
di Silvano Danesi
Le recenti polemiche, conseguite alla celebrazione dell’anniversario della strage alla stazione di Bologna, hanno riproposto l’esigenza di togliere il paraocchi che racchiude la visuale solo sullo stragismo nero, per aprire gli occhi ad una visione più ampia, per compiere la quale ci aiutano saggi sulle BR e documenti di varie indagini. Saggi e indagini che potrebbero ragionevolmente essere aiutati da una doverosa desecretazione degli atti relativi al periodo che riguarda gli ultimi trenta anni del ‘900.
Le sentenze relative alla strage hanno stabilito un rapporto tra gli esecutori e la P2 di Licio Gelli. Alcuni commentatori hanno ricordato la pista palestinese (Stasi-KGB).
Una rivisitazione delle vicende degli ultimi trenta anni del ‘900 consente di vedere un possibile intreccio tra le due tesi: quella fascista e piduista e quella palestinese, in quanto l’una non esclude l’altra.
Nel saggio di Silvano De Prospo e Rosario Priore: “Chi manovra le BR” (Ponte alle Grazie), infatti, sui legge che “dalle indagini del giudice istruttore di Venezia emerge un misterioso intreccio che legava le finalità della Loggia P2 all’OLP di Arafat e alla vicenda Eni-Petromin”.
“Nell’istruttoria riguardante il traffico di armi OLP-BR del giudice istruttore di Venezia – aggiungono i due autori – alcuni ufficiali del SISMI vennero accusati di favoreggiamento aggravato in quanto, nel condurre indagini sul traffico in questione, avevano operato travisamenti informativi ritenuti dolosi, tesi ad occultare la convergenza di interessi tra l’organizzazione di Gelli e quella di Arafat”.
In una deposizione, l’ex questore vicario di Genova, Arrigo Molinari, affermò che il brigatista Senzani “sarebbe stato protetto da settori del SISMI legati alla P2”.
Il presidente della Commissione stragi, riassumendo la deposizione di Molinari, sostiene che vi sia “il sospetto sia di legami di Senzani con gli apparati della sicurezza italiani, con il SISMI, sia di un legame più complesso con la P2”. (Audizione di Arrigo Molinari del 18 ottobre 2000 davanti alla Commissione stragi).
Interessante, a questo proposito, quanto afferma il brigatista Senzani (reperto 174 citato da Prospo e Priore) in alcuni appunti scritti a mano, dal titolo “Punti emersi”, riguardanti una riunione tenutasi a Parigi tra varie organizzazioni terroristiche.
Dagli appunti risulta evidente l’esistenza di un rapporto tra BR e Al Fatah, organizzazione maggioritaria dell’OLP che, secondo il brigatista, si riconosce ufficialmente nella posizione dell’Unione Sovietica. Il brigatista Buzzatti racconta di un viaggio ad Ancona al seguito del brigatista Senzani (8 giugno 1981) e sostiene: “Presso la stazione ferroviaria di Ancona, avvenne l’incontro tra Senzani e una persona che questi definì ‘un ex agente del KGB […] che si impicciava con i servizi segreti italiani […] quella persona aveva dato informazioni sulla Nato e su agenti CIA. […Senzani] aggiunse che quell’uomo sapeva molto sulla strage di Bologna’”.
Il KGB avrebbe fornito appoggi alla frazione estremista palestinese capeggiata da Abu Nidal.
Negli appunti di Senzani, scrivono ancora Prospo e Priore, la sigla Bo “farebbe pensare alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 che, alla luce delle nuove indicazioni emerse in commissione Mitrokhin, potrebbe essere attribuita ad una matrice mediorientale, in particolare all’Fplp”, con indicazione della Stasi.
Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina) è un’organizzazione guidata fino al 2000 da George Habbash.
Nel testo dei due autori si ricordano i possibili rapporti con la strage di Ustica e con i traffici di armi palestinesi in Italia garantiti dal Lodo Moro.
Traffici a proposito dei quali il brigatista Galati riferì al generale Dalla Chiesa di “forniture di armi attuate in più viaggi dell’OLP per il tramite dell’Hyperion avvenuti nel 1979, portate in terra ferma da Maro Moretti e comprendenti missili antiaerei e mitragliatrici contraeree”.
Hyperion, va ricordato, era il cervello della BR guidate in Italia da Mario Moretti. Cervello allocato a Parigi e guidato da Corrado Simioni.
Tra la fine del ‘78 e l’inizio del ‘79 ci furono importazioni di armi dalla Francia. Importazioni di armi ci furono anche dal Libano con una barca: centocinquanta mitra Sterling, dieci fucili FAL, sei granate a razzo, due mitragliatrici leggere PRG e venti granate Energa antiuomo.
Le armi dovevano essere anche distribuite a ETA e IRA.
Se consideriamo che lo stragismo è ancora utilizzato a scopo di mantenimento, in Italia, di un clima da perpetuazione della guerra civile tra fascismo e antifascismo, con il risultato di fare in modo che il Pese non entri mai nella normalità democratica che consenta a destra e sinistra di governare senza essere, necessariamente, riportate alla storia del passato, è del tutto evidente che fare definitivamente i conti con i passati, tutti i passati, di tutti i soggetti politici attualmente in essere, ci sarà sempre la possibilità, per manine di vario tipo, di mantenere alta la tensione in un’Italia che dà fastidio quando alza la testa e non chiede di essere ricevuta in chiave servile all’Eliseo o in qualche altra sede di stati esteri.
Da sempre nel Bel Paese si muovono manine di tutti i tipi. In particolare la dottrina Mitterand ha consentito e consente di continuare a mantenere i latitanti italiani sotto la protezione di Parigi, città nella quale aveva sede Hyperion, il cervello delle BR e che ha protetto gli oltre trecento eversori di sinistra.
Francesco Cossiga il 16 giugno 1976 ebbe a dire: “C’è una centrale o più centrali, ma comunque collegate tra di loro; c’è uno smistamento di compiti, di denari, di armi”.
L’allora Ministro degli interni, poi diventato Presidente della Repubblica, ipotizzò una struttura terroristica internazionale con obiettivo “quello di mantenere in alcuni Paesi europei dei focolai di disordine, delle piaghe incancrenite, una situazione aperta”.
La piaga è ora di chiuderla, perché è pur vero che Parigi val bene una messa, ma al tempo si trattava d un regno, ora solo di una possibile e non scontata posizione da maggiordomo.





