
Alla fine di luglio due attacchi ravvicinati hanno consentito ad Israele di eliminare uno dei più importanti capi militari di Hezbollah, Fouad Shukr. Il bersaglio dell’Idf israeliana era proprio lui Fuad Shukr, alias Hajj Mohsin, numero due delle milizie di Hassan Nasrallah. Shukr era, secondo l’intelligence israeliana, una figura chiave nel trasferimento in Libano dei sistemi missilistici a lunga gittata di fabbricazione iraniana largamente impiegati dagli Hezbollah. Si ritiene anche che abbia avuto un ruolo chiave negli attentati del 1983 alla caserma di Beirut, in cui morirono 241 militari statunitensi, 58 francesi e sei civili. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America lo ha classificato come terrorista già dal 2013.
Dopo poche ore il leader politico di Hamas, Ismail Haniya viene eliminato con un raid intorno alle 2 del mattino a Teheran in un appartamento in cui si trovava nella sede di un’associazione di veterani. Le Brigate al Qassam emisero un immediato e duro comunicato: “un evento pericoloso che porta la battaglia verso una nuova dimensione e che avrà enormi ripercussioni in tutta la regione”.
Subito dopo partì l’ordine verbale di Alì Khamenei che ordinò di colpire Israele ma, ad oggi, nulla di concreto. Khamenei è l’attuale Guida Suprema dell’Iran, di cui è stato anche presidente dal 1981 al 1989, nonché il massimo esponente del clero sciita.
Da allora, a dire la verità, nei fatti il sistema terroristico iraniano degli Hezbollah e di Hamas non ha fatto altro che lanciare diversi missili e droni quasi tutti abbattuti dal sistema di difesa aerea di Israele che è a più livelli, il cui fulcro è l’Iron Dome che utilizza sofisticati sistemi radar per rilevare e intercettare razzi, missili e droni entrato in funzione dal lontano 2011.
Negli ultimi due giorni attacchi di tipo hacker hanno investito i portatori di cerca persone e il giorno dopo walkietalkie, pannelli solari, automobili e tant’altro che hanno provocato morti e feriti nelle file hezbollah e tra i civili.
Hezbollah, e quindi l’Iran, non hanno reagito militarmente a quanto sembrava possibile nell’immediatezza di questi attacchi israeliani. Sembra siano ingessati e fermi oltre ad aver perso qualsiasi capacità di reazione e/o deterrenza.
L’unica cosa, per ora, certa è che hanno sempre evitato di attaccare a campo aperto l’esercito di Gerusalemme. A tal riguardo arrivano, in queste ore, sussurri in tal senso ma si ha sempre più la convinzione che sarà l’esercito israeliano ad attaccare per primo a nord.
Da Gaza a Beirut e a Teheran, i terroristi di Hamas, di Hezbollah, lo stesso Iran e gli Huthi ora sanno che la grande falla aperta dall’intelligence israeliana non li mette certo a pensare di reagire in modo eccessivo nemmeno dopo l’attacco israeliano ai cercapersone.
Si sono resi, ormai, conto di essere molto vulnerabili ed attaccabili ovunque pensino di nascondersi. È molto probabile che Israele conosca la loro esatta ubicazione ed ha già dimostrato ampiamente e a più riprese che farà tutto il necessario per bloccarli definitivamente. Dopo le drammatiche ore in cui Israele ha eliminato sia il numero due di Hezbollah a Beirut e sia il numero uno di Hamas a Teheran, il Partito di Dio e l’Iran pare abbiano perso ogni loro deterrenza.
Saranno questi giorni o forse queste ore a darci una risposta definitiva, per ora la Repubblica islamica iraniana, i mullah e i pasdaran sembrano essere sotto shock. Gerusalemme ha messo a nudo la loro quasi totale inadeguatezza in materia di intelligence, di sicurezza e anche sul piano militare.
Oggi il Parlamento UE ha approvato una risoluzione in cui l’Ucraina deve essere in grado di colpire obiettivi militari legittimi in Russia. I partiti italiani si sono distinti nel votare tutti contro la richiesta di togliere i limiti all’uso delle armi date all’Ucraina al di fuori del territorio ucraino: hanno trovato l’unità!
Qui non si tratta, come con Israele, di volere la guerra ma, piuttosto, della capacità di “decidere” che non hanno, tutti nessuno escluso. Si procede sempre su una sottile linea che appare piena di titubanze e dubbi si va avanti nascondendosi senza essere capaci di prendere una decisione di politica estera e mantenerla, qualunque essa sia.
Alle nostre forze politiche si affiancano una valanga di frasi fatte senza alcuna concreta decisione: “bisogna costruire la pace” e, allo stesso tempo, “dare sostegno all’Ucraina” oppure “lavorare alla soluzione di due Stati per due popoli in Palestina” senza dimenticare che bisogna “evitare l’escalation”.
In estrema sintesi una marea mediatica di “appelli” e “dichiarazioni di principio roboanti” ma senza alcuna decisione concreta con atti conseguenti in un senso o nell’altro.





