dalla House of Commons  il 21 January 2016.

Litvinenko

Un rapporto che, nella logica dello spargimento del veleno, descrive Romano Prodi come agente del Kgb.

Nel rapporto si legge: “Second, in the course of his discussions with Mr Scaramella, Mr Litvinenko claimed to have evidence that Romano Prodi, the senior Italian politician, was a KGB agent. Mr Scaramella said that: “Litvinenko presented this information as the most important information in his hands.”  (pagina 78).

Traduzione: ”In secondo luogo, nel corso delle sue discussioni con il signor Scaramella, il signor Litvinenko ha affermato di avere prove che Romano Prodi, il politico italiano di spicco, fosse un agente del KGB. Il signor Scaramella ha affermato che: “Litvinenko ha presentato queste informazioni come le più importanti in suo possesso”.

Sir Robert Owen, in esordio, scrive: “Nell’agosto 2012, più di tre anni fa, sono stato incaricato di condurre quella che allora era la procedura d’inchiesta riguardante la morte di Alexander Litvinenko”.

Nel corso dell’inchiesta viene menzionato Mario Scaramella e al punto 3.134 si legge: “Chi pensava il signor Litvinenko potesse averlo avvelenato? Al primo dei suoi interrogatori di polizia, nelle prime ore del 18 novembre, il signor Litvinenko ha detto all’ispettore Hyatt che una delle tre persone doveva essere l’avvelenatore. I tre uomini che ha nominato erano Mario Scaramella, con cui aveva mangiato all’Itsu nel primo pomeriggio del 1° novembre e Andrey Lugovy e Dmitri Kovtun, che aveva incontrato più tardi quel giorno al Pine Bar del Millennium Hotel. Il signor Litvinenko ha detto qualcos’altro all’ispettore Hyatt. Ha affermato che, sebbene avesse parlato pubblicamente del suo incontro con il signor Scaramella il 1° novembre, non aveva deliberatamente detto nulla in pubblico del suo incontro con il signor Lugovoy e il signor Kovtun. La sua spiegazione all’ispettore Hyatt, brevemente, era che sperava che il signor Lugovoy e il signor Kovtun potessero essere sufficientemente sicuri di non essere sospettati da tornare a Londra, dove avrebbero potuto essere arrestati. Nella sua testimonianza orale davanti a me, il signor Zakayev ha affermato che questa era una strategia che lui e il signor Litvinenko avevano ideato insieme”.

A pagina 68 del rapporto  di Sir Robert Owen si legge: “In primo luogo, ho sentito Mario Scaramella. Il signor Scaramella è un avvocato italiano che ha ricoperto diversi incarichi nel corso della sua carriera. È stato consulente della Commissione Mitrokhin e ha condotto alcune indagini per conto della stessa. È stato in questa veste che è stato presentato al signor Litvinenko; e il signor Litvinenko ha successivamente assistito il signor Scaramella fornendogli informazioni. I due uomini sono diventati amici. Il signor Scaramella ha anche una seconda parte da svolgere nella narrazione perché ha incontrato il signor Litvinenko a Londra il 1° novembre 2006, poco prima dell’incontro del signor Litvinenko con il signor Lugovoy e il signor Kovtun al Pine Bar; tornerò sulla sua testimonianza sugli eventi di quel giorno in una fase successiva della relazione (vedere paragrafi 6.293 – 6.300 di seguito).

Successivamente Sir Robert Owen cita la Commissione Mitrokin e i rapporti di Litvinenko con la Commissione.

 The Sword

Se passiamo al Russiagate con il quale il cerchio magico del Clan Clinton ha montato un caso di rapporti tra Trump e la Russia, il famigerato dossier Steele era stato commissionato dalla Campagna Clinton alla Fusion GPS, tramite lo studio legale Perkins Coie. E la Fusion GPS si avvalse della collaborazione dell’ex agente britannico Christopher Steele.

Già nel 2017 il caso del dossier di 36 pagine realizzato dall’ex 007 britannico Christopher Steele sui rapporti tra Donald Trump e la Russia, che contiene, tra l’altro, accuse non verificate su ipotetiche “armi di ricatto a luci rosse” in mano a Mosca nei confronti del neo presidente statunitense era stato messo sotto accusa. “Fonti americane”, citate dal Daily Telegraph online, sostenevano che un via libera dall’interno del governo britannico avrebbe preceduto la consegna del dossier da parte di Steele all’FBI. Un sospetto che minaccia di minare i rapporti futuri fra la compagine di Theresa May e l’allora entrante presidente USA.

L’incartamento venuto alla luce sui media a gennaio 2017 era già da tempo a conoscenza dell’FBI che, stando alle fonti del Telegraph, avrebbe ricevuto da funzionari governativi di Londra “il permesso” di mettersi in contatto con Steele: un veterano dello spionaggio che fonti d’intelligence citate dalla stampa britannica insistono a presentare come un professionista rispettato e che risulta aver investigato per mesi dopo essere stato assoldato “privatamente” da avversari politici di Trump al fine di trovare materiale per screditarlo.

L’ambasciata russa a Londra a gennaio del 2017 contestò l’idea che Steele – eclissatosi – potesse essere considerato un “ex agente”, additandolo al contrario come un operativo dell’MI6 di fatto attivo.

Pessima idea, dunque, quella dei servizi ucraini, di uccidere il generale Kirillov, in quanto potrebbe scatenare non la bomba atomica e nemmeno un missile su qualche sede ucraina o su qualche agente, ma una raffica di notizie sino ad ora tenute riservate.

Un esempio? Quando, nella prima fase della guerra in Ucraina, gli specnaz, corpi speciali russi, sono entrati nei laboratori gain of function e in altri luoghi riservati, è probabile che si siano appropriati di un’ampia documentazione sulle attività Usa e non solo in territorio ucraino.

Una raffica di documenti a disposizione della stampa sarebbe peggio di una raffica di missili.

Chi gioca a fare il falco gioca sul limite dell’abisso.

C’è da sperare che prevalga la voglia di chiudere la vicenda e di tornare a relazioni che escludano le pulsioni imperialistiche inglesi e le manie di chi, in America, continua a pensare di poter fiaccare la Russia con una guerra senza fine sulla pelle degli ucraini.

Autore

  • Redazione

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