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PUTIN E LE MINACCE NUCLEARI

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di Elio Truzzolillo

Come molti sapranno Putin ha preannunciato un decreto che cambierebbe la dottrina nucleare russa. Lo ha fatto perché il suo senso della legalità e del diritto non gli permetterebbe mai di usare armi nucleari senza osservare pedissequamente l’ordinamento interno (forse è superfluo dire: qui si deve ridere, era una battuta). Nessuno pensi che sia l’ennesimo mezzo di pressione psicologica su quella parte di opinione pubblica occidentale che non vede l’ora di lasciare l’Ucraina (e non solo l’Ucraina) al suo destino, mi raccomando eh.

Lo ha fatto di persona perché evidentemente Medvedev doveva smaltire qualche eccesso del giorno prima o perché si è reso conto che le minacce di quest’ultimo stavano creando assuefazione e i suoi bluff cominciavano a non essere più presi sul serio neanche dal Fatto Quotidiano.

Secondo la nuova dottrina la Russia potrebbe usare le armi nucleari anche in risposta ad attacchi convenzionali da parte di stati senza armi nucleari se questi sono sostenuti da potenze nucleari. In pratica quello che già minacciano da due anni e mezzo ma stavolta giustificato da un quadro giuridico scritto nero su bianco (vi ricordo che i quattro oblast parzialmente occupati sono già territorio russo per le leggi russe, quindi di che cosa stiamo parlando?).

Contemporaneamente alcune tv russe hanno continuato coi loro edificanti talk show in cui si dibatte di quanto sarebbe fico cancellare Londra dalla faccia della terra con un lancio preventivo di qualche testata nucleare (programmi che in Occidente causerebbero una rivoluzione popolare ma che pare in Russia siano molto trendy).

Ma il punto su cui vorrei focalizzarmi è la straordinaria reazione che ho riscontrato dagli amanti della pace in Italia. Non so bene cosa sia successo nel resto d’Europa ma quello che è successo in Italia mi ha quasi commosso.

Tutti i leader di tutto l’arco costituzionale hanno prontamente dichiarato solennemente l’inaccettabilità di queste minacce, usando toni di condanna perentori e categorici.

Le punte più fieri del nostro pacifismo (i vari Orsini, Santoro, Travaglio, Basile, Vauro, Rovelli, Tarquinio e compagnia cantante) hanno “ferocemente”criticato il leader del Cremlino con quei toni pieni di sdegno di cui solo loro sono capaci quando difendono la pace nel mondo. Sia chiaro, senza mai prendere mai le parti dell’Ucraina perché loro, come amano spiegarci, sono perfettamente neutrali. Però sono stati “feroci” in modo ammirevole nelle loro critiche senza sconti a Putin.

Inoltre maree oceaniche di attivisti per la pace hanno invaso le piazze al grido di “no alle minacce nucleari”. L’ambasciata e i consolati russi sono stati circondati da manifestanti pacifici che protestavano e denunciavano come irricevibili certe dichiarazioni.

Uno splendido fiorire di sit in, dibattiti universitari, marce improvvisate e raduni spontanei ha fatto da contraltare alla stagione autunnale (mi si perdoni il tentativo poetico ma sto cercando di essere all’altezza dei nostri intellettuali).

Insomma le persone più sensibili al tema della pace hanno voluto mandare un chiaro messaggio: un mondo in cui un qualunque paese, dotato di testate nucleari, potesse invadere e annettere un altro paese, minacciando la guerra atomica se qualcuno osasse solo contrastarlo, sarebbe un mondo inaccettabile. Sarebbe un precedente pericolosissimo.

Oggi sono stato davvero fiero dei pacifisti italiani, che si sono rivelati senza pregiudizi, senza antipatie nascoste e pronti a condannare con tutte le loro forze chiunque si renda responsabile di queste minacce inaudite.

Poi, però, mi sono svegliato tutto sudato…

Autore

  • Redazione

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