Home Opinioni IL WOKISMO COME GNOSTICISMO RIVOLUZIONARIO (PARTE II)

IL WOKISMO COME GNOSTICISMO RIVOLUZIONARIO (PARTE II)

0

di Lucio Leante*

I PURITANI

Il nome di puritani fu dato, originariamente, non senza connotazioni sarcastiche, ai rigoristi inglesi che intorno alla metà del XVI secolo tentavano di dare alla Chiesa anglicana un carattere strettamente calvinistico. Il principale obbiettivo dei puritani era la purificazione intransigente e rigorista della Chiesa, ma anche della società e dell’individuo, dal peccato nel quale il mondo era caduto da un’originaria purezza per essersi allontanato dalla parola letterale di Dio, come espressa dalle scritture. Sottolineavano la suprema autorità di Dio su tutte le questioni umane e la necessità di conformarsi agli insegnamenti biblici. La loro spiritualità era basata sull’ossessione del peccato e sulla valorizzazione dell’interiorità e della legge morale per cui erano particolarmente intransigenti nell’esigere da se stessi e dagli altri la purezza morale fino al più piccolo dettaglio. A livello individuale, i puritani pensavano che ogni persona avrebbe dovuto essere continuamente riformata dalla grazia di Dio per combattere il peccato insito nell’uomo e fare ciò che è giusto davanti a Dio. Raccomandavano perciò una vita umile e obbediente.
Fortemente ispirata al puritanesimo fu la grande rivoluzione della metà del ‘600 seguita alla guerra civile in Inghilterra quando i puritani, guidati da Oliver Cromwell contribuirono all’arresto e all’esecuzione capitale dell’arcivescovo Laud nel 1645 nonché alla sconfitta e alla decapitazione di re Carlo I nel 1649. L’Inghilterra divenne allora il teatro di una guerra religiosa e di classe condotta senza esclusione di colpi che si concluse con l’instaurazione della dittatura repubblicana dei ‘santi armati’” capeggiata dallo stesso Cromwell che fu Lord Protettore dal 1653 fino alla sua morte nel 1658. In quel periodo i puritani più intransigenti, e i loro alleati quaccheri e presbiteriani, perseguitarono i cattolici e cercarono di imporre il proprio credo agli altri protestanti con l’intolleranza. Essi si opponevano con forza alle feste e alle rappresentazioni teatrali che avevano caratterizzato l’epoca elisabettiana. Nel periodo del protettorato di Cromwell vennero chiusi tutti i teatri e i luoghi di divertimento e fu proibito l’uso di strumenti musicali nelle loro pratiche di culto.

Nella visione di Cromwell religione e politica erano strettamente collegate: egli era fermamente convinto che la salvezza eterna fosse alla portata di tutti coloro che si conformavano agli insegnamenti della Bibbia e ai dettami della propria coscienza. Avversava perciò la Chiesa cattolica che, a suo parere, negava il primato assoluto della Bibbia in favore del primato del Papa e della gerarchia ecclesiastica da lui accusata di essere causa di tirannia e persecuzioni contro i protestanti in tutta Europa.

Con i puritani ritornò l’intenzione millenarista già ripresa da Giovanni Calvino di “stabilire il regno di Dio in terra” attraverso la politica. Il loro obbiettivo era la purificazione della Chiesa anglicana, della società inglese e del mondo riprendendo le dottrine degli anabattisti che vedevano nella politica la realizzazione della volontà di Dio come orientata all’edificazione di una nuova comunità umana. Ad una élite di “santi” spettava la missione di una incessante purificazione e trasformazione della società secondo un disegno divino intellegibile solo a pochi eletti. I Santi armati erano chiamati per decreto provvidenziale al governo e al completamento della Riforma in patria e nel mondo. Essi avrebbero realizzato una repubblica retta dalla legge divina attraverso un’attività missionaria metodicamente rivolta a purificare se stessi e gli altri attraverso una ferrea e pia disciplina. Essi attuavano perciò una guerra permanente contro l’esistente in nome del Mondo Nuovo, capace di sostituire l’Eden perduto. (3)

Il sacro esperimento fallì. Alla reazione popolare si aggiunse quella delle classi privilegiate che riuscirono, usando la stessa dittatura di Cromwell, ad emarginare gli estremisti millenaristi (come i Livellatori e gli Zappatori) e tutti coloro che vedevano nella purificazione dello Stato e della Chiesa il primo passo per giungere alla società dei liberi e degli uguali. Il governo dei santi con le sue piccole e grette tirannie fini per essere odiato per la sua pretesa di costringere la gente ad ingozzare religione con il pane.
Con l’ascesa al trono di Carlo II e la restaurazione della monarchia inglese nel 1660 i puritani vennero nuovamente perseguitati dalla Chiesa anglicana.
ll 30 gennaio 1661 nell’anniversario dell’esecuzione di Carlo I, la salma di Cromwell venne riesumata dall’abbazia di Westminster e, insieme alle salme di altri sottoposta al rituale dell’esecuzione postuma. Al termine il suo corpo fu gettato in una fossa comune a Tybum tranne la testa, che fu infilata su un palo ed esposta davanti all’abbazia di Westminster fino al 1685.

Condannando Cromwell alla damnatio memoriae gli inglesi condannarono per sempre la via rivoluzionaria e violenta e la variante collettiva del puritanesimo. Ma rimase sia in Inghilterra, sia in America, la sua “variante individualistica”, la quale non intendeva “stabilire in terra il regno di Cristo, ma un certo ideale di carattere e comportamento personale, che puntava sull’osservanza scrupolosa dei doveri pubblici e privati”. (4)

Lo gnosticismo moderno

Diversi autori hanno considerato i puritani come il primo risveglio dello gnosticismo nel mondo moderno e la prima forma di gnosticismo moderno, caratterizzato forme secolari, politiche e rivoluzionarie, oltre e più che spirituali. Secondo gli stessi autori lo gnosticismo rivoluzionario avrebbe avuto altre successive reincarnazioni con i giacobini francesi a fine ‘700 e con i movimenti rivoluzionari comunista e nazista nel ‘900. Secondo questi autori l’ethos gnostico coincide con quello rivoluzionario e costituisce una tendenza presente in un certo tipo di intellettuali declassati che, nonostante il processo di secolarizzazione e in un certo modo a causa di quest’ultimo, non possono sperare più in un Aldilà di salvezza e si concentrano perciò sui mezzi per realizzare sulla terra una società perfetta, un nuovo Eden. (5)
Lo storico e antropologo britannico Norman Cohn scorse un comune denominatore tra le rivolte contadine del tardo Medioevo e i due totalitarismi del ‘900, quello comunista e nazista perché -scrive- entrambi “attribuiscono a determinate speranze o a determinati conflitti sociali un significato trascendente: il mistero e la maestosità del dramma escatologico. (6)

Il filosofo e politologo tedesco-americano, Eric Voegelin, individuò alcune caratteristiche che definiscono l’atteggiamento comune dello gnostico moderno e di quello antico: l’insoddisfazione per la propria condizione, la convinzione che questa insoddisfazione vada attribuita alla natura erronea del mondo, la convinzione che sia possibile salvarsi dal male del mondo, la fede nel processo storico come tempo della salvezza collettiva, la fede che la salvezza possa essere frutto dell’opera cosciente dell’uomo Salvatore di se stesso, la fede in una dottrina per la trasformazione dell’essere e la salvazione dell’Io e del mondo accompagnata da un atteggiamento profetico.
Voegelin osserva anche che queste caratteristiche definiscono una dottrina antitetica a quella cristiana secondo cui “il mondo resterà qual è, ma l’uomo si salverà mediante la grazia” (7)
“Lo gnostico – secondo Luciano Pellicani- è caratterizzato da un vero e proprio orrore dell’esistente che lo riempie di inquietudine, nausea ed angoscia. Il mondo gli appare assurdo, insensato, mostruoso e radicalmente estraneo…Egli perciò è nel mondo, ma non fa parte del mondo…vissuto come radicalmente malvagio, dominato da forze estranee e perverse. Di qui l’atteggiamento di sospetto con il quale lo gnostico guarda a tutte le istituzioni della società e a tutti i valori dominanti” considerati conseguenze di una “caduta che ha degradato il mondo e pervertito ogni cosa… Per questo egli è dominato da una struggente nostalgia per un mondo totalmente altro…dal quale si sente ingiustamente esiliato”. Tuttavia “lo gnostico crede… che esista la possibilità di espungere tutte le negatività che hanno pervertito il mondo e quindi di restaurare lo stato di perfezione e di felicità che la caduta ha distrutto…per riguadagnare il paradiso perduto”. “Tale convinzione deriva dalla Gnosis, che è un sapere totale, descrittivo e normativo ad un tempo, contenente una diagnosi-terapia dell’alienazione umana”, cioè l’identificazione di una causa principale della persistenza del male nel mondo (e dei soggetti e tipi umani che la incarnano) e dei mezzi per eliminare la causa (eliminando certi soggetti). “Per questo la Gnosis è in grado di produrre una conversione radicale dell’animo umano (metanoia) e per questo si contrappone alla pistis, la conoscenza volgare”. (8)
Il progetto del moderno messianesimo dei rivoluzionari di professione marxisti-leninisti (come quello precedente dei giacobini e dei puritani) è definibile gnostico “in quanto è animato dalla convinzione che esiste una conoscenza speculativa – la Scienza dialettica- in grado di indicare il metodo per estirpare le radici dell’alienazione e per modificare lo statuto ontologico della realtà”. (9)

Da notare è il fatto che per Pellicani la volontà della rottura con il presente ed il passato prossimo, in cui consiste lo gnosticismo moderno, si accompagna ad una nostalgia romantica per il passato remoto, una nostalgia di una mitica età dell’oro e di una mitica comunità primitiva unitaria e solidale, che è anche una nostalgia religiosa del “totalmente altro” (dell’era del sacro e del numinoso precedente al disincanto del mondo e alla morte di Dio).

Lo gnosticismo moderno è politico ed avviene in un contesto di avvenuta secolarizzazione per cui prevede la sostituzione dell’uomo a Dio nel riproporre la promessa di salvazione che il Dio cristiano non ha saputo mantenere. “Mancando la fede nella trascendenza la speranza nella vita ultraterrena, la credenza in quella grazia che sola poteva portare l’uomo alla salvezza e alla redenzione, non è rimasto altro che rompere gli indugi e impegnarsi attivamente nella realizzazione di un mondo perfetto su questa terra, in questa vita”. (10)
Mentre la gnosi antica conservava una pronunciata ambiguità tra salvezza terrena e salvezza dell’anima nell’Aldilà, nello gnosticismo rivoluzionario moderno “la conciliazione tra l’uomo e il mondo promessa dalle religioni tradizionali nell’altra vita, può e deve essere realizzata sulla terra con mezzi puramente profani”. (11)
La differenza più evidente tra gnosticismo antico e moderno è nella figura del Salvatore: quello antico lo identificava nel Messia-Cristo, inviato da Dio (l’Unico); quello moderno lo identifica nell’uomo stesso, o meglio nell’élite degli Illuminati, guidati da un capo (messia) carismatico. Nello gnosticismo moderno l’uomo diventa il salvatore di se stesso, un “salvatore-salvato”.

Lo gnosticismo moderno politico e rivoluzionario rappresenta comunque una ripresa del messianesimo storico e terreno ebraico ed un ritorno allo gnosticismo antico del tutto opposto alla dottrina cristiana moderna che da Agostino in poi ha decisamente spostato la speranza finale (l’eschaton) nell’Aldilà. Lo gnosticismo moderno è fondato su una completa immanentizzazione dell’eschaton cristiano e sul perfettismo millenarista, la tensione verso un’era millenaria di perfezione, che il rivoluzionario moderno si pone come obbiettivo concreto della propria azione terrena per supplire alle carenze lasciate inadempiute dalle religioni tradizionali in via di scomparsa.  Lo sfaldamento di queste ultime ha creato nella società un vuoto che solo nuove forme di religione immanentizzata potevano e possono riempire. Lo gnosticismo rivoluzionario può essere compreso solo se “si individuano le omologie strutturali con l’universo religioso, solo cioè se lo si considera un adattamento dello spirito religioso alle società parzialmente secolarizzate”. (12)

Avviene così un ritorno del sacro attraverso uno spostamento dalla fede nella trascendenza a una nuova fede ed a nuove credenze in assoluti immanenti, dalla pratica religiosa alla pratica politica, e cioè a nuove forme di devozione e di culto nell’ambito di nuove comunità, come i movimenti politici ispirati dal messianesimo rivoluzionario.

Il messianesimo moderno è perciò politico e rivoluzionario e consiste nel pensiero e nell’attività di quei gruppi di individui (spesso intellettuali disadattati) che, ritenendo di possedere una “vera dottrina” – una Gnosi-  evidentemente salvifica, sviluppano una concezione mistica del loro ruolo sociale e cercano di imporre quella dottrina come pensiero unico obbligatorio e di convertire o eliminare i recalcitranti e i dissidenti con ogni mezzo anche violento alla “evidenza” della loro dottrina e ad accettare la loro egemonia intellettuale e la loro illuminata direzione etico-politica nel cammino verso la redenzione e la salvezza universale.

 Nel nuovo messianesimo politico, in quanto “metafisica atea”, il Messia non è più un inviato di Dio, ma è un’élite (un Partito o un movimento) di capi illuminati che, (spesso grazie alla guida di un capo carismatico) guideranno le masse verso la salvezza e cioè verso una società terrena perfetta da cui il Male e il peccato saranno stati del tutto eliminati.

“Ma i tratti tipici del messianesimo tradizionale – fede millenarista, manicheismo, profetismo e perfettismo ecc.- sono rimasti intatti e anzi, in un certo senso, esasperati poiché, mentre i movimenti messianici tradizionali, essendo animati dalla fede nella Trascendenza e nell’altra vita proiettavano il Millennio nell’aldilà, il messianesimo rivoluzionario, invece, ha cercato di realizzare sulla terra il Regno della perfezione”. (13)

La Rivoluzione è la nuova parola che sostituisce l’Apocalisse, come simbolo del processo conflittuale che caratterizza la lotta finale tra le forze del Bene – quelle rivoluzionarie- e quelle del Male – contro-rivoluzionarie- e che segnerà il passaggio tra un’epoca corrotta e malvagia ed un tempo ed un mondo nuovi nei quali l’uomo sarà del tutto libero dal giogo della necessità e del Male.

La rivoluzione è l’Apocalisse che farà approdare l’uomo nella Città perfetta, che non sarà più il “Regno di Dio”, ma il regno dell’uomo per l’uomo, ormai libero dal dolore e dalla sofferenza: sarà “un Regno di Dio senza Dio”.

Data la secolarizzazione in corso, la rivoluzione gnostica non poteva che essere presentata con i tratti della necessità scientifica, del progetto concreto basato su conoscenze oggettive. Tuttavia essa rimane una religione ed anzi “una religione elevata a potenza perché non si limita a dare una risposta consolatrice al problema dell’irrazionalità del mondo, ma annuncia di avere trovato il metodo per poterlo risolvere…tramite lo sconvolgimento della struttura della realtà e la fabbricazione di un ‘mondo nuovo’ e di un ‘uomo nuovo’, completamente trasfigurati”. (14)
Infine, lo gnostico secondo Pellicani, è soprattutto un “uomo della negazione”, un “uomo del risentimento” che contrappone la propria condizione di profeta inascoltato e di emarginato dal mondo del potere, al proprio valore, e riconosce in sé la presenza della scintilla divina che ne fa un “diverso” ed uno straniero in patria. “Proprio perché si sente escluso ha una disposizione psicologica negativa nei confronti del Macrocosmo sociale che lo ospita ed una forte propensione a combatterlo con le armi di cui dispone: i simboli”. (15)

L’odio dell’intellettuale gnostico per la propria civiltà e la propria cultura nasce anche da un risentimento di tipo narcisista: dato che la società non riconosce il suo valore profetico, allora egli dichiara guerra alla sua stessa cultura ed ai suoi stessi concittadini, alleandosi con le culture e gli individui ad essi avversi e nemici.

Con tutti gli spiriti a lui affini egli sarà disposto a violare qualsiasi norma morale e qualsiasi valore in nome della causa comune: realizzare la rivoluzione “salvifica” attraverso la cancellazione e la distruzione della sua stessa cultura e delle istituzioni fondamentali della sua stessa società: in breve egli perseguirà un impossibile rifacimento dell’interno processo storico, una fantasiosa ri-creazione del mondo dalle sue ceneri e della stessa natura umana e, a tale fine, perseguirà la distruzione dell’intero esistente, dell’intero stato delle cose presenti nella prospettiva di un “mondo nuovo” rimesso sui suoi piedi e di una società perfetta terrena priva dei germi e dei geni del male. Ma poiché tale prometeica e faustiana operazione non è possibile scientificamente, né storicamente, né sociologicamente, né biologicamente, né psicologicamente, lo gnosticismo rivoluzionario si rivela un mero sogno, l’indefinito “sogno di una cosa”, destinato a produrre solo un delirio di onnipotenza e di distruzione pantoclastica. La morte di Dio e la scomparsa di ogni trascendenza segna la vera differenza tra gnosticismo antico e moderno (politico e rivoluzionario) e condanna quest’ultimo a rivelarsi una paradossale “religione del nichilismo”, dove il movimento è tutto ed il fine è il nulla. Il sogno di un mondo ribaltato, di una società perfetta e di un uomo nuovo- si rivela sempre più come un incubo illusorio e onirico, che prima o poi è destinato a svanire nel nulla e a lasciare dietro di se solo le macerie di una tabula rasa, destinata a rivelarsi fine a se stessa: una distruzione per la distruzione.

La nostalgia del totalmente altro
L’odio di tanti intellettuali “rivoluzionari” per la civiltà occidentale, una civiltà unica nelle sue caratteristiche laiche, liberali, democratiche e solidali trova quindi in un impeto religioso di tipo gnostico una probabile interpretazione che spiegherebbe anche come e perché quegli intellettuali, in nome di un perfettismo in apparenza liberale, ma in realtà sia para-religioso sia nichilista, preferiscono la via rivoluzionaria e cioè distruttiva e nichilista rinunciando ad una più ragionevole via riformista.

L’esistenza di un sentimento tipicamente religioso nei rivoluzionari moderni fu ammessa, suscitando una sorpresa generale, dal gran maestro del perfettismo laico e democratico Max Horkheimer nel 1970, verso la fine della sua vita, quando, in una sua famosa intervista al settimanale tedesco Die Spiegel (poi pubblicata in un libro), parlò di una “nostalgia del totalmente altro“.

L’intervista di Horkheimer destò sorpresa perché l’espressione “totalmente altro” come sinonimo del Sacro era stata coniata dallo studioso e teologo Rudolf Otto (1869 – 1937) in un’opera del 1917 (Il sacro. L’irrazionale nella idea del divino e la sua relazione al razionale”)  per descrivere il “numinoso”, il sacro, appunto, come qualcosa di radicalmente e totalmente diverso e separato da ciò che è umano o naturale, cioè Dio.

In sostanza Horkheimer riprendeva quell’espressione per sostenere la presenza, nell’uomo moderno, e in particolare dell’intellettuale rivoluzionario, nell’“orfano di Dio”, di una “nostalgia” del “totalmente altro”. Egli definiva quella nostalgia che definiva come quell’atteggiamento che “di fronte al dolore e all’ingiustizia del mondo” pensava che ci dovesse essere “la speranza che, nonostante questa ingiustizia, che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l’ingiustizia possa essere l’ultima parola” della storia e che ci fosse un “assoluto positivo” in cui sperare.

Se si finisce col “considerare impegnativo e degno di fede soltanto ciò che si manifesta nell’ambito della scienza – spiegava Horkheimer- l’inevitabile risultato è la disperazione». E più avanti: “Senza una base teologica, l’affermazione che l’amore è migliore dell’odio resta assolutamente immotivata e priva di senso”. (16)
Horkheimer, deluso dall’impossibilità di realizzare l’utopia del regno della libertà profetizzata dal marxismo, coglieva il fatto che dalla sconfitta delle utopie terrene, rinasce nei suoi orfani un anelito all’assoluto, che era anche una “nostalgia” del “totalmente altro“, cioè di Dio. Quell’anelito nostalgico è vissuto dai rivoluzionari, proprio come dai reazionari, come unico rimedio a quella che giudicano la “catastrofe“  della modernità occidentale.

I rivoluzionari, mentre distruggono il sacro nelle sue forme vitali che difendono l’uomo dalle angosce primarie e l’umanità dall’estinzione, sono sempre stati dominati da un’inconscia nostalgia romantica per la mitica unità ed armonia della comunità primitiva ispirata e regolata dal sacro. (continua)

* https://www.lucioleante.it/

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui