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FARE IL SEGRETARIO DEL PCI, CHE STRESS!

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di Giovanni Fasanella

Ieri, sessant’anni fa, a Jalta (Crimea), moriva Palmiro Togliatti. Il segretario comunista della svolta di Salerno, della via italiana al socialismo e del compromesso costituzionale con il democristiano Alcide De Gasperi fu colpito da un ictus, secondo i bollettini medici sovietici. Ieri l’altro  La Repubblica ha opportunamente ricordato il “Migliore” pubblicando un’intervista rilasciata da Aldo Tortorella, storico dirigente del vecchio Pci, a Stefano Cappellini.
Ecco alcuni brani, tra i più interessanti:
CAPPELLINI: Togliatti tornò in Italia a guerra in corso dopo molti anni trascorsi in Unione sovietica, compresi quelli delle purghe staliniane.
TORTORELLA: «Ricordo una sua espressione inusuale e sofferta che mi colpì. A Pajetta e Amendola, che chiedevano altre spiegazioni dopo le rivelazioni di Krusciov su Stalin, disse: “Voi non sapete cos’era l’Hotel Lux”».
CAPPELLINI: L’hotel dove alloggiavano quasi tutti i dirigenti dei partiti comunisti ospiti di Mosca, molti epurati o assassinati.
TORTORELLA: «Un covo di spie e doppiogiochisti. Togliatti, che era un sostenitore di Bucharin, rischiò di fare la stessa fine».
CAPPELLINI: Per salvare la pelle fu costretto a tacere sui crimini di Stalin che pure aveva visto con i propri occhi.
TORTORELLA: «Vero, dovette piegare la testa, dopo aver detto ai sovietici: voi potete proibirci di dire quello che pensiamo, ma non potete proibirci di pensarlo».
CAPPELLINI: La famosa, o famigerata, doppiezza togliattiana.
TORTORELLA: «Sì, in questo caso era reale e teorizzata. Ma in Italia Togliatti non praticò la doppiezza. Fu un sincero democratico, che aveva scelto la via della democrazia progressiva anziché la dittatura del proletariato, cosa che Mosca non gli perdonava. Quando De Gasperi cacciò i comunisti dal governo, Togliatti non reagì come gli chiedevano i sovietici e una parte del Pci, perché aveva scelto di accettare le regole della democrazia». (…)
(…) CAPPELLINI: Differenze tra Togliatti e Berlinguer?
TORTORELLA: «Berlinguer seguì con capacità la stessa linea interna fino al compromesso storico. Ma non sui rapporti internazionali. La sua rottura con l’Urss fu reale, tanto che in Bulgaria fu vittima di un attentato».(…)
Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta… Una volta domandai a un esperto di cose comuniste: «Secondo lei, perché tutti i dirigenti del Pci sono morti a causa di emorragia cerebrale o attacchi cardiaci?» «Lo stress…», rispose. Già, pensate a Togliatti. Dovette difendersi dai sicari mentre era all’Hotel Lux, nell’Urss. Ma non è che poi, tornato in Italia nel 1944, se la passò meglio. Sfuggì a un primo attentato nel 1944, i 60 chili di tritolo che avrebbero dovuto far saltare in aria lui e De Gasperi con tutto il governo Bonomi. Sfuggì a un secondo attentato un anno dopo, la bomba all’arsenico piazzata nella sede del Pci, in via Nazionale, a Roma. Sfuggì a un terzo attentato nel 1946 mentre faceva campagna elettorale in Sicilia. Sfuggì a un quarto attentato, sempre nel 1946, durante una manifestazione nella capitale. Ebbe l’attentato, quello più noto, del luglio 1948. Poi il camion che nel 1950 investì la sua auto sull’autostrada Torino-Aosta, nei pressi di Quincinetto. Infine, il “malore procurato”, secondo la sicurezza del Pci e la sua stessa compagna Nilde Jotti, il primo maggio 1954 sotto il sole cocente dello stadio di Trieste. E questi sono solo gli episodi documentati.
Per chi vuole approfondire:
-“Le menti del Doppio Stato. Dagli archivi anglo-americani e del servizio segreto del Pci il perché degli anni di piombo”, Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, Chiarelettere
-“Berlinguer deve morire. Il piano dei Servizi segreti dell’Est per uccidere il leader del Partito comunista”, Giovanni Fasanella e Corrado Incerti, Fuoriscena-Corriere della Sera

 

Autore

  • Redazione

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